Una sfida tra uomini più che tra Partiti

Nessun apparentamento. A Frosinone come a Viterbo. Due sfide differenti. Nella quale saranno gli uomini e prevalere. Più dei Partiti.

Nessun apparentamento: né a Frosinone né a Viterbo. E con ogni probabilità, se anche l’avessero fatto sarebbe stato poco utile: il turno di ballottaggio è un corpo a corpo elettorale nel quale restano al centro della competizione solo i due candidati sindaco. Via tutto il resto: i simboli dei Partiti, la posizione politica delle coalizioni, i candidati al Consiglio, i grandi elettori… In pochissimo tempo tutto si dissolve e restano solo i due uomini che vogliono diventare sindaco: con la loro storia, il loro carattere, i loro limiti ed i loro difetti, la loro visione e la loro capacità di sognare una città diversa.

Uomini di fronte

Foto © Imagoeconomica

L’obbligo dell’elettore è assolto con il primo turno; ha onorato il patto con il candidato al consiglio: rispettando così il grado di parentela, il vincolo di amicizia, la cortesia ricevuta e per la quale sentiva così di doversi sdebitare. Il turno di ballottaggio invece è tutto il suo. E non sempre il voto bis è coerente con quello dato al primo giro.

Ci sono centinaia di casi nei quali il ballottaggio ha ribadito l’indicazione già data nelle due settimane precedenti; ed eccezioni che confermano la regola. Il più emblematico è quello di Latina dove l’uscente Damiano Coletta ha rimontato lo sfidante di lungo corso Vincenzo Zaccheo arrivato ad un soffio dalla vittoria al primo turno; molti ci vedono un parallelismo con Frosinone, c’è solo dal punto di vista numerico poi le condizioni politiche sono del tutto diverse.

Che il ballottaggio sia una sfida tra due uomini, due personalità, due modi di vedere e di agire lo hanno ricordato anche le elezioni a Cassino. In quel Ballottaggio era impegnato il candidato del centrodestra Mario Abbruzzese, noto per il carattere a due temperature. Freddo e cinico nell’analizzare lo scenario e decidere la strategia vincente; caldo e irruento al momento di passare alla tattica. Il che gli aveva generato un adeguatamente affollato cimitero di amicizie. Che per il ballottaggio ha iniziato con impegno a svuotare, rappacificandosi con tutti: compresi quelli che aveva sepolto ormai da oltre vent’anni e finanche i compagni di classe da sempre antipatici. Ma al voto non è stato sufficiente.

Il vento delle Regionali

Riccardo Mastrangeli e Nicola Ottaviani

Da Roma guardano. Con un’attenzione pari a quella dei due candidati a Frosinone e dei due a Viterbo. Perché i risultati nei due capoluoghi saranno il primo segnale su come sta andando il vento in vista delle Politiche e delle Regionali 2023.

Un primo punto di riferimento l’ha dato Rieti con la vittoria al primo turno del sindaco Daniele Sinibaldi schierato da Fratelli d’Italia.

In Ciociaria Riccardo Mastrangeli è il candidato per la continuità del centrodestra guidato in questi dieci anni da Nicola Ottaviani. Sbaglia chi colloca la partita sul piano politico. Verissimo che Ottaviani è stato uomo di riferimento per Forza Italia, capace di fiutare con largo anticipo il suo disfacimento e salire sul Carroccio della Lega quando era ben distante dai grandi numeri; altrettanto vero che nella Lega venga valutato epr quello che è: un amministratore esperto, un tecnico capace, un politico dotato. Ma Ottaviani e Mastrangeli sono due democristiani liberali: lo hanno dimostrato nelle ultime tre elezioni allestendo liste fortissime sotto emblemi civici e non di Partito; nessun Partito potrà tirarli per la giacca. È questa la loro forza.

Nonostante abbia preso il 49,26% al primo turno la partita è ancora aperta e tiratissima. Perché di fronte non ha un avversario ma un’icona dei progressisti: Domenico Marzi, due volte sindaco e l’unico capace di pacificare un centrosinistra rissoso e diviso fino al momento in cui è stato calato il suo nome sul tavolo della coalizione.

