I botti di Capodanno in anticipo: trionfatori, trombati e miracolati del 2018

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Dodici mesi che hanno cambiato la politica provinciale per sempre. Zingaretti, Tajani, Pompeo, Abbruzzese, Ottaviani, Ruspandini, Zicchieri, Frusone, D’Alessandro e tutti gli altri. Senza dimenticare Franco Fiorito

Non ci sono vincitori e vinti, ma protagonisti di un anno di politica, il 2018, che ha completamente cambiato gli assetti e le prospettive della provincia di Frosinone. A livello parlamentare, regionale, provinciale e comunale. Ripercorriamo, attraverso chi ha scritto direttamente certe pagine, dodici mesi senza un momento di pausa.

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Mario Abbruzzese

La leggenda narra che dopo la sconfitta nel collegio maggioritario di Cassino sia stato per tre giorni a fissare… l’Abbazia di Montecassino. La tentazione di entrare nell’ordine benedettino sembrava a tratti irresistibile. Poi si è scosso e ha cominciato a rimettersi in moto: presidenza del Cosilam e vice responsabile nazionale degli enti locali di Forza Italia.

Ora la lunga marcia per riprendersi la segreteria provinciale e candidarsi alle europee. Nel frattempo accordi trasversali con Francesco De Angelis e Antonio Pompeo (Pd) per il bilancio della Saf e per la presidenza della Provincia. L’ordine benedettino è lontano.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

Sara Battisti

Non ha sbagliato una mossa, neppure una virgola. Candidatura praticamente blindata alla Regione, in ticket con Mauro Buschini. E al congresso regionale si è differenziata da Pensare Democratico sostenendo Claudio Mancini invece di Bruno Astorre. Dimostrando che può permettersi tutto, anche con un leader come Francesco De Angelis.

Il potere è donna.

Mauro Buschini

Capogruppo regionale del Pd nella legislatura dell’anatra zoppa. Incarico più complicato e delicato non poteva esserci. Ma è anche quello che più lo avvicina politicamente a Nicola Zingaretti. Sta crescendo in maniera esponenziale.

A lui si devono il ‘Patto d’Aula’ che da luglio ha regalato una maggioranza allo Zingaretti II; c’è lui dietro alle intese che hanno portato Cavallari e Cangemi a sostenere il governo regionale; alla continua spola tra i banchi avversari si devono le leggi regionali approvate a velocità supersonica. È lui ad avere disinnescato la mozione di sfiducia che rischiava di mandare tutti a casa.

Restando nell’ombra, come piace a lui. E sta diventando perfino cinico.

Più Rasputin che Richelieu.

Pasquale Ciacciarelli

E’ il protetto di Mario Abbruzzese. Defenestrato da Claudio Fazzone come coordinatore provinciale, pochi giorni dopo è stato eletto consigliere regionale, diventando il “più alto in grado” di Forza Italia sul territorio.

Poi è balzato agli onori della cronaca per la sua assenza in aula quando si è votata la mozione di sfiducia contro Nicola Zingaretti. Era in Scozia. salvando così i numeri di Forza Italia in aula e le due presidenze di Commissione (tra cui quella potentissima alla Sanità): consapevole che in caso di crisi, tutto quel bendiddio l’avrebbero rivisto col binocolo.

Di lotta e di governo.

Enrico Coppotelli

Troppo brillante per stare a Frosinone. Il segretario generale provinciale della Cisl di Frosinone è preparato (una rarità), sa quello che dice e quando dirlo (ancora più raro). Sa fare squadra tenendo dentro tutti meglio d’un vecchio democristiano. Soprattutto raggiunge i risultati: dalla concordia sindacale all’accordo di programma c’è il suo zampino. È stato uno dei pochi ad approvare anche il Bilancio Sociale: roba da sindacato moderno. Troppo per tenerlo in provincia di Frosinone: il regionale se l’è portato a Roma.

Lì dove Cesare venne accoltellato alla schiena.

Carla Maria D’Alessandro

Dimissioni annunciate, poi date e ritirate, quindi nuovamente annunciate. La situazione politica di Cassino è una sorta di Vietnam. Il centrodestra non esiste più e Carlo Maria procede con quota 13, di consiglio in consiglio.

Però non molla e tiene “inchiodata” la Lega. Ma ha perso di vista Fratelli d’Italia, con Rossella Chiusaroli che adesso potrebbe determinare la fine della consiliatura. Assumendosene la responsabilità però.

Tempesta perfetta.

