Il ministro verrà all’Università di Cassino. Niente ‘punizioni’ per il buco da 40 milioni

Il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica non adotterà alcuna misura punitiva a carico dell’Università di Cassino. Il ministro Valeria Fedeli verrà a fare visita all’ateneo nelle prossime settimane, con molta probabilità subito dopo Pasqua. E’ un chiaro segnale di fiducia nei confronti dell’Unicas e del piano di risanamento che le è stato illustrato questa sera dal magnifico rettore Giovanni Betta.

La decisione è stata presa al termine di un’ora di confronto tra la titolare del dicastero ed il rettore. Si sono visti nell’ufficio del ministro, in viale Trastevere: sono stati a colloquio per un’ora. Giovanni Betta ha aggiornato Valeria Fedeli sull’indagine interna con cui venire a capo del debito da 31 milioni di euro per i contributi Inps non pagati. Le ha spiegato che si fa sempre più largo l’ipotesi si sia trattato d’una tensione finanziaria sottovalutata in maniera grave. Ha illustrato poi la road map con cui uscire dal debito: senza aumentare le tasse a carico degli studenti.

Il piano è stato esaminato in presenza del direttore generale del Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca Marco Mancini e dalla senatrice Pina Maturani (Partito Democratico) che aveva sollecitato quel confronto. A chiederle di occuparsi del caso Cassino era stata il vice segretario provinciale Pd Sara Battisti, che l’ha accompagnata.

Al termine, il ministro ha rassicurato il rettore: non ci sarà alcuna restrizione del Miur a carico dell’Università di Cassino. Il ministro non staccherà alcun assegno con cui coprire almeno una parte dei 40 milioni di debito. Ma si renderà testimonial di un’operazione fiducia: visiterà l’Unicas molto presto per rasserenare tutti.

Nel pomeriggio, sulla questione era intervenuta anche la Direzione Generale dell’Inps di Roma. Con una nota ufficiale ha rassicurato i dipendenti: nessuno di loro perderà il diritto alla pensione o alle altre prestazioni legate alla posizione contributiva.

La mattinata era cominciata con una tempesta in un bicchiere d’acqua. A sollevarla è stata Vilma Moronese, senatrice del Movimento 5 Stelle: ha denunciato «Consulenze anomale affidate dall’Università di Cassino sempre agli stessi studi legali».

Nero su bianco, ha scritto tutto su un’interrogazione parlamentare depositata in giornata a palazzo Madama. ha chiesto conto di oltre 300mila euro spesi in due soli anni per consulenze legali dall’Università di Cassino. Lo ha chiesto al Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, al Ministero dell’Economia e Finanza.

Nell’interrogazione, la senatrice fa notare che per il conferimento di questi incarichi legali, l’Università avrebbe fatto ricorso solo a rapporti di tipo fiduciario. Invece, per la senatrice  avrebbe avuto altre due strade da percorrere. La prima, in base al principio generale di imparzialità e trasparenza avrebbe dovuto far ruotare gli avvocati e sceglierli attraverso un avviso pubblico. La seconda: in quanto pubblica amministrazione, l’Università poteva avvalersi dell’avvocatura di Stato per le proprie questioni legali.

Ma il caso viene smontato nel giro di poche ore, direttamente dall’ateneo. E’ vero che in bilancio ci sono 300mila euro per il pagamento delle spese legali. Ma vanno divisi in due anni: il che fa 150mila euro all’anno. Inoltre quella somma va divisa per il numero delle cause affrontate: più o meno 50 all’anno. Il che significa circa 3mila euro a causa: meno dell’importo medio delle parcelle per questo tipo di procedimenti. Tutte sono pubblicate sul portale della Trasparenza dell’Università.

Dall’ateneo viene posto l’accento su un altro dato: la maggior parte di quelle cause sono state vinte dall’Università. Evitando spese ben maggiori.

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