Il viale del tramonto politico di Alatri

Il declino politico di Alatri. Dove un tempo si incrociavano i destini elettorali della Provincia.

Sono lontani quei tempi in cui Alatri poteva vantare di essere un perno delle logiche politiche provinciali. Ci si ritrovava in piazza Santa Maria Maggiore, tradizionalmente di domenica mattina, e si poteva scegliere.

Si potevano fare due chiacchiere con il senatore Oreste Tofani, deceduto il 26 febbraio di due anni fa, assieme alla destra alatrense, che non si è mai più ripresa dalla scomparsa dell’unico capo che abbia mai avuto. Oppure con l’onorevole / presidente Antonello Iannarilli, che incontrava i tanti simpatizzati ed elettori presso l’ufficio sovrastante il Bar del Sole. Ma si poteva scegliere anche di fare quattro chiacchiere in amicizia tra ex socialisti o ex democristiani: tanto da Tarcisio Tarquini (che è tornato a essere consigliere comunale) o con il compianto Gianfranco De Santis dal quale ce n’era da attingere per ore. Si poteva, perché no, provare a intercettare l’opinione dell’avvocato Patrizio Cittadini: sindaco civico sì, ma pure assessore provinciale con la giunta di centrosinistra guidata Francesco Scalia.

Non era più l’epoca dei Franco Evangelisti, era già passata la litania del “che te serve“, ma Alatri ancora coordinava quelli che in politica si chiamano “processi”. E cioè le candidature, la concessione dei simboli, gli schemi congressuali, il peso delle varie correnti e così via. Tutti gli aspiranti, figuranti e non, venivano a petere, nel significato latino di chiedere per ottenere, a Canossa.

A fare a spallate, in senso metaforico, sono rimasti il consigliere regionale del Partito Democratico Mauro Buschini e l’onorevole pentastellato Luca Frusone. Un altro mondo, un altra Repubblica.

Il Movimento 5 Stelle ha deciso di disertare le Provinciali. I suoi Consiglieri comunali non sono andati a votare per il nuovo presidente ad ottobre, non hanno fatto patti con nessuna delle attuali sei liste in campo. Non si sa se questa volta andranno a votare. Un dato è certo: non eleggeranno nessun consigliere provinciale, non porteranno in piazza Gramsci il loro apriscatole.

Nelle file del centrosinistra, Mauro Buschini è nella Direzione Nazionale Pd ed è capogruppo Dem in Regione Lazio. Troppo in alto per occuparsi delle beghe locali. Al posto giusto per evitare la chiusura dell’ospedale di Alatri. Fa riferimento a lui la sola candidata all’assemblea elettiva provinciale: Tommasina Raponi, del Partito Democratico. Una donna di struttura, sulla quale la rinnovata creatura di Nicola Zingaretti sarà chiamata a esprimersi in modo unitario. Non sono ammesse soprese: dopo il risultato delle primarie, il duo Luca Fantini Mauro Buschini è stato chiaro: non c’è spazio per le ambiguità.

Il centrodestra è a metà tra la rifondazione e il disarmo più completo. La Lega ha “bucato” la lista per le provinciali (leggi qui Quei buchi nella lista della Lega che mettono Zicchieri nel mirino). Alatri avrebbe potuto avanzare almeno un nome tra il consigliere Gianluca Borrelli e il consigliere Roberto Addesse, che a quel partito dicono di far riferimento e a quel partito sostengono di essere iscritti, ma i due non trovano la quadra, bisticciano e non riescono a ufficializzare la costituzione del gruppo consiliare in seno all’assise comunale.

Niente candidato da Sora, assente Cassino perché commissariata, nessuno da Alatri: la lista del carroccio per le Provinciali sembra pensata in funzione dell’elezione dei candidati di Frosinone.

È la conferma che il baricentro si è sposato. Alatri ha perso piazzamenti in classifica per una serie di motivi che sarebbe abbastanza inutile elencare.

Forza Italia, solo qualche giorno fa, ha eletto il suo nuovo coordinatore provinciale. Tommaso Ciccone da Pofi dovrà occuparsi di rifondare un nucleo, se ne avrà tempo, voglia e forza. Perché la creatura di Berlusconi, quella che Tajani in primis e Iannarilli in secundis, hanno contribuito a fondare in Ciociaria, partendo proprio ad Alatri, è scomparsa dai radar ciclopici e dal consiglio comunale (Iannarilli e Graziani sono usciti da Fi).

Al congresso provinciale tenutosi a Frosinone non erano presenti esponenti megalitici. C’era, in un certo senso, l’ex sindaco Costantino Magliocca, ma solo perché è stato visto da Abbruzzese e sodali, mentre chiudeva la serratura dell’armeria posizionata accanto all’Hotel Astor: è quella la sua nuova attività. E lo sarà sempre più – pare – nel momento in cui smetterà di fare il medico.

C’era una piazza e c’era una folla in attesa d’incontrare qualche onorevole, perché da lì passavano i politici di peso, almeno la domenica mattina. C’erano i caffè distribuiti nei bar e c’era la certezza che qualunque cosa accadesse a Roma, Alatri sarebbe rimasta dinamica e centrale. C’era tutto questo e c’era ancor di più. Ora c’è solo un palazzo dimesso, quello della amministrazione comunale, che qualcuno sui social ha ribattezzato “dei fantasmi”. Perché i lavori di ristrutturazione sono fermi da mesi. Sembra uno scenario buono per un horror, ma è solo Alatri che scompare dentro a se stessa. Forse per aver creduto troppo nelle proprie qualità o – più verosimilmente – per aver smesso di credere.

(A.A.)

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