Una piazza per Emanuele

Non lo volevano nella piazza. Perché quella era la ‘loro’ piazza. Lo hanno ammazzato perché si sono sentiti sfidati da Emanuele: lo hanno visto tornare in quella piazza dalla quale pochi minuti prima l’avevano costretto ad allontanarsi a suon di schiaffi e pugni.

Colpevole di nulla, solo di non appartenere a quel loro minuscolo universo ed essere salito fin lì da Tecchiena. Non immaginavano che Emanuele stesse tornando indietro non per sfidarli. Non per dirgli: non mi avete piegato con le vostre botte. Ma solo per riprendere la fidanzata che era rimasta nel Mirò Music Club dopo che lui era stato messo in strada dai buttafuori. E gettato nelle mani di chi poi si riteneva il padrone e doveva dimostrarlo, massacrando lui che aveva osato invadere ancora il territorio.

Nessun affronto. Solo il coraggio di tornare indietro per riprendere lei che era l’amore della sua vita. A costo di dover affrontare un’altra volta il branco. E di morire.

Invece quella piazza non è d’un pugno di delinquenti. Non è d’un gruppetto di criminali. Quella piazza è di tutti. E’, ora più che mai, di Emanuele. Allora facciamo in modo che sia la sua per sempre.

Intitoliamo la piazza ad Emanuele Morganti. Affinché lui sia lì per sempre. Per ricordare a tutti che quella piazza e questo mondo non lo lasciamo nelle mani dei delinquenti.

Foto: copyright Ciociaria Oggi, per gentile concessione, tutti i diritti riservati

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