Debito Unicas, chi controllava e chi doveva controllare

Chi doveva controllare i conti dell’Università di Cassino? A chi competeva vigilare sui Bilanci ed evitare che i debiti lievitassero fino alla cifra monstre di 40 milioni di euro?

 

CHI CONTROLLA

A sorvegliare il corretto andamento del Bilancio c’è un collegio di revisori. Sono loro a mettere il naso nei vari capitoli, controllare se c’è un rapporto sano tra le varie voci. Loro devono scoprire se c’è qualcosa di anomalo.

Chi compone il Collegio dei Revisori dei Conti dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale?

Gente di primissimo livello. Sono tre persone. Uno di loro viene indicato dal Ministero dell’Economia e Finanze, che in genere manda un funzionario esperto preso dal temutissimo ufficio IGF: è il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato – Ispettorato Generale di Finanza. Il secondo nome viene indicato dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica. In genere tra i dirigenti di rango Regionale, con esperienza nella gestione di strutture complesse, come gli Uffici Scolastici.

Il terzo nome lo designa il magnifico rettore. Durante gli ultimi anni la scelta è sempre ricaduta su un magistrato della Corte dei Conti, con almeno vent’anni di anzianità e con il grado di Presidente di Sezione.

 

CHI NON CONTROLLAVA

La Commissione d’Indagine interna incaricata dal magnifico rettore Giovanni Betta con il decreto 109 del 21 febbraio scorso ha accertato che i suoi organi interni non avevano poteri di controllo. Il pro rettore al Bilancio, cioè colui che è delegato a quello specifico e fondamentale tema della vita universitaria, non ha nemmeno le password per accedere ai conti. Una falla che la Commissione, nella sua relazione finale (leggi qui)  ora ha proposto di rivedere attraverso una diversa politica di assegnazione delle credenziali d’accesso al sistema.

Il bilancio non lo controllavano nemmeno gli organi amministrativi. Ed è logico: altrimenti sarebbero stati allo stesso tempo sia controllori che controllati.

Tutto il sistema di controllo ‘politico’ era nelle mani del Consiglio d’Amministrazione. Cosa vuole dire controllo politico? Significa verificare se l’ateneo sta realizzando le cose che aveva programmato. Se è sulla strada che il CdA aveva tracciato.

 

DOVE BISOGNAVA CONTROLLARE

Dove si sarebbe dovuto andare, per scoprire i 31 milioni di contributi Inps non pagati, rivelati da un Durc negativo, cioè da un documento Inps nel quale si dice che una società non è in regola con i versamenti?

Le indagini dicono che la quota di contributi non pagata veniva parcheggiata nella voce di Bilancio Residui Passivi. Cioè i debiti da pagare. Ma non erano dove tutti sarebbero andati ad osservare. Non stavano dove i Revisori dei Conti vanno a guardare quando ‘aprono’ l’elenco dei Residui e controllano cosa compone il debito.

I soldi stavano parcheggiati nella voce Partita di Giro: si tratta dei pagamenti che trovano contropartita in un correlativo diritto di riscossione. Cioè sono debiti ‘tranquilli‘: stanno lì solo in attesa che entrino soldi certi destinati a coprirli. Il problema è che ci sono stati per troppo tempo. Ed hanno generato una cartella con 9 milioni per interessi e sanzioni. Ora impugnata con richiesta di rottamazione per azzerare interessi e sanzioni.

Tecnicamente ineccepibile. Nulla di anomalo o di scorretto.

I revisori sono andati a controllare?

 

 

HANNO CONTROLLATO?

Una prima risposta la fornisce la Commissione d’Indagine Interna, incaricata di individuare le responsabilità morali. Una relazione che ha scoperto l’esistenza di “un quadro meritevole della massima attenzione da parte delle autorità“.

Il capitolo su chi doveva controllare, viene subito dopo quello con l’analisi delle somme percepite dagli organi di vertice e dal personale con funzioni apicali come ‘extra’ rispetto allo stipendio.

La Commissione si sofferma, giudicandolo significativo, sul verbale del Consiglio d’Amministrazione del 23 febbraio. E’ quello in cui il rettore mette al corrente i Consiglieri che qualcosa non quadra nei conti.

In quella seduta viene presentata una tabella (è l’allegato 45 al CdA). Ricostruisce i mesi dei versamenti mensili presenti e mancanti, relativi al periodo oggetto d’indagine. E viene fatto molto di più: quella tabella viene messa in relazione al verbale numero 5 del Collegio dei Revisori del Conto datato 21 ottobre 2014.

Cosa centra quel verbale? E’ relativo alla situazione della cassa dell’Università di Cassino al 30 giugno 2014. La ricognizione e la verifica vengono ripetute dopo 3 mesi: il 30 settembre 2014

La Commissione fa notare che al termine della verifica condotta il 30 giugno 2014, alla voce ‘Ritenute previdenziali ed assistenziali‘ il Collegio dichiara di avere “verificato il versamento mediante l’esame del modello F24 delle ritenute previdenziali e assistenziali e Inpdap relative al periodo in esame”.

La stessa frase viene ripetuta il 30 settembre.

Però, sottolinea la Commissione, stando all’allegato 45 risultano versati i contributi da gennaio 2014 a luglio 2014. Quindi, la prima dichiarazione è regolare. Ma per quanto riguarda la trimestrale del 30 settembre, risulta che nei mesi di agosto e settembre 2014 i contributi non sono stati versati. Eppure nonostante questo i Revisori del Conto ne certificano la regolarità.

 

L’ALLARME DEI REVISORI

Chi doveva consegnare le carte ai Revisori, cosa gli ha esibito? Gli hanno presentato gli F24 che il Sedac (Segreteria Elaborazione Dati Contabili) predisponeva dopo il riallineamento fatto dall’Ufficio Trattamento Economico ma poi non pagato forzando la Procedura Csa? (leggi qui)  Insomma: gli hanno fatto vedere il modulo per il bonifico senza la quietanza?

Un dato è certo. I Revisori, negli anni scorsi avevano posto l’accento sui Residui. Troppi debiti parcheggiati e troppi soldi da riscuotere. Nella loro relazione per il Consiglio d’Amministrazione sollecitavano una politica di gestione che puntasse a ridurre i debiti ed incassare i crediti. Non si sono allarmati perché l’università aveva in corso la più grande campagna di lavori pubblici realizzata nel corso della sua storia. E pensavano che fosse quello a far lievitare le cifre.

Invece, i soldi dei contributi venivano usati per pagare le imprese, facendo aspettare l’Inps. I Revisori non lo immaginavano ma avevano intuito che ci fosse qualcosa sul quale lavorare. E ne avevano informato chi ne aveva – secondo loro – la competenza. Cioè il CdA.

Il cerino, così, ritorna al punto di partenza.

A chi competeva? Chi aveva la responsabilità? E’ un elemento sul quale gli investigatori del colonnello Massimiliano Fortino, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica di Cassino Marina Marra, stanno lavorando. E ne stanno controllando anche un altro. Se è vero che esistano delle reversali d’incasso in corrispondenza dei pagamenti. Cioè autorizzazioni a riscuotere da una persona o da un ente una somma determinata. Che però non veniva saldata. Ma finiva in Bilancio, tra i residui. Un modo per pareggiare la somma in uscita. E non allarmare i revisori.

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