Francesco De Angelis

Ha ingoiato il rospo della mancata elezione a deputato. La terza posizione nel collegio proporzionale non poteva bastare con le attuali percentuali del Pd. Però nello stesso giorno ha dimostrato a tutti di essere “il signore dei consensi”, eleggendo di peso Mauro Buschini e Sara Battisti al consiglio regionale.

Poi ha regolato i conti con Matteo Orfini uscendo dalla componente (gli era stato preferito Claudio Mancini come capolista) ed è passato con Nicola Zingaretti.

A dicembre è stato nominato commissario del Consorzio industriale unico del Lazio, carica che vale almeno due assessorati regionali.

Sette vite.

Franco Fiorito

Nella campagna elettorale di Anagni ha fatto capire chiaramente chi è che continua a dare le carte sul territorio. Lo ha fatto alla sua maniera, non nascondendosi ma stando sotto i riflettori.

Qui comando io.

Ilaria Fontana

Quando le hanno detto che era stata eletta deputato è andata a controllare sul sito del Ministero dell’Interno. Si è convinta che era tutto vero e da quel momento in poi la sua vita è cambiata. Chiamatemi onorevole.

O portavoce? O cittadina? In fondo cosa cambia?

A Montecitorio ci si abitua subito. Se poi Danilo Toninelli può fare il ministro, allora non ci sono confini che non possono essere raggiunti. Lei inoltre sull’ambiente si impegna e ha competenze. Litiga con le colleghe di Partito? Tutta invidia.

Luca Frusone

E’ stato l’unico dei parlamentari uscenti ad essere riconfermato. D’altronde nel Movimento Cinque Stelle ci sta da sempre. E’ già al secondo mandato, quindi in teoria all’ultimo giro. In provincia di Frosinone, però, non ha lasciato tracce politiche.

Al Movimento ha dato tutto. Compresa la faccia, perdendola, su operazioni come quella degli F35: da membro della Commissione Difesa, su tutte le piazze aveva giurato fossero uno spreco da eliminare subito. Poi, rieletto, non è stato più così.

Quando finirà l’esperienza parlamentare, si porrà il problema. Del doman non v’è certezza.

Francesca Gerardi

Da consigliere comunale di Pontecorvo a parlamentare nel giro di una notte. Potenza di una legge elettorale che esalta i collegi proporzionali, dove le candidature sono una sorta di win for life. Ma chi se ne importa? E’ il risultato quello che conta.

Ha scelto il Carroccio giusto.

Loreto Marcelli

Eletto consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle. Quando ne ha avuto la certezza si è sentito come Lino Banfi nel film “Al bar dello sport” dopo aver fatto tredici. Potenza della rete di Beppe Grillo e delle piattaforme della Casaleggio associati. Un treno così passa una sola volta.

Daniele Natalia

Ha riconquistato il Comune di Anagni dopo diversi anni, favorito dall’harakiri del Pd, che ha pensato bene di sfiduciare Fausto Bassetta. Nel caos di Forza Italia può giocarsi le sue carte. Forse è per questo che alla fine è tornato da dove era partito. Nell’area di Mario Abbruzzese.

Il richiamo della foresta.

Nicola Ottaviani

Come sindaco di Frosinone è una specie di caterpillar: nuovo stadio, Parco Matusa, completamento della Monti Lepini, strategie in corso per il progetto ex Permaflex. Sul piano politico “comanda” giunta e maggioranza a suo piacimento. In Forza Italia sta strettissimo e non vede l’ora di uscire.

Ma per andare dove? Intanto costituirà un Movimento per l’Italia con altri sindaci e amministratori. Vuole portare la sfida nel cuore degli “azzurri”: detesta il cerchio magico di Berlusconi e non ha paura di entrare in rotta di collisione con Tajani.

Capitano coraggioso.

Antonio Pompeo

A livello provinciale è stato sicuramente lui l’uomo dell’anno. Confermato sindaco di Ferentino con il 65% dei voti al primo turno. Bis come presidente della Provincia con il 60% dei voti ponderati. Ha firmato l’Accordo di programma per l’area di crisi ed è stato osannato dai disoccupati di Vertenza Frosinone dopo essere stato determinante nello sblocco della mobilità in deroga.

Ciliegina sulla torta la formazione di un suo movimento trasversale e civico che non è una semplice componente. Perché scegliere quando si può avere tutto?

Nazzareno Pilozzi

Boschiano di ferro: nel senso di seguace di Maria Elena Boschi, petalo regale del Giglio magico renziano. Ma ha dovuto accontentarsi del quarto posto in uno sperduto collegio proporzionale della periferia romana. Non è stato riconfermato parlamentare.

