Venturi sbatte la porta. A Marini torna la voglia

Il Partito Democratico finisce in frantumi. A Frosinone come a Cassino ed a Sora. Le chiacchiere politiche sono evaporate ancora una volta. E sempre di fronte allo stesso fronte: la scelta del candidato da schierare alle elezioni comunali.

Come anticipato due giorni fa da Alessioporcu.it (Leggi qui) il segretario cittadino del Pd di Frosinone Norberto Venturi ha ufficializzato la sua rinuncia. Ed ha confermato cha c’era un patto per farlo scendere in campo, senza primarie e senza divisioni. (leggi qui) Ma pure quello è evaporato.

La scelta dei candidati è sempre stata un momento drammatico nella storia di tutti i Partiti politici. Nella prima come nella seconda Repubblica. Chiunque abbia esperienza conosce i trucchi ai quali era costretto a ricorrere Cesare Fardelli per tenere unita la Dc di Cassino: viaggiava con cinque diverse liste, una per ogni tasca; in ciascuna veniva indicato un candidato sindaco differente. A seconda del pretendente che incontrava, estraeva la lista nella quale veniva indicato lui come candidato, assicurandogli che i giochi erano già fatti. Alla fine, il candidato era nessuno di quei cinque. Ma la Dc vinceva sempre. Con qualche trauma. Ma senza rotture.

Nel Pd di oggi non è così. Il trauma è lungo, prolungato, annunciato e mai evitato. A Cassino come a Sora. E ora a Frosinone. Dove Venturi scrive «Non sarò candidato alle primarie del Pd». E si toglie subito il sassolino dalla scarpa. «Il circolo del Pd, all’indomani del congresso di due anni fa, ha ritenuto di intraprendere un percorso politico che portasse alle elezioni amministrative del 2017 in maniera unitaria al fine di scongiurare le divisioni che portarono alla sconfitta di 4 anni fa». Tradotto significa: due anni fa mi avevate detto che sarei stato il candidato sindaco di Frosinone e di comportarmi di conseguenza. Perché non dovevano esserci divisioni.

«L’obiettivo era quello di sostenere alle primarie un unico candidato da contrapporre ad altre candidature all’interno e fuori dal partito, che tuttavia non avevano seguito un percorso diverso, non partecipando di fatto alla vita del circolo e sicuramente non protagonisti di quella fase unitaria che ci ha consentito di limitare le contrapposizioni. La mia disponibilità». In pratica: due anni fa avevamo stabilito che sarei stato il candidato unitario del Circolo, da contrapporre ad altri candidati di area o del Pd. Ma avevamo detto che per Cristofari non c’era spazio: perchè nel 2012 era stato protagonista di una rottura, negli anni successivi è stato fuori dal Pd.

Il terzo passaggio della lettera di addio di Venturi reciterà: «Oggi le condizioni sono mutate e l’ipotesi di un candidato unico del circolo non è più praticabile per sopravvenute scelte diverse da parte di alcuni». Tradotto: vi siete rimangiati gli impegni e allora io non ci sto più.

Il Pd rischia di avviarsi verso un nuovo bagno di sangue. Da giorni l’ex sindaco Michele Marini sta consumando la vendetta attesa per quattro anni e mezzo. Sta logorando il Pd a fuoco lento. Un modo per restituirgli la cortesia ricevuta nel 2012 quando stava per puntare al secondo mandato ma venne delegittimato in ogni modo: proposta di candidatura a Cristofari, tentativo di convergenza su Marzi, puntando su di lui solo a metà e solo dopo averlo torturato per mesi. (Leggi qui)

A tutti sta facendo credere che sia possibile una mediazione. Dice che oramai ha dato e che vent’anni in amministrazione possono bastare. La verità non è questa.

La verità è che, con questo quadro, seimila voti al primo turno possono bastare a per agguantare il ballottaggio. Ma tremila voti sono sufficienti per condizionare il risultato.

Come emerge dall’intervista rilasciata a Il Messaggero.
 
 

LUCIANO D’ARPINO per IL MESSAGGERO ED.FROSINONE

«Ma lo sa che la gente per strada, anche chi non mi conosce, mi ferma e mi chiede: E’ vero che si ricandida a sindaco? Se lei si ricandida io la voto. Io non sto facendo nulla ma le pressioni sono tante. A questo punto qualcosa farò ma non ho ancora deciso». A parlare è l’ex sindaco di Frosinone Michele Marini proprio nel giorno in cui il Pd cittadino ha certificato, ancora una volta, la sua frammentazione con il ritiro dalle primarie del segretario Norberto Venturi.

Le parole di Marini non significano che lui intenda partecipare in extremis alle primarie del Pd contro Fabrizio Cristofari e contro Alessandra Maggiani, ma solo che non ha abbandonato del tutto la tentazione di correre a sindaco da solo con il suo consistente pacchetto di voti. Il sogno sarebbe quello di giocarsi tutto al ballottaggio con il primo cittadino uscente Ottaviani.

Evidentemente a Marini non sono bastate le scuse di Cristofari per il pasticciaccio del 2012 quando lasciò la segreteria del Pd per appoggiare Marzi contro lo stesso Marini.

«Con lui mi sono chiarito – spiega ora Marini – ma la premessa è stata che per me Cristofari non può essere il candidato del Pd dopo quello che è accaduto. D’altronde l’avevo detto chiaramente anche ai maggiorenti del partito. Si facciano le primarie di coalizione: il Pd presenti un altro candidato e si presenti pure Cristofari, come esponente della società civile, e decidano gli elettori. Ma hanno scelto un’altra strada».

Ancora una volta, quindi, il partito non l’avrebbe ascoltata minimamente…
«Infatti. Accadde già allora quando nel 2014 fecero rientrare Cristofari nel partito senza dire una parola sulla vicenda del 2012. Una cosa inaccettabile. La stessa cosa si è ripetuta ora quando sono venuti a dirmi: Marini, senza il tuo appoggio non si vince. Ma come: voi rompete il vaso e poi chiedete a me di rimettere insieme i cocci? Troppo comodo. Dal partito non c’è stata mai una parola di chiarimento».

All’ex sindaco non va giù che si sia tentato di fargli ingoiare il rospo di quella candidatura facendo finta di nulla. Anche perché Cristofari ci ha messo del suo e ha peggiorato le cose quando, in una replica, ha affermato che le amministrazioni Ottaviani e Marini erano state le peggiori degli ultimi 10 anni. Un disastro tattico e strategico.

«Ho sentito – aggiunge Marini – che ora anche Venturi si ritira alle primarie quando era stato uno dei nomi indicati dal Circolo cittadino. Ora spero che non verranno a dirmi che anche questo è colpa mia».

Ma forse Venturi si è ritirato anche perché lei non ha detto chiaramente che lo avrebbe appoggiato contro Cristofari…
«E perché avrei dovuto visto che c’era il problema di fondo che avevo posto? Peraltro anche Venturi, che era segretario cittadino già quando rientrò Cristofari, non disse una parola per stigmatizzare i comportamenti passati che portarono alla vittoria imprevista di Nicola Ottaviani».

Marini, quindi, continua ad avere il dente avvelenato con il partito che non lo sostenne pienamente nel 2012 e che ancora oggi sembra chiamarlo in causa solo in maniera strumentale…
«Quella vicenda fu il tana libera tutti nel partito – conclude – e da allora sono arrivate le sconfitte in serie alle amministrative. Basti considerare l’ultimo caso clamoroso di Cassino».

Per non parlare delle prossime Comunali di Frosinone che per il Pd si preannunciano da incubo.

 

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