Contrordine candidati: il dibattito adesso si può fare

Gli sfidanti ci ripensano e sono pronti a sostenere il confronto con il sindaco Simone Cretaro. E scrivono le regole. Che sono le stesse in vigore per la Par Condicio.

Monia Lauroni

Scrivere per descrivere

I Cinquestelle mettono il broncio a Cassino e il turbo e Veroli. Sono loro, i pentastellati ernici in corsa per Piazza Mazzoli a lanciare per primi la proposta di un dibattito e tre: dibattito bis dopo quello abortito per (sedicenti) vizi di imparzialità attribuiti alla conduzione dell’evento affidata all’evergreen Egidio Cerelli. (leggi qui Salta il confronto tra i candidati. La colpa? È sempre dei giornalisti).

Nella Città Martire il M5S aveva storto il naso di fronte alla ventilata conduzione di Alessio Porcu del faccia a faccia a cinque per le amministrative, sostenendo che non potesse arbitrare un confronto nel quale ci fosse la loro presenza in quanto denunciato da tale onorevole Trano del M5S (Porcu appende un’altra medaglietta al petto, i suoi legali si sfregano le mani per la prospettiva di un nuovo facile incasso per la lite temeraria). Il dibattito cassinate alla fine c’è stato ma senza il loro candidato.

A Veroli l’aspirante primo cittadino Fabrizio Cretaro ha fatto Verbo del Codice cavalleresco vergato dal colonnello Jacopo Gelli nel 1879 per i duellanti ed ha lanciato il guanto di sfida. Guanto e regole. L’incontro fra lui, l’altro sfidante Marco Bussagli ed il sindaco uscente Simone Cretaro dovrà consentire pari condizioni. Dovrà applicare “i principi di parità ed equità di trattamento“, con medesimo tempo per gli interventi, ordine di inizio “stabilito da un sorteggio” effettuato in esordio e con ordine eccentrico (A-B-C/C-B-A). Il moderatore dovrà essere “super partes” e per esporre le loro ricette amministrative i candidati avranno 10 minuti cadauno, su un eguale numero di quesiti, con 2 minuti per candidato, repliche aperte ma conchiuse in 30 secondi e appello finale per oguno dei contendenti di massimo un minuto. Firma in calce e birba chi non sottoscrive. (In pratica è il regolamento adottato a Cassino, tranne per il sorteggio su chi dovesse iniziare: si è utilizzato l’ordine di apparizione in lista prendendo per buono il sorteggio già fatto in tribunale).

Mancano i padrini e Vittorio Gassman che si strafoga di baccalà e caciottelle in carrozza con Paolo Panelli nella celeberrima scena de Il Conte Tacchia e il cerchio è completo per la fase che, nella meravigliosa pellicola che ci viene incontro, era annunciata dalla celeberrima “chemise du massacre” (non specifichiamo il colore della medesima per par condicio, ricordiamo solo che la Francia in quel frangente le buscò).

La sfida di Cretaro, quello pentastellato, è stata lanciata ieri, 10 maggio, alle 3 del pomeriggio. Alle 22 è arrivato un “Favorevole al confronto” di Marco Bussagli talmente perentorio che a paragone l'”Obbedisco” di Garibaldi pare un monologo di Carmelo Bene. Firma in calce pure lui e strabirba chi non sottoscrive.

Simone Cretaro per ora non è (ancora) pervenuto, almeno nella parte social della tenzone. Lui, i suoi sassolini dalla scarpa se li era già tolti accettando il primo incontro e monologando per assenza di contendenti. Tuttavia rumors e alcune anticipazioni pubblicistiche darebbero il dibattito bis e a tre, quello ortodosso, quello buono con un moderatore proveniente, pare, da Ganimede luna di Giove, in calendario per il 23 maggio. (Se vogliono, Alessio Porcu è disponibile ma poi lo devono invitare a cena ed il che è capace di incidere sul Pil del collegio)

A ridosso dell’ora X. Nel 1992, con George Bush, Bill Clinton e Ross Perot a scornarsi in tv per la Casa Bianca, ci fu il memorabile dibattito a tre fra i loro vice, Dan Quayle, Al Gore e James Stockdale.

Quest’ultimo, un ammiraglione talmente pieno di nastrini, rapato e zero e dritto come una pertica da far piangere i bambini, non trovò niente di meglio da fare, con il microfono in mano, che prendersi da solo per i fondelli. Era un soldato, non un politico, aveva sopportato la prigionia in Vietnam, e il suo capo invece era un miliardario texano con il fisico di una bertuccia e il cappellone da vaccaro. La sola cosa di memorabile che seppe dire fu: “Chi sono io? Perché sono qui?“. E giù tutti a ridere.

Ma solo al momento, dato che Perot perse alla grande e molti diedero la colpa anche al suo ingessato secondo con gli alamari. Per capire se ci sarà uno Stockdale di Veroli bisognerà attendere dunque ancora un po’.

Perché a noi non ce lo dicono, ma in fondo anche un sindaco è alla fine il secondo di qualcun altro che gioca una partita più grande. In una città che non è bagnata dal Potomac, ma dal biondo Tevere.

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