Il buon vino… è Fra i Monti (Nunc est bibendum)

Tra le novità più interessanti nella produzione dei vini autoctoni di qualità c'è 'Fra i Monti': azienda vinicola sui monti della Ciociaria. Produzioni di nicchia ma di eccellenza

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Se c’è una cosa che amo nelle mie scorribande in vigne altrui è il fattore sorpresa, soprattutto quando credevo di sapere qualcosa invece non sapevo nulla. Mi approccio alla visita dell’azienda “Fra i Monti” forte di un rapporto di stima e rispetto con i proprietari (costruito negli ultimi anni con solide e micidiali bevute!) e consapevole di assaggiare prodotti che nel loro locale avevo già provato in anteprima.

i vini di Fra i Monti

Il “loro locale” è uno dei posti che in questa rubrica amo spesso nominare, il Santo Bevitore Enoteca di Cassino, luogo di relax e infiniti confronti sul mondo dei vini. Proprio durante una di quelle sere Rocco Toti e Benedetto Leone iniziarono a parlarmi del nuovo progetto a cui stavano lavorando, il sogno di ogni appassionato di vino, farlo. Dopo circa un anno e mezzo e dopo la prima vendemmia decido che il momento per una bella visita era finalmente giunto. 

La Filosofia 

L’idea che c’è dietro l’azienda “Fra i Monti” è semplice ed efficace: fare vini naturali e, soprattutto, che siano vera espressione del territorio. Non è un vezzo, non è una mera aspirazione a seguire la moda del momento, la passione per il vino fatto in un certo modo è radicata ormai da anni.

Ci abbiamo creduto da sempre, anche l’enoteca l’abbiamo indirizzata verso quella direzione, vini veri, puliti, sani e non artefatti. Vini che raccontano un territorio al 100 %. Così abbiamo deciso di fare noi, sin da principio. Il nostro obiettivo è quello di produrre vini che siano alla portata di tutti ed estremamente bevibili, non tralasciando ovviamente la piacevolezza ed una certa complessità” 

Il territorio 

I vigneti Fra i Monti

Mentre si chiacchiera Rocco mi porta in giro e mi mostra le vigne, quelle di Maturano e Semillon si trovano in territorio di Alvito.

La valle di Comino è un territorio straordinario, in alcune zone è ancora completamente incontaminata, le sue potenzialità sono conosciute per il Cabernet ma noi ci crediamo fortemente anche per i vitigni autoctoni come il nostro Maturano“.

La vigna è curata e in ottime condizioni ma resta il fascino della natura selvaggia, tra i filari ci sono cespugli, fiori, erba alta. La natura comanda e te ne accorgi già da queste piccole cose. “Noi non dobbiamo modificare nulla, la natura ci da i suoi frutti e noi vogliamo prenderli così come ci arrivano, a noi poi l’onere e l’onore di lavorarli”.

L’azienda 

Ci dirigiamo verso l’azienda e saliamo su a Terelle. Quando mi dissero la prima volta che volevano fare vino di qualità su a Terelle ci rimasi un attimo: siamo a circa 900 metri sul livello del mare, paese famoso per le castagne e le passeggiate nei boschi non certo per il vino. Ma Benedetto è originario proprio del piccolo paesino e lì i genitori avevano qualche appezzamento di terreno.

Il clima poi negli ultimi anni è cambiato e i 900 metri non sono più un ostacolo così insormontabile. L’impatto con l’azienda è decisamente positivo, qui la parola “agricola” dopo azienda ha un senso reale, non artefatto; biodiversità, orticelli, alberi di pere, noci, castagne, fichi, mele, prugne e tra i rami spunta la vista del piccolo paesello di montagna.

I vigneti sono stratificati, la cantina è una stanza dove ci sono 3 grandi anfore, la casa dove ci sono le stanze è veramente antica, tutto è semplice ed elegante al tempo stesso, niente costruzioni moderne e la pace regna sovrana.

Il posto adatto per una chiacchierata ed una degustazione al fresco… quanti sacrifici!

A la volée 

Rocco e Benedetto sono gentili ed ospitali ma possono essere anche estremamente pericolosi a tavola, fortunatamente io non mi lascio intimidire dalle tre bottiglie poggiate sul tavolo, quindi sono pronto per la battaglia! 

La ‘porta’ della tenuta Fra i monti

Uno slogan con tanto di hashtag è diventato virale giù al Santo Bevitore, dopo una sciabolata ad una bottiglia di Champagne #alavolee impazzava sui social da diversi mesi, sono state stampate maglie e sono stati coniati modi di dire, tipo quando non sai come esprimere gradimento o positività cacci fuori un bel alavoleee e tutto diventa più bello.

