Un fantasma di aggira per l’Europa, l’ItalExit

Il fantasma della Italexit. Ma quali conseguenze avrebbe sull'economia della provincia di Frosinone? Che basa quasi tutto sull'export? Perché le grandi fabbriche dovrebbero restare sul territorio se poi per vendere i loro prodotti in Ue bisognerebbe pagare un dazio?

Uno studio dell’istituto Cattaneo dice che un’alleanza tra Movimento Cinque Stelle e Lega vincerebbe nel 90% dei collegi uninominali, lasciando le briciole (10%) a Pd e Forza Italia. Matteo Salvini è freddissimo sull’ipotesi di concorrere di nuovo con Silvio Berlusconi. Chi voleva scongiurare il rischio che i due populismi e sovranismi si unissero potrebbe aver determinato l’effetto contrario.

Sarà una campagna elettorale sul modello di un referendum. Perché al di là delle reciproche ipocrisie, il tema è: favorevoli o contrari alla permanenza dell’Italia nell’euro? Favorevoli o contrari alla permanenza dell’Italia nell’Unione Europea?

Ma l’Italia può uscire dall’Europa? E’ ipotizzabile un’Italexit? I nostri conti pubblici non ce lo permettono, il debito pubblico è tra i più alti dell’Occidente, lo spettro della troika (come con la Grecia) è reale.

Fra l’altro l’Italia ha firmato i trattati che oggi alcune forze politiche come la Lega e i Cinque Stelle vorrebbero ridiscutere. Legittimo per carità, ma fattibile? Noi non abbiamo l’economia della Germania e neppure il peso di superpotenza della Francia o della Gran Bretagna. I nostro ragazzi sono cittadini europei, viaggiano senza barriere, nei Paesi europei studiano e lavorano. Tutto questo è azzerabile?

 

E quali conseguenze avrebbe in un’economia, come quella della Provincia di Frosinone, che basa tutto sull’export? Le voci principali del nostro bilancio sono legate alle auto prodotte da Fca Cassino e vendute quasi tutte fuori dall’Italia. Al comparto Chimico – Farmaceutico ed Aeronautico di Anagni. Perché quelle fabbriche dovrebbero continuare a produrre in provincia di Frosinone, in Italia, se per far uscire le merci, a quel punto dovrebbero pagare un dazio doganale?

 

La debolezza dei partiti tradizionali è la ragione dell’esplodere della rabbia, dell’indignazione e della paura dei ceti medi e deboli della popolazione. Le politiche del rigore dettate da Berlino hanno indubbiamente impoverito le famiglie italiane, ma c’è anche il punto che non sono state effettuate in questi anni politiche di redistribuzione del reddito.

Anzi, le disparità sociali si sono acuite: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri, ceto medio massacrato, consumi in picchiata, redditi precipitati. Per tutti questi motivi i partiti cosiddetti tradizionali oggi arrancano.

In particolare il Partito Democratico e Forza Italia, quelli che negli ultimi 25 anni hanno governato il Paese per il maggior numero di anni.

Oggi i cittadini non li percepiscono come credibili e dal canto loro “azzurri” e Democrat nulla fanno per dare una scossa. La strada sarebbe obbligata: passo indietro definitivo di Silvio Berlusconi e Matteo Renzi (i leader veri lo fanno nei momenti della verità), spazio ad una nuova classe dirigente, sia a livello nazionale che locale, ritorno fra la gente. Ma non lo faranno.

E allora la Lega di Matteo Salvini e il Movimento Cinque Stelle di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista continueranno ad avere campo libero. L’unica incognita è se si presenteranno alleati oppure avversari per rendere bipolare a loro vantaggio il sistema politico italiano.

Ma resta il rischio enorme delle conseguenze di una politica anti-euro. E’ il momento più difficile del Paese, probabilmente degli ultimi 40 anni.

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