Viterbo, l’ultima enclave di Berlusconi

Via ai lavori della convention annuale di Forza Italia organizzata da Antonio Tajani. A Viterbo i superstiti del Partito di maggioranza relativa. Tra devozione e speranze di cambiamento

Camilla de Tourtrissac

Tagliacucitrice con gusto

Il vice coordinatore del Lazio Gianluca Quadrini arriva a Viterbo verso l’ora di pranzo. Accompagnato dalla corte d’ordinanza e con una cravatta blu a pallini bianchi berlusconiani su una camicia bianca di sartoria, tagliata su misura ad Isola del Liri: wedding style. Significa che ha preso molto sul serio l’evento organizzato da Antonio Tajani. A parte il jeans e le Hoogan imitate… vabbé.

A mandargli via whatsApp la posizione dell’Hotel Salus Terme dicono sia stata la dirigente sorana Martina Sperduti, che staziona a Viterbo ormai da ventiquattrore: un giorno di passerella in più per sfoggiare le sue mise. Ieri toppino giallo su giacca blu, oggi un tailleur nero a fiori beige, con scarpe basse nere lucide ed un grande fiocco di velluto.

Il vice coordinatore del Lazio Gianluca Quadrini

Roba da far inoridire Rossella Chiusaroli, la fu pasionaria del fu governo di centrodestra che guidava (si fa per dire) Forza Italia al Comune di Cassino, prima che la Lega silursse il sindaco Carlo Maria D’Alessandro in un suicidio politico insuperato fino alla catena dei mojito di Matteo Salvini al Papeete Beach dopo i quali affondò se tesso, il Carroccio ed il Governo Conte 1. Solo per la cronaca, Rossellissima si presenta a Viterbo in pantalone nero a zampa larga, camicia bianca, calzatura con trampolo di 12 centimetri e rifinitura interna rossa, simil Louboutin: il giorno che casca da quelle zattere sarà da ridere per vedere se aveva l’assicurazione o meno per andarci in giro.

Il sindaco di Anagni Daniele Natalia è l’unico iscritto a parlare della smunta compagnia di giro arrivata dalla Ciociaria, feudo in macerie di Antonio Tajani, costretto a ritirarsi nell’enclave di Viterbo come Kesselring sulle ridotte di Anzio. L’intero suo Stato Maggiore è passato, armi e salmerie, nelle evanescenti file di Giovanni Toti da Genova: aspirante leader in fuga da Silvio con la stessa velocità e convinzione mostrate da Odisseo quando si lasciò il Circeo alle spalle. Titubanti o meno, lo hanno seguitotutti i generali che, chi più chi meno, per 25 anni avevano servito sotto le insegne di Tajani.

Aspettando Silvio

Antonio Tajani durante uno dei dibattiti della giornata

La mattinata era cominciata con un caffè ristretto e tanta polemica. Innescata da un articolo di Repubblica in cui si diceva che Antonio Tajani aveva dimenticato di invitare alla sua convention annuale Mara Carfagna. Secca come una grappa da alpino fiulano la risposta del numero 2 di Forza Italia: «La Carfagna è stata invitata come tutti gli altri e più volte. Tutti i parlamentari possono testimoniare che in ogni manifestazione che ho organizzato non ho mai escluso nessuno e c’è spazio per parlare per tutti».

Antonio Tajani è tra i pochi ad avere ben chiaro il pericolo rappresentato da Matteo Renzi. La sua scissione non è un attacco al Pd ma a Forza Italia: perché vuole andare a prendersi quel ceto medio che gli azzurri hanno perso. «Il ceto medio si riconquista con meno chiacchiere sulle questioni interne che non interessano a nessuno e più azione determinata per tutelare chi ha bisogno di sostegno».

Passa il filo conduttore della tre giorni di Viterbo: «tutelare questa Italia che rischia di soffrire sempre di più».

Frecciatine ad Urbano Cairo

C’è spazio per qualche colpetto di spillo sui fianchi di Urbano Cairo e di spillone alla milza del Movimento 5 Stelle. Tutti infilzati da Antonio Tajani quando dice: «Lavoro, disoccupazione giovanile sono tema centrale da affrontare in un’ottica positiva, guardando ai giovani che hanno scelto di fare gli imprenditori. Giovani che non cercano il reddito di cittadinanza ma puntano a dare reddito ad altri giovani».

Urbano Cairo Foto: © Canio Romaniello

E ancora: «Non credo che i ragazzi vogliano sussidi. Domandano di essere messi nelle condizioni di dimostrare le loro capacità. Meno vincoli, più facilitazioni di accesso al credito».

Poi il passaggio nel quale molti hanno visto l’ombra di Urbano Cairo, come uno spettro pronto a materializzarsi nel Centro oggi occupato da Forza Italia. «Nostra forza politica deve avere il compito di permettere a ciascuno di realizzare nella propria vita grandi ambizioni. Come ha fatto l’imprenditore Berlusconi, che ha creato grandi realtà imprenditoriali». Sottile: Silvio defnì Cairo “Un mio ex dipendente”.

