Ha vinto Maurizio Stirpe: annullata l’elezione di Tagliavanti alla Cciaa di Roma

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Aveva ragione Maurizio Stirpe, la partita per la presidenza della Camera di Commercio di Roma dovrà essere rigiocata.

A stabilirlo sono stati i giudici della III Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio: hanno accolto il ricorso presentato la scorsa estate con cui era stata impugnata l’elezione di Lorenzo Tagliavanti alla guida dell’ente camerale capitolino, un crocevia strategico per politica ed economia romane.

Quell’elezione aveva visto lo scontro acceso tra due formazioni. E quella capitanata dal presidente regionale degli industriali era stata sconfitta, in maniera bruciante, come prendere un gol al 95° in fuorigioco. Impossibile farsene una ragione. Stirpe aveva fatto notare da subito che l’azione era irregolare, perché viziata da un clamoroso fallo: Tagliavanti non poteva nemmeno scendere in campo, non poteva toccare palla, addirittura non poteva nemmeno indossare la maglietta. Perché? Nei due anni precedenti a quel fatidico 11 agosto 2015 in cui è stato eletto presidente aveva svolto incarichi e ricoperto cariche in enti finanziati proprio dalla Camera di Commercio di Roma di cui si accingeva a diventare il numero Uno. E la legge non lo consente.

Maurizio Stirpe si era arrabbiato. E pure molto. Ma, nello stile del personaggio, non ha alzato la voce e nemmeno si è incatenato al palo avversario. Ha presentato ricorso: a nome di Unindustria, appoggiato da Acer Roma e Confcommercio di Roma. E adesso l’arbitro ha detto che aveva ragione Stirpe.

Il Tar del Lazio ha dichiarato “nulla” la deliberazione numero 3 del Consiglio della Camera di commercio di Roma dello scorso 11 agosto, annullando così l’elezione di Lorenzo Tagliavanti alla carica di presidente. Il ricorso è stato accolto “nei limiti e nei termini di cui in motivazione”.

I giudici amministrativi hanno ritenuto “fondato” il motivo per cui Tagliavanti, secondo i ricorrenti, non poteva essere eletto presidente della Camera di commercio di Roma: la violazione dell’articolo 4 del dlgs. 39/2013, secondo cui “non possono essere conferiti gli incarichi di amministratore di ente pubblico, di livello nazionale, regionale, locale a coloro che, nei due anni precedenti, abbiano svolto incarichi e ricoperto cariche in enti di diritto privato o finanziati dall’amministrazione o dall’ente pubblico che conferisce l’incarico”.

Ha vinto Stirpe. la partita si ripete. E il risultato non sarà lo stesso.

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