Le bande fanno saltare l’evento di Bussagli: a Veroli è polemica in 5 tempi

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Polemica a Veroli per l'evento del candidato di centrodestra Bussagli saltato per colpa delle... bande. E finisce in un crescendo rossiniano

Monia Lauroni

Scrivere per descrivere

Più di Cassino Veroli seppe far casino. Sotto gli Ernici le bande fanno saltare l’evento elettorale di Marco Bussagli e dalle sue parti si grida al complotto. Le bande non sono quelle armate, ma quelle che suonano, con pifferi, tromboni e grancassa.

Il sindaco Cretaro prende bacchetta e spartito. Risponde per le rime ma lo fa con qualche mal di pancia interno, che rientra in poche ore ma dà la cifra di una leggera dissonanza che in piena campagna elettorale fa riflettere. Ci sono primi violini che ambiscono a posti di pregio e a Veroli, si sa, c’è stato Uto Ughi, quando si dice “a cecio“.

“Music Power”, potere della musica, come, basculando dalla classica al rock, nella meravigliosa canzone dei Triumph, potere della musica e degli accordi, anche se accordi pre elettorali. Ma procediamo per gradi, anzi per tempi.

Primo tempo: Adagio

Per la serata di ieri era prevista la serata conclusiva del Festival delle bande, kermesse neutra e all’aperto, in Piazza Santa Salome. Alle 21 era in cantiere invece, nel locale dell’Aula Magna, l’evento politico del candidato sindaco del centro destra Marco Bussagli.

Secondo tempo: Andante moderato.

Alle 21.30 davanti l’Aula Magna una calca di persone rumoreggia come nel Crepuscolo degli Dei di Wagner: sono i supporters di Bussagli che attendono di entrare nella Aula Magna per il loro comizio. Ma l’aula è occupata. Da chi? Dalle bande, che a causa del maltempo e con il palco già montato in piazza sono state costrette a spostare il loro evento indoor. E, fra prove ed esibizioni, si stanno mangiando una buona fetta del “tempo di Bussagli”.

Terzo tempo: Marcia-Moderato

La folla del centrodestra verolano inizia a diradarsi per stanchezza e le bande si apprestano all’ultima cavalcata di pentagramma, ma la frittata è ormai fatta. Nell’aria sembrano aleggiare, beffarde e leggiadre, le note dei Pini di Roma di Ottorino Respighi.

Quarto tempo: Vivace.

In serata il candidato Bussagli prende lo spartito e suona la sua sinfonia in un post su Facebook, indubbiamente è la Numero 7 di Sostakovic, rabbiosa ma di assoluto equilibirio, mesoterica in senso classico.

Nel post si parla di “discutibile organizzazione della Vostra Amministrazione. Siamo felici che la musica abbia fatto trionfale ingresso a Veroli e che giovani musicisti siano stati premiati, ma iniziative lodevoli di questo genere, non possono mortificare il libero svolgimento delle manifestazioni democratiche in periodo elettorale, per il rispetto dei cittadini. I disagi sono stati notevoli e il freddo ha spinto i convenuti ad andare via dopo un’ora e 25 minuti di attesa inutile, pertanto siamo costretti a dover rimandare il comizio non per nostra scelta“.

Quinto tempo: Vivacissimo

Il Vivacissimo tocca a Simone Cretaro che spiega l’accaduto ad AlessioPorcu.it e fa come Mahler quando grazie a Julius Epstein riuscì a spiegare ai docenti del Conservatorio di Vienna che i compagni di studi lo odiavano perché era bravo: palco già montato in piazza per le bande, maltempo birbaccione che costringe tutti a cercare un luogo al coperto, scelta obbligata dell’Aula Magna perché con così tanti partecipanti era la sola location peraltro già usata per le prove dell’evento.

E biscroma finale agli avversari elettorali: “Nel pomeriggio (i bussagliani – ndr) sono stati avvertiti di possibili ritardi, ed è stata proposta loro la galleria La Catena. La stessa soluzione è stata riproposta in serata dai vigili presenti. Ovviamente per una questione di principio, l’invito è stato declinato“.

Pare chiusa lì ma giusto mentre gli spartiti di questa sinfonia ernica si chiudono arriva un crescendo rossiniano di quelli che seminano panico pure fra i sordi: la gestione della faccenda non è piaciuta a tutti e qualche mal di pancia rumoreggia anche fra i più fedeli. Come quando Bob Dylan abbandonò il folk per l’electric blues: ti amiamo comunque ma che diamine Bob.

Insomma, solo per qualche ora a Veroli pare aleggiare una nuova musica: come quando Blackmoore abbandonò all’improvviso i Deep Purple per andare a fondare i Rainbow e mettersi sotto contratto della storica etichetta rivale dei suoi ex compagni, la Polydor.

E, fuor di spartito, questo dicono i rumors: che a Festival già iniziato qualcuno ha preso d’aceto con il patron, come Al Bano quando andò a far grana in Russia.

Da Wagner ad Al Bano via Veroli. E che il rock ci perdoni tutti.

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