Via i vicepremier per chiudere entro mercoledì

Da Brindisi Di Stefano (M5S) dice che entro mercoledì si chiude. Al Berghem Fest Salvini (Lega) attacca il patto con il Pd. Ma difende Di Maio. L'ottimismo di Conte. La soluzione Franceschini.

Il nuovo governo M5S – Pd si farà. Con Luigi Di Maio o senza di lui. Il vice premier è sempre più isolato: ormai è chiaro a tutti che la sua pretesa di continuare a fare il bi-ministro con un ufficio anche a Palazzo Chigi serve solo a lui e non al MoVimento. (leggi qui Il berretto da capostazione che Zingaretti non darà a Di Maio). Al punto che in serata il deputato grillino Manlio Di Stefano intervenendo a La Piazza (la kermesse organizzata da Affaritaliani.it a Ceglie Messapica, Brindisi) si spinge a dire che si va verso la chiusura positiva. «Ora si può dirlo grazie al lavoro di Conte e anche alla chiarezza che abbiamo espresso in questi giorni. Come ha detto Conte, la chiusura dovrebbe esserci entro mercoledì».

Come si risolverà la questione del ruolo di Di Maio? «La partita è in mano a Conte, lui ha il ruolo di mediatore» ha risposto Di Stefano. Assicurando che «Di Maio non è attaccato alle poltrone e farà quello che serve per il bene del Paese».

L’altra chiave di lettura

Manlio Di Stefano offre un’altra chiave di lettura. E spiega che non è solo una questione di vice premier. «È evidente che un Partito come il nostro che ha il 33% dei parlamentari dovrà avere la quota di maggioranza nel governo e Di Maio dovrà avere un ruolo importante».

Foto © Imagoeconomica

Qual è l’altra parte del problema, se non è il ruolo di vie premier per di Maio? «Una parte del nostro gruppo non si fida del Pd e un’altra parte dice di provare questo tentativo».

La questione è che fino ad oggi non c’è stato un vero e proprio programma condiviso. È la questione sollevata dal primo minuto da Nicola Zingaretti: nei 14 mesi che hanno preceduto la crisi ognuno tra M5S e Lega aveva il suo orticello. E dentro il recinto faceva un po’ come voleva, pretendendo eventualmente l’appoggio dell’altro, sulla base del Contratto sottoscritto dai due vice premier.

Ora il Segretario nazionale del Pd propone un modo completamente diverso di lavorare: basato sulla condivisione, sulle reciproche limature per arrivare al migliore testo finale possibile. Alcuni si fidano osservando il modello che è stato già applicato di fatto nella Regione Lazio. Altri dicono no.

Gli spettri di Salvini

Chi è contrario ha paura che si realizzi la situazione profetizzata anche in queste ore da Matteo Salvini. L’ha lanciata in rete con un video su Facebook, in occasione della ‘Berghem Fest’, ad Alzano Lombardo (Bergamo). «La novità di oggi è che stanno costruendo un monocolore Pd al governo, dove i Cinquestelle fanno da tappezzeria. L’esatto contrario di tutte le elezioni che ci sono state in Italia negli ultimi due anni».

Matteo Salvini © Imagoeconomica, Paolo Lo Debole

La paura dei grillini e quella di finire nelle mani di una classe politica ben più esperta e di ritrovarsi impantanati in situazioni sulle quali poi la Lega possa scatenare i suoi attacchio mediatici sollevando le masse.

Il leader del Carroccio evoca anche venti di scissione tra i 5 Stelle. Dicendo che «Le porte delle Lega sono e saranno sempre più aperte» per i grillini delusi. Dice di comprendere il loro disagio «perché dicono: ‘sono entrato in politica per contrastare il Pd e Renzi e voi adesso mi ci mandate al governo».

Esagerazioni del Capitano? «Io non mi permetto di parlare a nome di altri. Se andate a fare un giro sulle pagine di Di Maio, Grillo, Di Battista e del blog delle Stelle, vedete quello che scrive la gente».

Difende l’ex alleato. Che solo poche settimane fa aveva scaricato pubblicamente, reclamando i pieni poteri e di andare subito alle elezioni. «Ritengo Luigi Di Maio una persona onesta e corretta» ha detto Matteo Salvini suscitando qualche fischio ed un po’ di brusio nel pubblico del Berghem Fest. «Invece l’avvocato del popolo ha fatto presto a trasformarsi in quello della Merkel, ci ha messo 15 giorni» ha aggiunto Salvini.

Lo scontro interno

Che sia in atto un braccio di ferro interno è evidente. Il messaggio di Beppe Grillo lanciato sabato sera e solo apparentemente diretto ai giovani del Pd è una chiara apertura al dialogo M5S – Pd. (leggi qui Il berretto da capostazione che Zingaretti non darà a Di Maio ed il riassunto qui Dalla salita al Quirinale al trenino per Di Maio: a passi rapidi verso il governo).

Beppe Grillo

Quel messaggio è stato commentato in modo favorevole da alcuni. Contrastato in modo netto e vigoroso da molti altri. Con insulti e attacchi verbali violenti anche al fondatore del M5S. Che però nessuno dalla piattaforma gestita da Davide Casaleggio (vicino invece alle posizioni di Di Maio) ha in qualche modo ‘moderato’, lasciando proprio l’Elevato sotto il fuoco amico.

Un dato è chiaro. Indietro non si può tornare. Anche sabato il capo dello Stato è stato chiaro nel corso dell’incontro con il premier incaricato Giuseppe Conte. O si fa il governo o si torna alle urne appena possibile.

L’ottimismo di Conte

A Palazzo Chigi c’è ottimismo. Lo ha fatto capire anche premier incaricato Giuseppe Conte, intervenendo in diretta da Palazzo Chigi alla festa del Fatto Quotidiano, alla Versiliana.

«Vedo un buon clima di lavoro. Da questo punto di vista sono convinto assolutamente che tutti sono disponibili ad accantonare il passato e a concentrarsi su questo importante progetto che riguarda l’intero Paese. La deadline per il governo martedì, al massimo mercoledì».

Giuseppe Conte

Conferma che ci sarà un cambio di passo. Che si archivierà l’esperienza del doppio contratto sovrapposto. E si andrà ad un programma condiviso. «Mi conforta il fatto che per le due forze politiche disponibili a sostenere questo progetto, abbiano molta consonanza nei punti programmatici».

Si va bene, ma Luigi Di Maio? «Stiamo lavorando ad un progetto, sono convinto che anche Luigi di Maio stia lavorando a questo progetto con entusiasmo».

Il lodo Franceschini

Il clima di distensione trova conferma – nell’analisi di Giuseppe Conte – sia nel messaggio di Beppe Grillo e sia nel Tweet lanciato oggi da Dario Franceschini. «Per una volta Beppe Grillo è stato convincente. Una sfida così importante per il futuro di tutti non si blocca per un problema di «posti». Serve generosità. Per riuscire a andare avanti allora cominciamo a eliminare entrambi i posti da vicepremier».

Insomma se il posto da vice premier per Di Maio rischia di bloccare tutto, allora via proprio il ruolo di vice ed a Palazzo Chigi resta solo il premier.

Franceschini e Zingaretti

Dario Franceschini era uno dei possibili designati al ruolo. Una soluzione apprezzata dal segretario del Pd Nicola Zingaretti: «Un altro contributo del Pd per sbloccare la situazione e aiutare il Governo a decollare».

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