La nuova Urbanistica anagnina: in che senso?

Arriva il nuovo responsabile dell'Urbanistica al posto dell'architetto Maia. Ma con un contratto al massimo risparmio. E per sei mesi. La grande progettazione di una città reclama ben altro

Franco Ducato
Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

La scena è obiettivamente impossibile da dimenticare. Carlo Verdone, nel film «Un sacco bello». Il protagonista, mentre aspetta di andare a trovare la nonna in vacanza, incontra una giovane e bella turista spagnola. Lei gli fa una domanda; e lui, non sapendo bene come replicare, dice: «In che senso?». Ovviamente bisogna immaginarsi il romanesco spinto usato da Verdone nel pronunciare la battuta.

La nomina e le riflessioni

Ecco «In che senso?» è l’analisi più approfondita che si potrebbe fare. Analisi a proposito della nomina, arrivata poche ore fa (verrà presentato stamattina) dell’ingegner Gabriele Alessandrello, 48 anni, originario di Comiso, ma residente ad Anzio.

Panorama di Anagni

Nomina a responsabile del settore Urbanistica dell’ufficio tecnico del comune di Anagni. Al posto dell’architetto Maia, che poco prima della fine dell’anno scorso aveva lasciato il posto ad Anagni per trasferirsi, come vincitore di concorso, a Tivoli. ( (leggi qui L’ufficio da cui ‘scappano’ tutti. Anche Maia ha mollato)

Una nomina, quella di Alessandrello, che (al netto ovviamente della massima stima professionale nei confronti del tecnico) offre lo spunto per tutta una serie di riflessioni.

L’incarico. A giudicare da quanto sta scritto nel decreto del sindaco n. 1 del 12 gennaio scorso, l’incarico è a tempo determinato (sei mesi, a partire da oggi, rinnovabile). Poi part time ( 30 ore alla settimana), configurato Categoria D, ovvero con una retribuzione di 16.000 ero annui. Retribuzione ovviamente «riproporzionata rispetto alla tipologia part time ed alla durata del rapporto». Come dire; anche meno, grazie. Non esattamente una prospettiva allettante, pare di capire.

La ressa (che non c’era). Questo spiega anche perché, a quanto pare, non c’è stata la fila per accettare l’incarico. Sembra proprio, infatti, che l’ingegnere non abbia dovuto poi sgomitare per arrivare ad accalappiare il contratto. Se non altro perché in lista c’era solo lui. E si può anche capire perché.

Grandi urbanistica, piccoli incarichi

Foto © Can Stock Photo / Jan Pietruszka

La prospettiva. Tutto questo, ovviamente, non è un reato. Ma una domanda è legittima (ed anche scontata). Come si fa a dire, da una parte, che ad Anagni la seconda parte della consiliatura è quella che verrà dedicata alla grande progettazione?

Progettazione per cambiare il volto della città con una prospettiva di decenni mentre, dall’altra parte, si affida l’urbanistica ad un tecnico nominato part time? E in ossequio all’art. 110 (quindi legato, di fatto, alle sorti della maggioranza)?

Verrebbe da chiedersi, appunto: In che senso?