In quel momento si è guardato intorno. Alla prima occasione utile ha capito che bisognava tornare al primo amore: quello del Pci-Pds-Ds. Capo della segreteria politica di Mauro Buschini, uomo forte del Pd regionale. E così è tornato centrale sulla scena politica del partito.

Da Boschiniano a Buschiniano. Come si cambia.

Gianfranco Rufa

E’ diventato senatore a Viterbo, nel collegio proporzionale di Giulia Bongiorno, che ha optato per un’altra circoscrizione. Ma ha avuto il merito di accettare l’indicazione quando nessuno credeva nell’exploit della Lega. Nel suo stesso partito c’è chi lo definisce “parlamentare a sua insaputa”.

Se ne frega. Sul territorio, però, si vede poco. Solo per “incazzarsi come una biscia” quando non è stato invitato all’inaugurazione del Parco Matusa a Frosinone.

Massimo Ruspandini

“Una vita da mediano, lavorando come Oriali, anni di fatica e botte e vinci casomai i mondiali”. Così canta Luciano Ligabue. Per anni Massimo Ruspandini è rimasto confinato nella riserva indiana della Destra italiana. A ricordare il dramma delle Foibe, a sventolare da solo il tricolore.

Poi la candidatura al Senato della Repubblica nel collegio maggioritario della provincia di Frosinone. Su designazione di Giorgia Meloni, capo supremo dei Fratelli d’Italia. La battaglia l’ha vinta lì. Il giorno delle elezioni è stato un trionfo annunciato.

Senatore Ruspandini: presente!

Francesco Scalia

Essere stato renziano della prima ora ed esponente di spicco dell’area di Luca Lotti non gli è bastato ad avere una candidatura blindata. Ne ha preso atto, uscendo di scena e restando come militante. Negli ultimi tempi però si è riaffacciato sulla scena politica. La classe non è acqua.

Enrica Segneri

Quando nel 2012 si candidò a sindaco di Frosinone con un risultato che definire deludente è già tanto, nessuno avrebbe scommesso di vederla diventare un giorno parlamentare. Il terzo posto nel collegio proporzionale e il boom dei Cinque Stelle hanno fatto il resto.

Nel Movimento Cinque Stelle l’immaginazione al potere non è un semplice slogan. Basta saper cogliere l’occasione al volo. E’ tutto un attimo.

Maria Spilabotte

Chiusa (per ora) l’esperienza parlamentare, ha intrapreso uno straordinario percorso di formazione e di lavoro tra gli Usa e la Cina. A dimostrazione che si è posta il problema del “dopo” quando navigava sulla cresta dell’onda. Previdente.

Antonio Tajani

Fare da secondo a Silvio Berlusconi è come per un giocatore fare il mediano a Diego Armando Maradona. Difficile essere notati, difficile avere altre possibilità se non quella di adeguarsi.

Forza Italia vive un momento difficilissimo anche in provincia di Frosinone. In tanti sono andati via, in tanti scalpitano. Antonio Tajani però tiene la barra dritta e sta cercando di portare la nave fuori dalla tempesta. Resta da vedere quanti marinai resteranno a bordo.

Solo al comando.

Francesco Zicchieri

In Ciociaria c’è solo nato (ad Alatri). In realtà è pontino al 100%. Eppure, per entrare a Montecitorio, ha dovuto accettare, suo malgrado, la candidatura nel collegio maggioritario della Camera nord. E’ stato eletto grazie ai voti di tutto il centrodestra, soprattutto di Forza Italia.

Nella gestione del partito in Ciociaria ha inaugurato la stagione del “nessun dorma”. Subito via da responsabile provinciale Kristalia Rachele Papaevangeliu, poi stessa sorte per Fabio Forte. Via pure Alessia Savo, che aveva ottenuto uno straordinario exploit alle regionali. Ma in questo modo il radicamento vero sul territorio è complicato.

Tiene a distanza il sindaco Nicola Ottaviani, forse preoccupato perché un suo ingresso nella Lega cambierebbe equilibri e gerarchie.

Qui comando io (finché dura).

Nicola Zingaretti

Ha vinto nel giorno dalla batosta storica del Pd, quella che ha segnato la fine politica (forse) dell’ex rottamatore Matteo Renzi. Nicola Zingaretti ha centrato un traguardo storico: il bis come presidente della Regione Lazio, impresa mai riuscita a nessuno in precedenza.

Immediatamente però ha fissato il successivo traguardo, quello di segretario nazionale del Pd. Impresa seconda soltanto al blitz contro Osama Bin Laden.

Ma lui ha le spalle larghe, pensa in grande e ha una squadra motivata e “cattiva”.

Piazza Grande.

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