Via i veleni dalla Valle del Sacco: ma il M5S snobba il suo ministro

Il ministro M5S firma l'accordo per la Bonifica della Valle del Sacco. ma nessuno dei parlamentari del suo Partito è presente. Zingaretti: ecco perché è un'intesa rivoluzionaria. Chi gestisce i soldi. Entro quando i risultati

Strana gente questa del Movimento 5 Stelle. Per la prima volta nella storia un loro ministro viene a Frosinone. Sale nel Palazzo di Governo. Firma un provvedimento che vale 53 milioni euro e soprattutto avvia l’iter per cancellare mezzo secolo di veleni industriali dalla Valle del Sacco. Ma loro non si fanno vedere. Nemmeno uno dei tre deputati eletti a Montecitorio con i voti pentastellati della provincia dei Frosinone.

Impegnati nel lavori alla Camera dei Deputati. Non come avveniva prima. Quando i deputati del territorio scortavano come ombre i ministri dal momento in cui calpestavano il suolo del loro collegio elettorale. Come a dire: qui i voti li prendo io con il lavoro che faccio per i nostri elettori.

L’accordo per la Bonifica

Non è un accordo di poco conto quello che il ministro dell’Ambiente della Tutela del territorio e del Mare Sergio Costa in mattinata è venuto a firmare. Ha una forte valenza per i territori. Un enorme peso politico.

«Ecco la rigenerazione. Consentitemi una battuta: ecco i cantieri che voglio aprire. Il famoso cantiere ambiente, che presentero’ come disegno di legge governativo entro due settimane da oggi ha questo senso: noi apriamo i cantieri che tutelano l’ambiente. E aprendo quei cantieri diamo risposte ai cittadini, ci mettiamo in linea con l’Europa, dove ormai abbiamo acquisito una condizione di leadership ambientale, sul contrasto ai cambiamenti climatici, che toccano la vita nostra, dei nostri figli e nipoti».

Intesa pilota, da Frosinone all’Italia

È l’accordo che avvia l’iter per la bonifica della Valle del Sacco. Un accordo – pilota che verrà replicato in tutta l’Italia se darà risultati positivi. «Certo che li darà» risponde subito il ministro.

Cosa ha di tanto differente dagli altri? Che l’area industriale della Valle del sacco non è un cimitero industriale, non si tratta di un sepolcro con i veleni avanzati dai cicli produttivi di stabilimenti ormai morti. Così sono quasi tutti gli altri 47 Sin (Siti inquinati di interesse nazionale) in Italia.

La Valle del sacco è un’area nella quale le industrie lavorano, il sindaco di Anagni ha 7 richieste per l’ampliamento o insediamento di stabilimenti. È un’area industrialmente viva nella quale però sono sedimentati cinquant’anni di veleni, residuo dei cicli produttivi scaricati nel fiume Sacco, Primo tra tutti i beta esacloro cicloesano.

Dove sta la novità? Che in Ciociaria è stato messo a punto un modello nuovo. L’Europa ci ha messo i soldi, il governo nazionale ci ha messo il contesto normativo, la Regione Lazio è il soggetto attuatore che anticipa i soldi. Soprattutto c’è stato un ‘attivismo silente’ della Prefettura: ha coinvolto i Comuni facendo in modo che ciascuno di loro avesse un ruolo attivo nella realizzazione della bonifica.

Follie burocratiche

Ma cosa ha fatto il Governo gialloverde del ministro Sergio Costa? Risolto una follia amministrativa lasciata in sospeso dai precedenti governi.

In pratica: se un’azienda voleva insediarsi nel Sin della Valle del Sacco doveva prima far analizzare il terreno e caratterizzare le sostanze trovate lì dove intendeva impiantare lo stabilimento.

E poi? Poi boh! Perché mancava una tabella ministeriale con la quale confrontare i risultati della caratterizzazione: al massimo tot di questo e non meno di quest’altro.

«Usciamo dalla logica che l’ambiente abbia un colore politico e un’appartenenza. L’ambiente è quella materia su cui non ci sono colori o appartenenze ma solo soluzioni. Esistono istituzioni che parlano e cercano soluzioni per essere ‘serventi’ rispetto al cittadino». ha evidenziato il ministro.

