Via all’assedio di Fargiorgio: verso le dimissioni

Foto: Enrico Duratorre

Il sindaco finisce sotto assedio. Via alle dimissioni dalla Giunta. Lui anticipa Forza Italia ed azzera tutto dopo la prima rinuncia della Lega. Tenta una ricomposizione. Ma già lunedì, se ci saranno i numeri, potrebbero farlo cadere con le dimissioni in massa dal notaio

La proroga non è servita. L’ unica utilità del provvedimento con cui Mario Draghi ha spostato al 31 maggio i termini per approvare i Bilanci dei Comuni è stata quella di prolungare l’agonia. Nuvoloni sempre più minacciosi si addensano nelle ultime  ore sull’amministrazione comunale di Itri. È sempre di più concreto il rischio che il palazzo municipale di piazza Incoronazione subisca un nuovo commissariamento a cinque anni dall’ultimo provvedimento prefettizio. 

La mancata approvazione del Bilancio di previsione entro l’originario termine di legge del 30 aprile non è rimasta isolata. I dissapori tra il sindaco Antonio Fargiorgio, Forza Italia e Lega non sono stati neppure ridimensionati dalla proroga concessa al fotofinish dal governo Draghi. Ora ci sarà tempo fino al 31 maggio per approvare il Bilancio previsionale: ma non sarà la scialuppa di salvataggio per Fargiorgio. (Leggi qui E Fargiorgio si aggrappa alla scialuppa di Draghi).

Via alle dimissioni

L’assessore Mario Di Mattia (Foto: Enrico Duratorre)

Tutt’altro. Venerdì mattina il sindaco Antonio Fargiorgio si è visto recapitare sulla sua scrivania una lettera che in questa fase non avrebbe mai immaginato di ricevere. Sono le dimissioni dell’assessore leghista alle Attività Produttive Mario Di Mattia.

Due fogli con cui bocciare in maniera irrevocabile la gestione dell’attuale amministrazione e prenderne subito le distanze.  

Ma il vero segnale di isolamento politico per Fargiorgio è un altro. Più concreto e più grave. Maturato quando ha sollevato il telefono e chiesto un chiarimento al coordinatore cittadino della Lega di Itri. Raffaele Mancini pare gli abbia risposto: “Mario si è dimesso? Ma veramente? Non ne so niente“. Significa che lo hanno scaricato. Lo hanno abbandonato. Non vogliono continuare ad avere a che fare con lui. Ma soprattutto non intendono condividere lo stesso percorso che in autunno li porterà alle urne per eleggere il nuovo sindaco e la nuova amministrazione comunale.

Chi azzera prima colpisce due volte

Antonio Fargiorgio non è di primo pelo. La risposta della Lega è stato il chiaro segnale dell’avvio di un assedio intorno a lui ed alla sua amministrazione. Evidente quella che sarebbe stata la mossa successiva: le dimissioni e l’uscita dalla Giunta anche da parte di Forza Italia.

Prima che facciano loro, ci penso io“: nel pomeriggio di venerdì il sindaco, con un decreto ad hoc, ha poi azzerato le deleghe agli altri assessori. Prima che arrivasse il messo comunale gli assessori Anna Ciccarelli, Giovanni Colucci, Andrea Di Biase e Tiziana Ialongo hanno saputo dai social che non erano più in carica. Non lo saranno più? Dipenderà dagli sviluppi di questa crisi che sarà determinata nel ponte festivo del 1 maggio.

Le dichiarazioni del sindaco di Itri sono state al vetriolo. Il suo provvedimento di azzeramento della Giunta l’ha considerato “un atto assolutamente dovuto, perchè prima di ogni cosa c’è la dignità delle persone, una merce che mi pare stia diventando rara. Ho preso atto di una serie di ostacoli che sono stati frapposti ad un’amministrazione libera e fatta nell’interesse dei cittadini. Probabilmente pago alcune scelte che, a livello politico, possono aver dato fastidio a qualcuno. Ma non rinnego nulla: dalla campagna per la pubblicizzazione dell’acqua a quella sui pozzi in mano ad alcuni privati, sino a giungere alla vicenda del forno crematorio“.

