Undici anni per dire che Abbruzzese non ha rubato

(Foto: Daniele Scudieri / Imagoeconomica)

La Corte dei Conti archivi dopo 11 anni le accuse sulle consulenze affidate da Mario Abbruzzese quando era presidente del Consiglio Regionale. Non sono atti amministrativi. Ma rientrano nella normale attività burocratica. Quindi nemmeno potevano essere giudicate. E sugli importi...

Undici anni per riconoscere che Mario Abbruzzese non ha ricompensato i suoi amici pagandoli con i soldi della Regione Lazio. Non gli ha affidato consulenze farlocche per giustificare le loro parcelle. La Procura Generale della Corte dei Conti ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta sugli incarichi che Abbruzzese aveva affidato nel 2010 quando era presidente del Consiglio Regionale del Lazio. 

Gli anni dei veleni

Renata Polverini e Mario Abbruzzese (Foto: Daniele Scudieri / Imagoeconomica)

Un fascicolo aperto negli anni dei veleni in Regione Lazio. Quelli che poco alla volta hanno corroso le fondamenta dell’amministrazione guidata da Renata Polverini, abbattuto il suo Governo regionale, ridotto in macerie il Popolo delle Libertà come si chiamava al tempo l’alleanza tra Forza Italia – Alleanza Nazionale e Udc.

Non basta. Quei veleni avevano portato in galera il capogruppo Franco Fiorito e poi sull’altro fronte l’ex assessore di Italia dei valori Vincenzo Maruccio, sotto inchiesta quasi tutto il Gruppo del PdL e pure del Pd per le spese giudicate allegre. Tutti sotto accusa: da Francesco Scalia a Bruno Astorre a Claudio Moscardelli. Tanto che alle successive elezioni Nicola Zingaretti volle in lista nessuno di loro.

Tutti innocenti, solo Fiorito condannato e solo per una parte delle accuse. Ora, dopo undici anni, si chiude anche il capitolo su Mario Abbruzzese.

Le accuse

L’accusa imputava all’ex Presidente del Consiglio Regionale d’avere abusato dei suoi poteri in seno all’Ufficio di Presidenza. È l’ufficio che in Regione è composto dal presidente d’Aula, i vice presidenti, i consiglieri segretari.

Veniva ipotizzato che Mario Abbruzzese avesse simulato d’avere bisogno di professionisti esterni perché nell’ente Regione non si trovavano figure competenti su alcuni temi. Al presidente servivano pareri e relazioni ritenute indispensabili per i propri compiti istituzionali. E siccome nessuno dall’interno era in grado di fornirglieli aveva affidato le consulenze.

Gli inquirenti gli rimproveravano di averle chieste su “una fittizia e generica attività di supporto del presidente in tema di interazione tra Regione e Stato”. 

La difesa di Abbruzzese

Mario Abbruzzese Foto © Daniele Scudieri / Imagoeconomica

La risposta in punto di diritto è arrivata dall’avvocato Massimo Di Sotto del Foro di Cassino (per Abbruzzese), l’avvocato Sandro Salera (per due dei componenti della Segreteria di Presidenza), l’avvocato Gennaro Terracciano (per Isabella Rauti dell’Ufficio di Presidenza). Hanno osservato che “la procura ha attribuito valenza ammistrativa ad atti  che non lo sono, perché  hanno una diversa finalità istituzionale propria dell’Ufficio di Presidenza e dei relativi componenti”. Che significa?

Gli incarichi affidati da Mario Abbruzzese non erano atti amministrativi. Invece erano atti dell’ufficio. Ancora troppo complesso: che significa?

Per capirlo bisogna fare distinzione tra ‘ruolo‘ e ‘funzioni‘, distinguere tra l’Ufficio di Presidenza  e la struttura burocratica del Consiglio Regionale. All’atto pratico: quelle consulenze non erano decisioni amministrative con le quali si disponeva di fare una consulenza, erano invece attività di supporto agli uffici che sono lì proprio per fornire quelle risposte al Presidente. E se nessuno è in grado di rispondere su quei temi il presidente è libero di domandare all’esterno.

In sostanza non si poteva neppure ipotizzare un’attività amministrativa. Quindi, non si può prospettare una qualsivoglia ipotesi di reato, danno o responsabilità. 

Proprio per questo motivo, quelle consulenze non potevano essere messe in discussione. Si trattava di incarichi relativi alle prerogative istituzionali del Presidente del Consiglio Regionale e degli altri componenti dell’Ufficio di Presidenza, non si trattava di funzioni amministrative.

La consulenza non è solo una relazione

Foto: Imagoeconomica / Benvegnu’ Guaitoli

C’è anche un altro aspetto giuridicamente interessante. L’accusa puntava il dito sulle relazioni consegnate: le riteneva generiche, in alcuni casi con parti copiate e non originali.

Su questo punto gli avvocati hanno rilevato che l’attività di consulenza non si limita alla sola relazione finale che viene consegnata dal professionista al termine del suo lavoro. Si deve considerare invece tutta l’attività svolta: anche quella in presenza presso Presidenza. Ecco perché le parcelle erano congrue e non era corretto limitarsi a giudicare il solo elaborato finale.

Da qui la decisione di archiviare il fascicolo.

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