Valle del Sacco, l’emergenza non c’è più: rivedete il perimetro

Confagricoltura Frosinone sugli scudi per ricondurre il Sin Bacino del Fiume Sacco alla sua vocazione. Che passa per i prodotti della terra. E per la scomparsa del pericolo contaminanti. Con il pannicello degli indennizzi speed e con un restart che tarda ad arrivare.

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Una mappa che va aggiornata, perché è vecchia di anni e perché vincola i terreni agricoli alle analisi che ne avevano bloccato l’utilizzo quando verificare era necessario. E l’utilizzo era quello della coltivazione.

L’emergenza ambientale di 15 anni fa mise dei paletti che oggi sono anacronistici e dannosi. La richiesta è dunque di creare una nuova mappa della perimetrazione dei terreni agricoli ripariali:  quelli che sono tra la terra e un corso d’acqua che scorre in superficie. Una mappa da ri disegnare sulla base di nuovi monitoraggi e di nuove analisi: da effettuare su terreni e prodotti agricoli.

Confagricoltura scende in campo per la Valle del Sacco

Perché se da quelle analisi non dovesse emergere la presenza di contaminanti i terreni dovranno subito tornare ad essere coltivabili. Pena il crash di un’economia di settore già troppo bastonata negli anni.

È la richiesta lanciata dagli agricoltori della Valle del Sacco nel Basso Lazio, danneggiati dallo stato di emergenza ambientale del 2005. L’anno in cui si scoprì che nel fiume Sacco erano presenti livelli di beta-esaclorocicloesano (beta-HCH) oltre i limiti di legge. Livelli rilevati in campioni di latte e foraggi prelevati da alcune aziende della zona di Colleferro e del circondario.

Confagricoltori: danni mai risarciti

L’area, recentemente riperimetrata nel Sito di Interesse Nazionale (Sin) ‘Bacino del fiume Sacco‘, è in attesa di bonifica. E Confagricoltura Frosinone promette battaglia sul tema.

Lo fa con una nota molto chiara. «L’emergenza della Valle del Sacco, ormai dal maggio 2005, penalizza profondamente la vita delle aziende agricole del territorio. Fino ad oggi, a fronte delle ingenti somme spese per analisi la ‘perimetrazione provvisoria’ è ancora in vigore. Solo per la prima caratterizzazione sono stati spesi 323.658 euro. Tutto questo con il blocco di ogni attività agricola e danni ingenti mai risarciti».

La cosa imbarazzante sono i risultati. Perché gli agricoltori di Confagricoltura puntano il dito su un dettaglio. Tutto sta avvenendo nonostante «le analisi dimostrino la conformità dei terreni. Sancendo inoltre la possibilità per gli agricoltori di tornare ad utilizzarli. È dunque decaduta, ormai da sei anni, la giustificazione dell’urgenza. Motivo per cui Confagricoltura Frosinone chiede che si tenga conto degli esiti delle analisi effettuate».

Non è chiaro? Per l’organizzazione degli agricoltori non c’è più uno straccio di motivo per bandire la coltivazione da quei terreni. E qualcuno deve prendersi la responsabilià di sbloccarli.

Contro ogni evidenza scientifica

CONFAGRICOLTURA

La spiega meglio Fabio Corsi, che di Confagricoltura Frosinone è il vicepresidente.

Gli agricoltori non sono contrari al blocco dei prodotti. Ma ci deve essere una giustificazione a quello stop. Ed un risarcimento. Tuttavia, la categoria ritiene «intollerabile il blocco contro ogni evidenza scientifica. Si sta impedendo di produrre su terreni bloccati non in virtù di evidenze scientifiche, bensì di un provvedimento iniquo e superato».

Non è chiaro? Per Confagricoltura il provveidmento di legge che blocca le coltivazioni in tutta la Valle del Sacco poteva avere un senso quando è stato adottato. Ma ora non più: è superato. Non c’è uno straccio di evidenza scientifica al quale appoggiarlo.

Di più. «Si sequestrano prodotti che all’esito delle analisi non sono semplicemente conformi. Questo perché i contaminanti sono presenti nei limiti di legge, ma spesso sono addirittura ‘non rilevabili’ o ‘al di sotto dei limiti di rilevabilità».

Prodotti genuini, senza inquinanti: meno di quelli registrabili dagli strumenti.

Corsi poi incalza. «In questo modo facciamo un danno doppio: all’agricoltore e al consumatore. A quest’ultimo facciamo mangiare prodotti di dubbia provenienza e spesso non controllati affatto e/o difficilmente controllabili. Inoltre, è lecito chiedersi, in tempi drammatici come questi, se abbia un senso a distanza di 15 anni parlare ancora di emergenza. Il tutto dopo aver speso risorse pari a 34.640.000 euro».

In 15 anni non un solo mq bonificato

La Valle del Sacco

Poi la chiosa. «La causa di tutto ciò è imputabile ad una disinvolta e inattinente gestione di tutti gli organi preposti. Organi che in 15 anni ancora non sono riusciti a bonificare un metro quadro di terreno agricolo».

Sul tema indennizzi Confanrigoltura Frosinone è lapidaria e snocciola cifre da paradosso. A fronte dei 97 milioni stanziati, agli agricoltori sono andati soltanto poco più di 100mila euro. Questo perché il bando per la richiesta dei ristori è durato solo sei giorni e molte domande sono state scartate.

Del Greco: chiederemo i danni

Vincenzo Del Greco Spezza, presidente di Confagricoltura Frosinone, è perentorio. «Ora però chiediamo che vangano riaperti i termini di presentazione delle domande. E che venga data la possibilità di ripresentare l’istanza per coloro che non hanno avuto notizia. Anche per coloro che hanno presentato una richiesta incompleta o parziale. Oltre gli indennizzi Confagricoltura sta valutando di far partire un’azione risarcitoria».

A favore di chi? «Di coloro che pur avendo accertato l’inesistenza di qualsiasi forma di contaminante continuano a subire un blocco. E con esso a subire un danno di immagine ingiustificato».

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