Nicola: Qui le cose si fanno 

 Chi si è rimboccato le maniche ed ha realizzato lo schema sul quale si è innestato il Governo è stata la Regione Lazio. Non esita a definire l’accordo «Un protocollo che può segnare un passaggio di fase storico».

Nicola Zingaretti ricorda a tutti che la Valle del Sacco è il terzo sito più inquinato d’Italia. Lì si scaricava il blindano quando a Colleferro esisteva ancora la Bomprini Parodi Delfino: pezzi di storia industriale nazionale.

Tra i vari governi c’è stato chi ha giocato sulla pelle dei cittadini. Il Governo Monti ad esempio. Non aveva i soldi per fare la bonifica. E allora? Ha declassato l’area a Sito di Interesse Regionale: cioè i soldi della bonifica dove tirarli fuori la Regione Lazio. Ben sapendo che nessuna Regione italiana ha le risorse per affrontare un’impresa del genere.

Nicola Zingaretti mette in chiaro che quel declassamento «voleva dire abbandonare quell’area a se stessa perché nessuna Regione avrebbe mai avuto la forza di occuparsi di una questione simile. Abbiamo fatto ricorso al Tar, vincendolo, e a abbiamo aperto un’interlocuzione con le istituzioni e le categorie. Oggi con la firma dell’accordo di programma siamo a un punto storico».

Dodici progetti

Un accordo che vede i Comuni parte attiva. Saranno 12 i progetti di riqualificazione, 10 per i siti della provincia di Frosinone e 2 del distretto di Colleferro. «Faremo di tutto per aiutare, in quanto soggetto attuatore, gestendo il fondo unico di finanziamento per una partecipazione del territorio– ha spiegato Zingaretti– Istituiremo un Comitato di indirizzo e controllo e apriremo un sito open data affinche’ tutti possano sapere in diretta qual e’ lo stato di attuazione e di trasparenza delle procedure di gara».

I soldi? Ci sono. Il Governatore assicura che nel bilancio regionale ci sono risorse per la repressione dei reati ambientali. È previsto un ruolo dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambente. E la collaborazione con i Carabinieri forestali.

Conoscere è l’arma contro i clan

Con la firma del protocollo «si apre la stagione della bonifica e del risanamento e rafforziamo il contrasto alle forme di inquinamento».

Nicola Zingaretti spiega la rivoluzione dell’open data: tutti i dati devono essere pubblici e consultabili dai cittadini. «La conoscenza – spiega Zingaretti – è l’arma più forte contro la malavita organizzata e le sue infiltrazioni. Qui non mettiamo solo toppe, dobbiamo avere una progettualità che chiami nel territorio realtà industriali che hanno fatto della sostenibilità per lo sviluppo una delle loro peculiarità».

Il Governatore del Lazio ricorda da dove è nato tutto l’iter. È partito nel periodo in cui Mauro Buschini era assessore regionale al ciclo dei Rifiuti nel Lazio. E Nazzareno Pilozzi a Montecitorio proponeva un emendamento in appoggio nazionale a quella strategia locale. «Mi permetto di ricordare – ha detto Nicola Zingarettiche questo lavoro è stato avviato dall’allora assessore Mauro Buschini quando faceva parte della mia precedente giunta».

Scritto dal basso

La grande novità di questo accordo è che non è piovuto dall’alto o da dietro una scrivania. È il risultato di una condivisione. Alla fine si è trovata la sintesi. Stabilisce ruoli precisi e, individua tempi di attuazione esatti, infligge sanzioni penali per chi non raggiunge in tempo i traguardi.

Si dà subito il 10 per cento ai Comuni e il restante 85% a stato avanzamento lavori.

Soprattutto c’è la valutazione epidemiologica del sito: è un’altra delle novità.

I risultati? Già tra sei mesi si inizieranno a vedere. Nicola Zingaretti ed il ministro costa ne sono convinti.

Ma tanto, gli unici che avrebbero potuto contestare, il Movimento 5 Stelle del territorio, non c’era.

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