Un’agenda industriale per il Paese: Patuanelli convoca tutti, Conte gli investitori

Il ministro dello Sviluppo Economico convoca i Capigruppo. In vista un'agenda industriale del Paese. Finalmente. Nello stesso momento il premier Conte incontra le multinazionali e le invita ad investire. Ma loro gli rispondono con l'elenco dei disastri

Due mosse nella stessa direzione, compiute nello stesso giorno: il Governo Conte 2 manda segnali di esistenza in vita. E per una volta sono concreti. Nulla a che vedere con la fuffa dei giorni scorsi e le improbabili missioni di pacificazione per la Libia. Questa volta l’esecutivo giallorosso centra il problema. E agisce. Su due fronti, nello stesso momento. Il Paese non ha un’agenda industriale, gli imprenditori non sanno cosa intenda fare l’Italia e quindi non sanno se investire e in quale direzione; nello stesso momento gli investitori stranieri stanno salutando in maniera sempre più numerosa e stanno andando a portare i loro capitali a due passi da noi.

La mossa di Patuanelli

Stefano Patuanelli Foto © Imagoeconomica / Livio Anticoli

La prima mossa è stata quella di Stefano Patuanelli, ministro per lo Sviluppo Economico. Su Repubblica di questa mattina ha detto ad Annalisa Cuzzocrea: Le annuncio che nelle prossime ore manderò un invito a tutte le forze di maggioranza: dobbiamo scrivere insieme il piano industriale dei prossimi dieci anni, scegliere le priorità di sviluppo economico del Paese“.

Quello che dovrebbe essere la base, nel nostro Paese è un evento straordinario. In queste stesse ore la Germania ha annunciato la fine dell’utilizzo del carbone per produrre energia e nel frattempo ha realizzato una rete di fonti Green grazie alle quali ha migliorato la qualità dell’aria e dimezzato la bolletta energetica per le industrie. In Italia siamo in una situazione talmente disperata che i sindacati e gli industriali si sono ritrovati insieme sullo stesso lato del tavolo per firmare un appello al Governo chiedendogli chiarezza sulle procedure ambientali per la Valle del Sacco: ci sono milioni di investimenti privati che stanno prendendo altre direzioni perché nessuno decide, nessuno indica, nessuno stabilisce. E non lo fa perché non c’è un’agenda. (leggi qui Industriali e sindacati insieme: “Si rischia una nuova Ilva”).

Quella di Stefano Patuanelli è una mossa obbligata. L’acquisto della principale industria del Paese, la Fca da parte del gruppo Psa-Peugeot, è solo l’ultimo di un saccheggio che va avanti da anni. Tutta l’argenteria industriale è ormai oltre confine. E lì ci stiamo portando anche i migliori cervelli. Senza che nessuno dall’estero si senta attratto dall’Italia.

Stefano Patuanelli Foto © Imagoeconomica / Livio Anticoli

Senza una strategia non è possibile proseguire oltre. È per questo che il minsutr ha annunciato la chiamata collettiva ai capigruppo della maggioranza. Per scrivere tutti insieme il piano industriale dei prossimi dieci anni. Significa sapere finalmente cosa si farà per dare energia a basso costo alle nostre imprese, stimolare la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti magari incentivando l’assunzione di giovani ingegneri, quali saranno le procedure ed i tempi tassativi da rispettare per concedere le autorizzazioni. Se non ci sarà questo sarà un fallimento. Perché in questi anni ci siamo persi miliardi di euro d’opportunità proprio perché non abbiamo dato risposte concrete. E non le abbiamo date perché non stavano scritte da nessuna parte. Ognuno ha investito in Italia scommettendo. Come hanno fatto i fondi inglesi che si sono fidati della credibilità di un imprenditore come Francesco Borgomeo ed hanno rivitalizzato il polo della ceramica, generando Saxa Gres, Grestone, la nuova Tagina, affrontando mercati come gli Usa e la Cina.

La scrittura dell’agenda presuppone un ruolo differente per il Movimento 5 Stelle. Stefano Patuanelli ne è consapevole. Non può più essere solo il Partito del No. Per questo per la prima volta apre la questione sul posizionamento del Partito: “La sua sede naturale è il campo riformista“. E se cambia lo statuto, bisogna mandare in soffitta il capo unico e senza gregari ma “è tempo di una leadership collegiale“.

Unindustria ed il resto delle associazioni, fiduciosamente attende.

La mossa di Conte

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte

Ancora più concreta e dirompente la mossa compiuta dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte. Soprattutto perché operata nelle stesse ore in cui il suo Ministro per lo Sviluppo Economico annunciava il tavolo unitario per la nuova agenda industriale del Paese.

Giuseppe Conte si è materializzato nella Sala delle Colonne della Luiss, l’università privata fondata negli anni Settanta da un gruppo di industriali guidati da Umberto Agnelli e promossa ancora oggi da Confindustria: è specializzata nell’insegnamento non delle materie tecniche bensì delle scienze sociali. Sforna top manager laureati in Giurisprudenza, Economia, Management, Finanza e Scienze Politiche.

Lì Giuseppe Conte è andato ad incontrare i big manager di una ventina di multinazionali. Le cronache riferiscono della presenza dei vertici europei o mondiali di Philip Morris, Nokia, Ericsson, Procter & Gamble, Peroni Asahi. Ma anche di colossi strategici come come Basf nel settore della chimica, Avio-General electric nell’industria aerospaziale , o delle auto come Toyota. Multinazionali del calibro di Hitachi, Gucci, Nestlé, Siemens, Audi-Lamborghini, Solvay, Thales.

Giuseppe Conte

Il presidente del Consiglio dei ministri li invita a restare. A continuare ad investire in Italia. Assicura che l’instabilità percepita non si tradurrà in alcuna rivoluzione e gli equilibri del Paese non cambieranno: con certezza fino al 2023 perché lui non ha intenzione di andare via. “Governeremo per altri tre anni. Per questo, l’invito è ad investire in Italia“.

Le industrie obbiettano che è difficile farlo. Non c’è certezza. Come dai una picconata a terra ti ritrovi circondato dall’Arpa, dalla Asl, dalla polizia municipale, dai carabinieri forestali e ognuno reclama la sua autorità nei controlli, spesso dicendo ognuno una cosa diversa dall’altro. In media aspetti un anno e mezzo per un’autorizzazione e se vuoi investire in provincia di Frosinone ne aspetti tre. Ma talvolta anche cinque. Per non perdere l’investimento vai avanti con autorizzazioni provvisorie ma non sai se diventeranno poi definitive. Quando arrivano, spesso è arrivato il momento di fare l’ampliamento. E la giostra riparte.

Nell’incontro alla Luiss le multinazionali hanno detto che in Italia non si può investire perché se provi a far avere un tuo diritto non c’è chi ti fa Giustizia: i processi sono lentissimi, non c’è chiarezza ed uniformità nelle decisioni, tutto finisce in una palude.

Giuseppe Conte giura che Patuanelli farà l’agenda industriale. E che lui scriverà da febbraio una nuova agenda del Governo: con una riforma fiscale seria e la fine della divisone tra furbi e fessi. Dice con chiarezza che non ci sarà una flat tax, perchè incostituzionale.

Anche in questo caso gli industriali aspettano fiduciosamente. Ma la sensazione è che senza un’agenda coraggiosa, radicale, gli altri ormai sono diventati ben più attrattivi di noi.

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