Un festival per due. Si, ma in piazza o in streaming?

Foto © Marcello Brandi / Passione Fotografica

L'evento clou dell'estate anagnina e le catene del distanziamento sociale. Per un assessore Marino che lo vuole pubblico c'è un sindaco Natalia che frena. Ricetta unica per la Cultura cercasi

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

La prima reazione, naturale e comprensibile anche se un po’ scherzosa, è “mettetevi d’accordo”. La seconda, un po’ più seria, è che sulla politica turistica da attuare ad Anagni, non solo a breve ma a media e lunga scadenza, c’è ancora molto da fare.

Si parla dell’idea, illustrata dall’assessore Carlo Marino, di far partire comunque la stagione teatrale del Festival medievale e rinascimentale di Anagni che si tiene ogni anno tra la fine di agosto ed i primi di settembre. Un vanto della città, nato dalla fervida immaginazione del professor Stella e diventato, negli anni, sotto ogni amministrazione, un punto centrale dell’offerta culturale. E non solo della realtà anagnina, ma del territorio nazionale.

L’assessore Carlo Marino

Un tesoro che rischia seriamente di scomparire, spazzato via dalle conseguenze del coronavirus. Si dice, infatti; ma come si fa ad organizzare un festival in piazza rispettando le regole del distanziamento sociale? Difficile, quasi impossibile.

Impossibile non farlo, addio fondi

Infatti l’idea, all’inizio, era stata quella di sospendere la manifestazione. Poi però considerazioni culturali (sarebbe simbolo di resa) ed ancor più economiche hanno indotto ad annunciare comunque la ripresa.

Il Festival di Anagni, come ogni altra rassegna del genere, vive anche e soprattutto di contributi pubblici. Sospenderlo significherebbe uscire da un circuito. Cosa che renderebbe più difficile far riprendere l’erogazione dei fondi alla ripresa delle attività. Si, ma come?

L’idea di Marino è, in sintesi questa. “Poche, pochissime serate, organizzate in piazza Innocenzo III, con le sedie ben distanziate l’una dall’altra.

Difficile, ma in effetti realizzabile. Solo che, a quanto trapela dal palazzo comunale, l’idea del sindaco sarebbe invece radicalmente diversa. Un festival costituito, vista la situazione eccezionale, da un unico evento. Realizzato nella Sala della Ragione vuota, e trasmesso in streaming.

Il problema non è tanto se sia valida la prima o la seconda ipotesi (tutte e due hanno i loro pro e contro). Il problema è nel fatto che su un evento di notevole importanza ci sono due visioni diverse. Poi, sicuramente, si troverà una sintesi. Ma al mento la distanza c’è.

Politiche culturali uniche cercansi

Il sindaco di Anagni Daniele Natalia Foto © Ettore Cesaritti

I maligni dicono che Marino preme per la sua idea soprattutto per ragioni di visibilità personale. Ci può anche stare, non sarebbe poi un gran peccato. Ma la questione vera è altra. Al di là dell’estate 2020, che sarà comunque una situazione eccezionale, con il coronavirus dovremo convivere per un po’.

Non si ritornerà al “come eravamo” (per inciso, meraviglioso film di Sidney Pollack del 1973 con Robert Redford e Barbra Streisand) in pochi mesi.

Alcune regole, se non altro di prudenza elementare, rimarranno con noi. Dunque, anche sulla politica culturale, non solo a breve scadenza (il festival di oggi, l’evento di domani). Ma anche a lunga gittata (i prossimi anni) ci vuole, e da subito, un piano complessivo che ripensi in questi termini tutta l’offerta della città.

C’è?

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