Prendendo spunto dal gergo tennistico la volée indica quel gesto atletico semplice ma estremamente elegante, efficace e di gran tecnica. Perché dunque non chiamare così il riferimentato  dell’azienda che riesce ad avere tutte queste caratteristiche?

Dallo sport alla vita di tutti i giorni, dalla persona al vino. A la volee è un uvaggio di Semillon e Maturano (80%-20% rispettivamente), raccolto in cassette, lasciato macerare 5 giorni sulle bucce.

Dopo la svinatura il pigiato va in anfora per 8 mesi, le bucce vengono congelate. Prima di andare in bottiglia si rimettono insieme il pigiato e le bucce congelate e si crea la “frizzantezza” naturale, un concetto di bollicine senza aggiunta di lieviti ne carbonica. Uno spumante che si presenta giallo paglierino limpido, dal secondo calice in poi diventa più torbido a causa dei residui, non essendo filtrato, il perlage resiste anche negli ultimi calici. Uno spumante secco e piacevole, spiccata mineralità, fresco e abbastanza intenso, sentori di frutta bianca, note floreali ed erbacee. Si ammorbidisce dopo il secondo calice e lascia in bocca una salivazione piacevolissima.

Da abbinare con piatti di pesce sicuramente, fritture di calamari ma anche formaggi freschi. Va benissimo come aperitivo, Rocco e Benedetto mi fanno trovare salumi e formaggi sul tavolo e noi ce lo godiamo così… a la volee! (vedete? Non c’entra niente ma ci sta dannatamente bene!) 

Sempre in Due

Mentre le disquisizioni sull’etichetta del rifermentato vanno avanti scopro che il tennista biodinamico disegnato a mano altri non è che il fratello di Benedetto, Francesco, altro personaggio mitologico che appare in cantina verso sera.

Intanto A la volee finisce (ma va!) ed è il turno di Sempre in Due, Maturano in purezza raccolto anche questo in cassette, e fatto riposare in anfora per 8 mesi, al calice è giallo paglierino che tende leggermente al dorato. La bottiglia sembra avere un buco sotto perché vola via in un quarto d’ora, una facilità di bevuta impressionante ma al tempo stesso qualità e piacevolezza.

Leggero e profumato, fresco e anche abbastanza complesso, mi conservo un sorso e lo ribevo dopo una mezz’oretta, un naso che cambia, diventa molto più fruttato ed al palato un pizzico più elegante. Sempre in Due è ideale per essere abbinato con piatti di pesce ma non sfigura con pietanze a base di carni bianche, pollo o tacchino… oppure, come stiamo continuando noi, con marzoline di pecora e soppressate. 

Bianco di Civita

In anteprima Rocco e Benedetto mi fanno assaggiare quello che sarà il prossimo cavallo di battaglia dell’azienda Fra i Monti, il Bianco di Civita. Uscirà a dicembre, già è una bomba ora, figuriamoci tra qualche mese.

Il bianco prima della vendemmia

Blend di Maturano e Fiano, sette giorni di macerazione sulle bucce e dieci mesi in anfora. La particolarità di questo vino sta proprio nell’intuizione dell’enologo, Gennaro Reale, esperto nella lavorazione del Fiano di Avellino, che scoperta questa vigna su a Terelle ha pensato bene di utilizzarla insieme al Maturano.

Di Fiano ce n’è solo il 35% ma si sente eccome, un blend che funziona, equilibrato ed armonico… c’è anche qui un piccolo difetto, quel buco sotto la bottiglia mannaggia! Quando assaggerete Bianco di Civita bevetelo prima da solo, assaporatelo per bene, poi magari lo abbinate ad un bel primo di con frutti di mare, o fate come noi che lo abbiamo bevuto con un fior di latte Ciociaro con olio evo, la semplicità è sempre la benvenuta. 

Essenza e semplicità

Il pregio principale dell’azienda Fra i Monti è quello di avere le idee ben chiare, Rocco e Benedetto sono open mind e amanti della sperimentazione, quindi sicuramente ci saranno altre sorprese negli anni (si vocifera dell’arrivo di un Pinot Nero… ma io non vi ho detto nulla eh!) ma il concetto di base resta sempre quello, il vino deve mirare all’essenza e alla semplicità, non è una passeggiata in carrozza ma una cavalcata direttamente a cavallo. 

Si fa sera, le vibrazioni sono estremamente positive, concludiamo con una bella Peroni al bar su a Terelle, ci raggiunge Francesco “quel tennista biodinamico che aveva una volee del tutto naturale” e brindiamo. Poi lui scompare e torna in vigna pronto a lavorare di notte, noi scendiamo a valle e ascoltiamo Lucio Battisti, “Prendila Così”. È stata una gran bella giornata, un lunedì #alavolee!