Cliccate e andate in pace: i 10 comandamenti del vescovo per chi va sui social

Foto © Can Stock Photo / audioundwerbung

Il vescovo ribadisce: su Facebook e tutti i social si fa peccato con più facilità. E lancia un 'decalogo' per far capire dove sia il peccato. E quanto sia facile commetterlo.

Il peccato si consuma sullo schermo dello smartphone. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e voce autorevole nella Conferenza Episcopale lo ha già detto due volte durante la Messa. Suscitando preoccupazione e diffidenza.

Aveva spiegato che un Like messo sotto un messaggio di insulti equivale ad appoggiare quell’insulto: ed è un peccato. Da confessare. Leggi qui “Mi piace” ad insulti o cattiverie è un peccato da confessare). Argomento sul quale era tornato poi durante lo scorso periodo di Quaresima: invocando un modo pacifico di dialogare, soprattutto nelle chat. (Leggi qui Quaresima. Mons. Spreafico: serve stile pacifico sui social).

Ad allarmarlo erano state soprattutto le parole di odio e rancore tirate fuori sui social durante il dibattiuto sullo spostamento della moschea di Frosinone. (leggi qui Io sto con i miei fratelli musulmani e la loro moschea).

I dieci comandamenti social

Il vescovo e la professoressa Pizzutelli durante la presentazione

Ci ha pensato su un po’. E questa mattina ha presentato, in occasione dell’incontro natalizio con la stampa, il “Decalogo sui Social“. Il vescovo lo ha illustrato insieme alla professoressa Anna Maria Pizzutelli.

A leggerli, c’è nulla di trascendentale. Norme di buon senso e buona educazione. Che fanno capire come entrambe siano scomparse dai modi d’agire di tanti.

Il decaolgo si apre ricordando che “Le persone che incontri sui social sono reali.Sono come te, persone che gioiscono, soffrono, amano… vanno sempre rispettate“. È un segnale per quelli che sfogano sulla tastiera la loro rabbia ed il loro rancore, dimenticando che colpiscono però persone reali, con i loro sentimenti e la loro sensibilità.

Prosegue dicendo “Le parole servono a comunicare. Danno senso a ciò che siamo e che viviamo… Non usarle male, possono ferire e anche uccidere. All’interno della diocesi di monsignor Spreafico non è ancora accaduto che qualcuno si sia tolto la vita a acusa degli odiatori. Ma se si va avanti di questo passo non è possibile escludere che prima o poi avvenga.

Segue poi un invito a riflettere. “Le parole hanno bisogno di essere pensate. Prenditi tutto il tempo necessario per scegliere quelle più adatte“.

Imparare a discutere

Facebook ed i peccati

Le parole sono sassi. Lo ricorda il quatro ‘comandamento’. Dice “Quello che scrivi sui social lascia un segno. È la tua impronta digitale che ti connoteràper lunghi periodi. Chiunque scriverà il tuo nome su un motore di ricerca vedrà questa impronta“.

Abbiamo dimenticato che possono esserci opinioni diverse e che è legittimo averle. Il quinto ‘comandamento’ ci ricorda che “Le opinioni sono opinabili mentre le persone sono intoccabili / sacre. Se qualcuno non la pensa come te non per questo è da odiare o da combattere o da insultare. È qualcuno con cui discutere… non un nemico“.

C’è poi la condivisione, micidiale canale sul quale viaggiano le fake news e si alimentano bugie e paure. Il decalogo ricorda che “La condivisione di immagini e post non è un gesto automatico. I testi e le immagini da condividere vanno letti e valutati… Se condividi una notizia falsa , anche tu contribuisci alla menzogna”.

Gli insulti sono insulti

La settima ‘raccomandazione’ va dritta al punto: “Gli insulti sono argomenti ed i like agli insulti sono… insulti”. Sembra di sentire il vescovo Spreafico.

Ci sono poi quelli che ci raccontano ogni momento della loro giornata: dal risveglio alla colazione, dall’arrivo in ufficio alle chiacchiere con le colleghe e via così fino a sera, il tutto accompagnato da foto. “La riservatezza della propria vita è un valore – ricorda il decalogo – Non è necessario scrivere proprio tutto di quello che fai”.

Ambrogio Spreafico

Si perde spesso il senso della misura. Ci ricordano allora il vescovo Ambrogio Spreafico e la professoressa Anna Maria Pizzutelli che “La corrispondenza tra quello che scrivi sui social e quello che diresti a voce è fondamentale. Non nasconderti dietro ad uno schermo“.

Si chiude con un elogio dell’amicizia. Spiegando che “I mila amici sui social non sono amici ma conoscenti. Impegna il tuo tempo per costruire e mantenere relazioni vere di amicizia ed affetto“.

A questo punti… cliccate ed andate in pace.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright