Perché in Veneto si vola ed in Ciociaria si affonda

Il triangolo industriale italiano si è messo al passo con i grandi poli industriali europei. Cassino ha un polo industriale avanzatissimo ma non sono state sviluppate politiche capaci di risollevare un'intera area. Gli appelli inascoltati. I provvedimenti elemosina. E la mancanza di una seria agenda per il futuro. Avranno la capacità di scriverla i nuovi governanti?

Lo scrive Il Corriere della Sera:

Il punto di partenza di Valerio (ndr: Carlo Valerio è il presidente della Confapi di Padova) è uno studio condotto dalla sua associazione sulla base di dati di Eurostat: nel 2017 – ecco il punto focale della ricerca – la disoccupazione in Veneto si è attestata al 6,3%, simile al 6,4 della Lombardia e al 6,6 dell’Emilia. Un dato che spinge il nuovo triangolo industriale italiano fuori dalla crisi lo mette al passo con la Germania anche se l’Est Europa fa ancora meglio (Romania 4,6%, Ungheria 3,9, Repubblica Ceca 2,3). Se si prende poi Padova come punto d’osservazione si scopre che nell’ultimo anno sono nati 6.370 nuovi posti di lavoro, 2.000 dei quali appannaggio di cittadini stranieri.

Da queste statistiche – osserva Valerio – discendono due considerazioni: La prima: la ripresa è in essere. La seconda: ci sono settori interamente occupati da stranieri. Cosa accadrebbe se queste persone rientrassero nei loro paesi di origine dove oggi esiste quell’offerta di lavoro che ieri mancava? Il tema è scomodo e può non piacere ma credo vada affrontato con più programmazione e meno demagogia”.

 

Tutto questo in Veneto.

 

Nelle province di Frosinone e Latina, invece, la Filca Cisl ieri ha reso noti i numeri del tracollo dell’edilizia: dal 2008 al 2017 i posti di lavoro persi sono stati 14.000, con 1.700 imprese chiuse, 100 milioni di euro di massa salari persa per i lavoratori, 12 milioni di ore lavorate in meno. (leggi qui Edilizia in ginocchio: persi 14mila posti di lavoro nelle province di Frosinone e Latina)

 

In Ciociaria da anni si contano i danni, ma nulla si fa per provare ad invertire la tendenza. Il Veneto è un’altra realtà, ma non è che lì i risultati sono piovuti dal cielo.

Ci sono diverse considerazioni da fare. La prima: ai nostri politici, ad ogni livello (parlamentare e regionale) abbiamo smesso di chiedere risultati. Ci siamo lasciati scorrere addosso di tutto: la bonifica della Valle del sacco, l’aeroporto low cost, l’interporto, la metropolitana leggera, il collegamento veloce con Roma. Di tutto. Senza che poi sia successo nulla.

Nel frattempo migliaia di imprese (piccole, medie, grandi, multinazionali) hanno chiuso o sono andate altrove. Così come tanti negozi si sono arresi, specialmente nell’artigianato. Nulla è mai successo, salvo la conta dei danni e la moltiplicazione degli osservatori.

E se qualcuno ha provato a fare un’analisi, è stato subito tacciato di populismo e demagogia. Non è così.

 

Dobbiamo avere il coraggio di chiedere ai parlamentari Francesco Zicchieri, Francesca Gerardi, Gianfranco Rufa (Lega), Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia), Luca Frusone, Ilaria Fontana, Enrica Segneri (Cinque Stelle) una strategia da tenere in Parlamento per dare a questo territorio prospettive in termini di infrastrutture e insediamenti industriali o commerciali?

Nella scorsa legislatura abbiamo ottenuto il riconoscimento dell’Area di Crisi Complessa e della Zona Franca Urbana per Sora. Non è con soluzioni simili che si costruisce un fenomeno come quello del Veneto.

Soprattutto nulla è stato fatto  per agganciare la grandissima occasione di traino rappresentata dall’immenso sforzo progettuale e di sviluppo attuato da Fca sul Cassino Plant. Oggi è una piattaforma all’avanguardia dalla quale nascono Giulia e Stelvio. Ma in pochissimi anni rischia di essere obsoleta (leggi qui Il futuro di Fca Cassino dopo l’addio di Marchionne). C’è un’agenda che i nostri parlamentari intendono scrivere per evitare che Cassino plant diventi obsoleta?

 

Allo stesso modo, nulla è stato fatto per dare una risposta agli allarmi lanciati in tutte le sedi dal vice presidente degli industriali italiani Maurizio Stirpe. Ha avvisato che il futuro renderà inutili decine delle attuali qualifiche e cancellerà migliaia di posti di lavoro. Ma ne nasceranno altri, legati al 4.0. (leggi qui Maurizio Stirpe: chi si ferma è perduto «Siamo ancora troppo indietro») Mancano però le leggi che consentano di sperimentare e che incentivino a farlo, come invece accade nei Paesi in cui risiedono i nostri principali competitor (leggi qui Stirpe frusta la politica: «Si lanciano allarmi e poi si fa nulla. Troppe chiacchiere»). Il risultato è che già oggi, in Italia ci sono 280mila posti di lavoro che non possono essere assegnati perché mancano quelle specializzazioni. (leggi qui La profezia di Stirpe si avvera: mancano 280mila tecnici e non li abbiamo)

 

Vogliamo avere il coraggio di reclamare la stessa agenda ai consiglieri regionali Mauro Buschini, Sara Battisti (Pd), Pasquale Ciacciarelli (Forza Italia) e Loreto Marcelli (Cinque Stelle)?

Perché negli anni passati fu la Regione Lazio a creare il Polo Logistico al servizio della Fiat di Cassino. E che ha contribuito a determinarne la sopravvivenza

 

Vogliamo avere il coraggio di dire che il peso politico non si calcola in base al numero dei comunicati stampa che ormai nessuno legge?

Vogliamo avere il coraggio di dire alle associazioni di categoria (tutte, nessuna esclusa) che è arrivato il momento di mettersi in gioco fino in fondo altrimenti la rappresentanza degli associati non ha più ragione di esistere?

E vogliamo avere il coraggio di dire alle stesse associazioni di categoria che dovrebbe profondere le stesse energie che mettono per ottenere posti nei CdA degli enti intermedi in un’azione sinergica per il territorio e per le imprese della Ciociaria?

Altrimenti, continueremo a prenderci in giro. Da decenni la classe politica locale non produce un solo risultato per questa provincia.

Lavorino invece di giocare a fare gli statisti.

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