Bastone e carota

L’ex sindaco Giovanni Agresti

Dichiarazioni che tracciano l’orizzonte politico. Per Fargiorgio i suoi attuali (e quasi ex) alleati Lega e Forza Italia si stanno spostando sulle posizioni dell’ex sindaco Giovanni Agresti.

La rottura non è ancora consumata. Il tempo gioca a favore. per questo nel decreto di revoca delle deleghe, Fargiorgio ha utilizzato un linguaggio più morbido sul piano istituzionale. Il suo obiettivo è tentare di ottenere un chiarimento – al momento complicato – per proseguire l’azione amministrativa. Il sindaco di Itri è il primo ad essere consapevole come Forza Italia e la Lega siano sempre più orientate a porre fine alla prima consiliatura. 

E l’ha anticipato: “Sento parlare di raccolta e  presentazione delle firme dal notaio per la mia decadenza. Sarebbe la più vile delle operazioni politiche: la presentazione di una mozione di sfiducia, la mancata approvazione del bilancio. Vorrò vedere chi in Consiglio non voterà un Bilancio che contiene misure in deciso favore dei cittadini, degli operatori commerciali e di tutte le categoriche economiche colpite dalla pandemia“.

Le due strade per la decadenza

Forza Italia e Lega ora hanno due strade davanti per mandare a casa Fargiorgio. La prima è, quella più insidiosa, della mozione di sfiducia da presentare e approvare in consiglio. Per avere questa possibilità sono necessarie sei firme, per approvare la mozione sono necessari invece nove voti, uno in più della metà del Consiglio.

Forza Italia fa affidamento sui consiglieri Anna Serena Ciccarelli, Nicola Orlando Di Fazio, Stefania Saccoccio; la Lega è rappresentata in aula da Enza Simeone ma non avrebbe alcuna voglia di sfiduciare il sindaco di Itri. 

I voti certi che arriverebbero dalle minoranze sarebbero, invece, quelli di Paola Soscia, Vittoria Maggiarra, Giuseppe Cece e Osvaldo Agresti. Troppo pochi per dare un seguito favorevole alla mozione di fiducia.

Cosmo Mitrano, Serena Ciccarelli e Antonio Fargiorgio

Tra i banchi delle minoranze siedono, poi, altri tre consiglieri. Il primo, l’ex assessore ai Lavori Pubblici Salvatore Ciccone da mesi non frequenta più il palazzo municipale e, dopo la revoca del suo mandato, ha deciso di smetterla praticamente con la politica. Il secondo ed il terzo potrebbero essere determinanti per l’una o per l’altra iniziativa (dimissioni davanti ad un notaio) degli ex alleati di Fargiorgio. Si tratta di Luca Iudicone e  di Salvatore Mazziotti. Il primo è stato già abbordato positivamente dal sindaco, il secondo sta decidendo “con molta sofferenza” cosa fare. 

La mozione di sfiducia è una strada più accidentata sul piano amministrativo ed il duo Forza Italia e Lega lo sa. Il presidente del consiglio comunale Piero Di Mascolo ha, infatti, dai dieci ai venti giorni di tempo (dalla presentazione) per portarla nell’agenda dell’assemblea. Si tratta di un tempo sufficientemente necessario per il sindaco per tentare di ricomporre un vaso in frantumi e approvare anche il bilancio di previsione 2021.

Per evitare di attribuire del tempo prezioso a Fargiorgo si sta valutando l’opzione, più frontale, delle dimissioni in massa e contestuali protocollate davanti ad un notaio. Ad Itri ce  ne sono due, disponibili già nelle giornate di lunedì e martedì a raccogliere le dimissioni dei consiglieri comunali. Servono nove firme, ce ne sono potenzialmente dieci ma ne sono disponibili sette…

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