Viaggio nel Pd pontino/2: La riconvergenza a sinistra

Il ritratto (a puntate) del Pd pontino. I segnali di ritornop a sinistra. Dopo la stagione dell'uscita e del civismo

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma (Antoine-Laurent de Lavoisier)

I Partiti sono “passati”, ma del loro passare resta una “sostituzione” che sta al fuoco come il fumo. Ciò che viene dopo è la conseguenza di ciò che c’era prima. Anche se in apparenza è profondamente diverso: in realtà ne è l’evoluzione. Per dirla con le parole di Sant’Agostino: “Non si cambia, si migliora o si peggiora“.

Il Partito Democratico eredita due tradizioni: quella comunista e quella cattolico-democratica. Due famiglie diverse, competitive nella prima Repubblica. A Latina sono espressione di quelle differenti sensibilità politiche i due consiglieri regionali: Salvatore La Penna ed Enrico Forte.

La fusione competitiva

Una fusione che qui pare mantenere una matrice competitiva. Anche se nel corso evolutivo del Partito, nella competizione ha tenuto la parte ex Pci riformista lepina; mentre in pianura è stata quasi cancellata con una scelta degli elettori verso il civismo. Aprilia con il socialista Antonio Terra, Latina con il civico Damiano Coletta. Si presenterebbero le condizioni anche per un “dialogo” con il civico sindaco di SezzeLidano Lucidi (viene dai socialisti) e con Eligio Tombolillo, deus ex machina, della politica di Pontinia. (leggi qui la prima puntata – Viaggio nel Pd pontino/1:  La lenta uscita dalla ridotta Lepina il “ritorno” al piano).

Del resto, nelle città industriali-finanziarie la tradizione della sinistra era più movimentista; invece il riformismo pragmatico era dentro la sinistra Dc. Non è casuale che uno dei leader del piano sia l’ex sindaco, cattolico democratico  Maurizio Mansutti che aveva come “vice” Domenico Di Resta leader storico del Pci pontino che ora “milita” con Articolo Uno-Leu. Questo posizionamento evidenzia il percorso del Partito.

Ipotesi ricucitura

da sinistra: Enzo De Amicis, Leonardo Majocchi, Francesco Pannone, Daniela Fiore

Ma ora? Riporto una dichiarazione di Federico Fornaro, capogruppo di Leu alla Camera, di qualche giorno fa: “Non vogliamo essere un partitino autoreferenziale ma lavorare per una formazione plurale e popolare”. Immaginando una grande formazione di sinistra con Pd e parte del Movimento 5 Stelle o alleata con loro.

Si potrebbe ricucire lo strappo? La politica non ha tempi calmi, è un magma che muta e il distacco avvenuto (molto più significativo tra gli elettori che tra la classe dirigente) potrebbe diventare convergenza a venire.

Un passo del Pd “aggregante” si potrebbe evidenziare nell’ingresso nel gruppo consiliare del Pd di Latina deciso da Francesco Pannone (seppur proveniente da tradizioni socialiste familiari sta dentro la sinistra giovanile rigorosa dal piano); (Leggi qui Latina, Pannone ufficializza l’ingresso nel Pd).

Ci sono tentativi di “approcciare” con Massimiliano Colazingari che il sindaco Coletta ha ingioiellato di incarichi manco la Madonna di Loreto per bloccare l’operazione. Ma anche se il nostro non è “passato” l’elettorato di Latina bene Comune (la civica che ha espresso il sindaco) lo sta facendo da tempo e costantemente: un processo che pare irreversibile.

Il ritorno a sinistra

Gerardo Stefanelli

Una sinistra che ora punta a sinistra, nel periodo renziano era tutta verso il centro. La nascita di Italia Viva ha dato meno slancio alla ipotesi del Pd che guarda alla sua destra.

Certo il processo è lungo, certo è carsico, certo deve fare i conti con una destra che si frantuma, che apre spazi di dialogo inaspettati. Forza Italia va da sola alle elezioni di Sabaudia, regge l’esperienza Coletta a Latina, è partner del Pd nella esperienze del renziano Gerardo Stefanelli alla guida della Provincia.

I percorsi non sono come una retta, ma passano per andare da un punto all’altro nell’arabesco. Il tutto dentro un dibattito politico che “ripresenta” temi della sinistra-sinistra: il salario minimo, il ruolo dello Stato in economia, le politiche pubbliche sulla sanità.

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