Vincenzo Tiberio, il medico molisano che scoprì la penicillina prima di Fleming

La storia dimenticata di Vincenzo Tiberio. Pulendo un pozzo scoprì il potere delle muffe. Aveva individuato la penicillina. Ma non lo sapeva.

Fernando Riccardi

Historia magistra vitae

Alexander Fleming, medico, biologo e farmacologo britannico, ha legato il suo nome soprattutto alla scoperta della “penicillina”, avvenuta nel 1928. È il farmaco che consentì di curare patologie che non di rado, a quel tempo, conducevano alla morte.

Scoperta sensazionale che, nel 1945, gli valse il Premio Nobel per la medicina. Non tutti sanno, invece, che un oscuro medico molisano, Vincenzo Tiberio, aveva scoperto il potente antibiotico trent’anni prima di Fleming.

La scoperta delle muffe

Vincenzo Tiberio nel suo laboratorio

Nativo di Sepino, in provincia di Campobasso, il giovane si era trasferito ad Arzano. Nel polveroso hinterland partenopeo si sistemò dove risiedevano alcuni parenti: per studiare medicina nella locale università. Conseguì brillantemente la laurea.

Ad Arzano, in una modesta casupola, il giovane studente fece una scoperta a dir poco curiosa: ogni volta che ripuliva il pozzo dalle muffe, l’intero nucleo familiare era colpito da febbri e da disturbi gastrici. Soltanto una coincidenza fortuita? Non proprio perché la cosa si ripeteva ogni volta che metteva mano alla pulizia del pozzo.

Tiberio, quindi, comprese che doveva esserci una qualche relazione diretta tra le muffe che provvedeva ad asportare e l’insorgere di patologie batteriche. Fu così che si mise a studiare in laboratorio quelle muffe e a compiere esperimenti di vario genere e tipo.

Fino a quando, nel 1895, pubblicò sulla prestigiosa rivista “Annali di Igiene Sperimentale” un articolo dal titolo “Sugli estratti di alcune muffe”, nel quale spiegava che, dopo vari tentativi, era riuscito a preparare una sostanza che produceva l’effetto di curare alcune patologie batteriche.

Tiberio, la penicillina e la Marina

Penicillina (Foto: DepositPhotos.com)

In parole povere il medico molisano aveva scoperto la “penicillina”. E lo aveva fatto ben 33 anni prima di Fleming. Peccato che quell’articolo non fu preso in considerazione dalla comunità medico-scientifica dell’epoca. La scoperta di Vincenzo Tiberio finì per cadere nel dimenticatoio.

Anche perché lo stesso abbandonò ben presto gli studi per arruolarsi nella Regia Marina Italiana diventando medico militare, a quanto sembra per smaltire una profonda delusione d’amore. Rientrò, dopo tanto girovagare per il mondo, in Italia nel primo decennio del nuovo secolo e andò a dirigere a Napoli il Gabinetto di Igiene e Batteriologia  della Marina Militare, potendo quindi riprendere i suoi studi sugli antibiotici.

La sorte, però, con lui non fu propizia: venne a mancare, stroncato da un infarto, a soli 45 anni, nel gennaio del 1915.

Lo sforzo dei nipoti

Per tanto tempo del medico Vincenzo Tiberio si sono perse completamente le tracce. Fino a quando, per merito dei nipoti, la vicenda viene portata di nuovo alla luce, raccogliendo l’attenzione di alcuni mass media.

Attualmente a Tiberio è dedicato uno spazio espositivo nel Museo delle Arti Sanitarie, presso il complesso monumentale dell’Ospedale degli Incurabili, a Napoli, nel cuore del centro storico. Un doveroso riconoscimento alla genialità di uno scienziato, ingiustamente dimenticato, i cui studi portarono alla fine del XIX secolo, alla scoperta di un farmaco, la penicillina, che ancora oggi in tutto il mondo viene utilizzata nella cura di alcune serie patologie e che in molti casi continua a salvare la vita a milioni di persone.

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