Una Green Valley a Roccasecca: Cosilam studia tre eco fabbriche

Un maxi progetto green per riqualificare la zona industriale di Roccasecca. Lo anticipa il presidente del Cosilam marco Delle Cese durante l'asselmbela per l'approvazione del Bilancio. Si ipotizzano tre fabbriche bio. Coltivazione di canapa industriale, produzione di imballaggi industriali con cui sostituire la plastica. Asfalti ottenuti dalle fibre di legno. Metano ricavato dagli scarti delle cucine. Soprattutto: bonifica della zona per anni interessata dai rifiuti.

Il documento lo ha tirato fuori a sorpresa dal cassetto il presidente del Consorzio Industriale per lo Sviluppo del Lazio Meridionale. Marco Delle Cese lo ha fatto nel corso dell’assemblea dei soci, riuniti in video conferenza per esaminare il Bilancio del Cosilam (i conti sono stati approvati con 23 voti favorevoli, 1 contrario, 1 astenuto, presente l’809% delle quote). Ha lasciato tutti con la bocca aperta: quel dossier è un’idea da sviluppare, trasformandola in progetto e piano economico. Da bilanciare con i sindaci e poi, se tutti saranno d’accordo, mandare avanti individuando i partner. L’idea è quella di trasformare l’area industriale di Roccasecca nel primo avamposto italiano dell’economia circolare: un distretto che dopo avere vissuto per decenni il peso dei rifiuti, creerà nuove economia dalla bonifica dei rifiuti.

Piante per la bonifica e bio plastica

Marco Delle Cese

L’ipotesi sulla quale sta lavorando il presidente Marco Delle Cese è quella di una filiera industriale legata alle attività caratteristiche del post mortem dei siti inquinati. Ad esempio: una serie di attività legate alle piantagioni intensive di piante da fitodepurazione, come la canapa. Sono coltivazioni agricole in grado di assorbire dai terreni le sostanze che li hanno avvelenati. E poi che fine fanno quelle piante? Vengono lavorate e trasformate in imballaggi: con i quali sostituire la plastica. Puliscono e bonificano la terra ed allo stesso tempo creano una filiera green.

I punti sui quali si sta ragionando: quante aziende sarebbero pronte a sostituire i loro attuali imballaggi in plastica con quelli Green basati sulla canapa. Quanti produttori dell’ex polo tabacchifero di Pontecorvo sarebbero pronti a riprendere la produzione a fronte di un contratto con impegno a ritirare il prodotto, come avveniva con il tabacco. Quanto dovrebbe essere grande e quanti posti di lavoro potrebbe creare la fabbrica per la trasformazione della canapa in imballaggi.

È un ragionamento di massima: il presidente Marco Delle Cese ne ha parlato nei giorni scorsi con il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco. Con lui ha cercato di capire se quel progetto può rappresentare un primo tassello per la bonifica e la riconversione green dell’intera località caratterizzata in questi 25 anni dalla presenza di una discarica e di un impianto per la lavorazione dei rifiuti.

Un altro confronto il presidente del Cosilam lo ha avuto con il rettore dell’Università di Cassino Giovanni Betta. L’ateneo è pronto a mettere a disposizione tutto il suo patrimonio di competenze e conoscenze. Ma soprattutto la sua infinita capacità di sviluppo e ricerca.

Asfalti bio

Il bio asfalto

C’è un secondo filone che si intreccia al primo: nella zona ci sono fabbriche che nel passato hanno prodotto asfalti. Attraverso alcuni adeguamenti possono realizzare bio asfalto, partendo da sostanze che oggi invece vengono gettate in discarica. I bio asfalti possono sostituire tranquillamente quelli tradizonali.

Come fa un asfalto ad essere green? E soprattutto come si collega alle piante di canapa? Il dossier del Cosilam lo spiega nei dettagli. Tutto si basa sulla lignina. Nel Nord Europa è al lavoro un consorzio che vede insieme ricercatori ed industriali: sta testando una cellulosa con la quale sostituire il bitume per ‘legare‘ l’asfalto.

Hanno già messo a punto un bio-composto a base di lignina, sostanza che si ricava da alcune piante. Ed in particolare dalla canapa. Stanno sperimentando il nuovo composto su 8 strade asfaltate in Olanda: un asse attrezzato nella provincia di Zeeland, alcune vie di collegamento, la pista ciclabile nella Wageningen University che è specializzata in ricerche agrarie; qui sono state usate tre diverse miscele, una per ogni corsia.

Anche in questo caso i quesiti sono gli stessi che per la canapa: chi, quanto, come, e soprattutto se come idea può stare in piedi. I Comuni sarebbero i primi utilizzatori del bio asfalto: il sindaco di Cassino, spesso nel passato, ha teorizzato il ricorso all’uso di materiali bio da parte delle pubbliche amministrazioni.

Gli avanzi di cucina

Impianto per la produzione di bio metano

Il terzo punto è quello legato agli avanzi di cucina che oggi mandiamo fuori provincia pagando circa 160 euro a tonnellata per farceli smaltire. L’ipotesi è quella di non mandarli più fuori, trasformarli qui in bio metano: con cui riscaldare scuole ed uffici, alimentare a basso costo le auto, alimentare gli impianti industriali delle aziende disposte a sostituire la loro alimentazione elettrica con quella a bio energia. E abbattere così la bolletta dei rifiuti per i cittadini.

«Stiamo tentando – ha detto Marco Delle Cese – di valutare tutte le opzioni. L’ipotesi è quella di mettere a sistema l’intera area, trasformandola nel primo polo industriale basato sulla green economy. Gli interrogativi sono tanti. I conti saranno decisivi. Certo è che una corretta gestione dei rifiuti è in grado di abbattere le quantità destinate alla discarica».

È stato proprio questo il tema del confronto con il sindaco di Roccasecca. Giuseppe Sacco ha detto no all’arrivo di altri rifiuti, si ad un progetto capace di sviluppare posti di lavoro, avviando la bonifica e la riqualificazione ambientale di tutta l’area.

Partire dalla depurazione

Piantagione di canapa industriale Foto © Cannaceutica

«Intanto – ha detto Marco Delle Cese – concentriamoci sul primo step e cioè la filiera della depurazione, in quella zona il Consiglio nazionale delle Ricerche ha rilevato una quantità di metalli superiore alla media. Secondo alcuni è una carica dovuta alla naturale conformazione del terreno. In ogni caso, la fito depurazione è in grado di assorbire quei metalli. E dare origine ad una filiera industriale green».

«Siamo in una fase molto preliminare e non vogliamo creare illusioni a nessuno: appena avremo dei numeri concreti in mano approfondiremo le varie ipotesi con i sindaci. Ci sono già altre località italiane che stanno studiando questa possibilità: per una volta vorremmo avere in anticipo gli elementi sui quali poter fare le nostre valutazioni. e tutti insieme».

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