Perché è una partita aperta

Riluttante, convinto di avere già dato, all’inizio sembrava avesse accettato controvoglia. Sbagliato: il suo era solo il tentativo di capire se lo stessero richiamando in campo perché convinti che fosse davvero l’unico capace di tenere insieme la coalizione. Le condizioni poste sono state nette e non negoziabili. Riassumibili in una sola parola: unità. La risposta di quanto i Progressisti fossero convinti che fosse lui l’uomo giusto l’ha avuta scorrendo l’elenco dei si arrivati. Tutti, tranne Azione ma per motivi personali e non politici. Ed i Socialisti, per motivi politici e non personali.

Sta proprio qui la convinzione di poter recuperare senza fatica ed affrontare Mastrangeli alla pari. Perché se è davvero Marzi la calamita Progressista allora i voti di Azione e dei Socialisti hanno un Dna, stante anche la dichiarazione di libertà di voto data dai rispettivi Segretari provinciali (ma la candidata di punta di Azione ed il suo candidato sindaco hanno dato indicazione per Mastrangeli).

A Viterbo lo scenario è completamente diverso. In testa, dopo il primo turno, c’è Chiara Frontini che ha ottenuto 10.454 voti e il 32,82%. Frontini guida una coalizione di civici con la presenza di un’unica lista nota a livello nazionale per le sue posizioni politiche: Rinascimento di Vittorio Sgarbi. In passato, seppur per pochi mesi, Frontini è stata assessore al Lavoro del Comune di Viterbo quando il sindaco era Giulio Marini, appoggiato dal centrodestra e da alcune civiche. La stessa Frontini, però, non ha annunciato alcun apparentamento con altri partiti.

Resta da capire come orienteranno i loro voti i due candidati ufficiali del centrodestra. Nel capoluogo della Tuscia si sono spaccati nettamente. Da un lato Laura Allegrini che al primo turno ha ottenuto il 16,62%, sostenuta da Fdi. Dall’altro Claudio Umbertini appoggiato da Lega e Forza Italia, che ha ottenuto l’8,32%.

La sfidante di Frontini è l’assessore della Regione Lazio Alessandra Troncarelli. Per lei al primo turno 9.013 voti per il 28,30% delle preferenze. Anche in questo caso per il centrosinistra sarà una partita in salita, anche se le distanze sono minori che a Frosinone e le divisioni del centrodestra alimentano tra le file del Pd qualche speranza di rimonta.

In provincia di Roma

Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica

Venendo alla provincia di Roma, i due Comuni più grandi dove domenica è previsto il ballottaggio sono Ciampino e Guidonia. In quest’ultimo caso Mauro Lombardo, sostenuto da una coalizione civica, è in testa con il 35,28%. In seconda posizione Alfonso Masini con il 27,88%, appoggiato dal centrodestra compatto. La terza posizione, fuori dal ballottaggio, è il candidato del centrosinistra Alberto Cuccuru con il 27,26%. Anche qui nessun apparentamento ufficiale, ma gli esclusi al ballottaggio si sono schierati apertamente.

Da un lato il Pd, attraverso il presidente del Consiglio regionale del Lazio Marco Vincenzi ha chiaramente affermato che “Lombardo va sostenuto nella sfida che mette al centro il futuro, la crescita, lo sviluppo di Guidonia Montecelio e il benessere dei suoi cittadini“. Dall’altro l’altro civico Claudio Zarro, con il 9,58%, ha annunciato l’appoggio a Masini con queste parole: “Abbiamo preso una decisione in vista del ballottaggio del 26 giugno. Nessun apparentamento, bensì un accordo sui temi per la città. Abbiamo deciso di propendere sulla scelta di Alfonso Masini“.

Infine c’è Ciampino. Al primo turno ha prevalso, per un pugno di voti, appena 169 preferenze, la candidata del centrodestra unito, Daniela Ballico che ha ottenuto il 38,68% dei voti. Dietro di lei Emanuela Colella, sostenuta da Pd e M5s, con il 37,66%. La differenza potrebbero farla di elettori del candidato civico arrivato terzo, Alessandro Porchetta, che ha ottenuto il 18,86%. La sua militanza politica più orientata a sinistra fa pensare che molti suoi elettori potrebbero appoggiare Colella. Ma alle urne è affidato il verdetto finale.

Tra gli altri Comuni al ballottaggio ci sono poi Ardea, Cerveteri e Sabaudia, al voto dopo le inchieste per corruzione che l’hanno travolta.

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