Che ci fa Isabelita?

In sala c’è Isabella Mastrobuono, l’ex manager della Asl di Frosinone protagonista di un braccio di ferro giudiziario con la Regione per farsi pagare fino al midollo l’affronto d’averla mandata via in quanto non alzava il telefono ogni volta che qualche piccolo ras di periferia pretendeva di dettarle ordini su portantini e infermieri.

È lì per sentire l’intervento di Tajani in materia di Africa. Nulla di nuovo. Ma siccome nessuno è in grado di dire nulla di sensato sulla materia, Tajani al confronto pare un Heisenhoower nel Dopoguerra in Europa. Dice «Lampedusa assediata? “Lo abbiamo sempre detto: Serve un piano Marshall, una strategia ad ampio raggio, una partecipazione delle imprese ed una diplomazia economica comunitaria».

A destra Isabella Mastrobuono ex DG Asl di Frosinone ed al centro il sindaco di Anagni Daniele Natalia

Il problema degli sbarchi, l’emergenza migratoria, per Antonio Tajani «non si risolvono con le ong. Vanno risolti a monte. Come fece Berlusconi. Quello va fatto». E gli accordi di Gentiloni in Libia? «Non mi pare abbiano portato grandi risultati – risponde il vicepresidente di Forza Italia – L’unico che ha ottenuto risultati sul fronte immigrazione mi pare sia stato Berlusconi». Intrigo internazionale: «Purtroppo poi inglesi, francesi ed americani hanno deciso di far fuori Gheddafi – ricorda – che non era il massimo della democrazia. Ma quell’accordo aveva impedito l’invasione – evidenza – Nel 2050 ci saranno due miliardi e mezzo di africani , se non cambia la situazione nel continente nero avremo milioni di persone che si sposteranno».

In disparte, Isabelita spende prole di elogio per il nuovo manager della Asl di Frosinone, Stefano Lorusso. Al tavolo nel quale pranza dice ai suoi commensali: «È un uomo onesto, tra i più preparati che ci siano a disposizione. Proprio per questo sono preoccupata». Grattarsi è da superstizioni, ma considerati i suoi recedenti è opportuno.

Ad ascoltarla c’è Massimo Fiori: il sindaco di Arnara è incredulo di fronte a quello che sta accadendo nella sala. Tutti si avvicinano al tavolo dove lui è seduto insieme al vice coordinatore Gianluca Quadrini e chiedono se sa cosa intende fare Claudio Fazzone: resta o va via? Quadrini e Fiori tranquillizzano: «Ora c’è Forza Italia, lavoriamo in Forza Italia».

Cicchitto combatte con noi

Dal sarcofago della storia socialista sorge Fabrizio Cicchitto, terza linea ai tempi di Bettino Craxi e mostro sacro in questa epoca di nullità. Discetta di centrodestra e di Centro. Traccia una rotta per ciò che resta della sbandata flotta azzurra: «Per quello che mi risulta, Lorenzo Cesa ha sempre sostenuto una collocazione nel centrodestra a guida moderata cioè a guida di Forza Italia».

«Nel momento in cui il centrodestra è a guida estremista con Salvini non si vede come dei cattolici liberali possano permanere in un contesto sovranista che contraddice in modo profondo anche la linea del Ppe».

Che significa? È la risposta di Fabrizio Cicchitto ad Antonio Tajani sull’ipotesi di un cantiere per la costruzione di una Dc del futuro.

Natalia il più democristiano

Fabrizio Cicchitto con Alfredo Pallone

Nel pomeriggio si materializza il sindaco di Anagni. Mentre tutti correvano per accasarsi con Giovanni Toti o con Giorgia Meloni lui si è affrettato con calma (citazione che, stando alle memorie di Corrado Trento è riferibile all’ex presidente della Provincia Valentino D’Amata, fratello dell’altrettanto indimenticato Fernandone).

Ha lasciato che ciascuno vincesse la sua corsa: chi per andare in Cambiamo e chi in Fratelli d’Italia. E lui… s’è ritrovato l’unico sindaco di città della provincia di Frosinone in quota Forza Italia. Sta con Antonio Tajani? O con il coordinatore del Lazio Claudio Fazzone? Scuola democristiana anagnina fin dalla colazione del mattino quando nel biberon gli mettevano i Plasmon: punta a fare l’elemento di sintesi tra le due sensibilità.

A chi glielo domanda, Daniele Natalia risponde che «Ha ragione Claudio Fazzone a reclamare un cambiamento del Partito per sintonizzarlo su un Paese che è diverso dagli anni Novanta (leggi qui). Ma come si fa a negare l’equilibrio e la coerenza incarnati da Antonio Tajani che è l’essenza del Berlusconismo di Forza Italia?».

Roba da lasciare spiazzati sia Gianluca Quadrini che Martina Sperduti.

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