Volontaria orfana di mare

Una città orfana di un mare che non ha mai voluto come padre. È figlia incostante, di un amore vissuto a stagioni. Si chiudono gli ombrelloni. Il mare chiude: vittima di una destagionalizzazione vittima del braccio di ferro tra Comune e operatori.

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Fu alle 4.05 che iniziarono a cadere le prime gocce, in una notte incerta, sospesa tra la fine di estate che era stata rovente, e i primi freschi di un autunno che troppo presto virerà verso l’inverno. L’umidità afosa dei 40° ha lasciato il posto a un cielo chiusosi in un grigio immutabile, la salsedine all’afrore della terra zuppa di una pioggia troppo a lungo attesa e per questo ancor più irruenta.

Sospesa. Latina appare sempre così, all’esterno. In attesa di spiccare un volo mai decollato. Un’altra estate, quella stagione che potrebbe tributarle fortune economiche e onori, termina. Anzitempo, verrebbe da dire.

Orfana di mare

Foto © Andrea Apruzzese

Latina è orfana di un mare che non ha mai voluto come padre. È figlia incostante, di un amore vissuto a stagioni nei confronti della natura donatale.

I cambiamenti climatici non aiutano: settembre in Italia era sempre stato un mese prediletto da chi ama un mare placido, spiagge più tranquille, temperature più miti. Ora settembre è mese di eventi estremi. E il primo sabato privo di alcuni stabilimenti balneari è giornata di venti impetuosi e onde tempestose, di sabbia che vola e invade una strada ormai solitaria e priva di turisti, e che ti entra negli occhi e nella pelle. Il secondo, ancora peggio.

Sabati malinconici, sui pochi lettini superstiti. Gli operatori dicono: «L’ordinanza balneare ci dice di chiudere il 15 settembre…». Non è così, l’ordinanza recita che non possono chiudere prima del 15, ma che possono restare aperti fino al 30 settembre. La Guardia costiera li controlla, il 14 settembre: in quattro sono già chiusi, partono le sanzioni, rispetto all’obbligo di fornire servizi, non ultimo il salvamento. Lo smontaggio è fissato al 1 ottobre. Ma loro guardano il meteo, che nelle ultime due settimane di settembre dà brutto, e guardano i conti.

Il mare chiude

Foto © Andrea Apruzzese

Quanto gli costa, restare aperti, pagare il personale, l’acqua, gas e elettricità, a fronte dei presumibilmente pochi, turisti che affronterebbero pioggia e vento. Così il mare chiude. Chiude di fronte a una destagionalizzazione vittima del braccio di ferro tra Comune e operatori.

L’amministrazione dice si, potete restare aperti, purché forniate sempre servizi, almeno i fine settimana, di tutti i mesi invernali. Loro ribattono che vogliono allora l’ampliamento delle strutture, la possibilità di chiuderle, altrimenti con vento e pioggia chi viene a prendere un caffè? E il permesso a costruire chi lo dà? Le strutture devono essere sempre considerate “amovibili” quando erette sulla duna, sull’area demaniale. Un cane che si morde la coda, quando in altri Comuni è stato reso possibile. Vedi Sperlonga.

Alla chiusura anticipata, il pontino non ci fa caso. Tanto, è arrivata la pioggia. Tanto, è ricominciata la scuola, e i bimbi no, è meglio non si distraggano più. E così il fruitore dello stabilimento resta a guardare la spiaggia vuota, dopo avere pagato l’abbonamento per “la stagione“: ma chi decide, quanto dura effettivamente, “la stagione“?

Una costa da sogno

Foto © Andrea Apruzzese

Tredici chilometri e passa di costa, a Latina. Otto chilometri di spiagge dolci (quelle che si riesce a difendere dall’erosione), di duna, di Parco nazionale del Circeo, di panorami, di tramonti, di mare, e cinque chilometri di costa urbanizzata. Un sogno. Un paradiso in cui, da bambini si è cresciuti, prima fuggendo da madri che ti inseguivano per spalmarti una crema appiccicosa, e poi da ragazzi, a inseguire le ragazze.

Poi, settembre. Gli ultimi bagni. Su quelle spiagge tornavi, a ottobre, a novembre, a dicembre. E ti ritrovavi e ti ritrovi solo, sulla rena battuta dai venti: stabilimenti smontati, locali chiusi, forse un bar, aperto per bere un caffè dall’aspro sentore di salsedine umida, gli occhi pieni di infinito e la mente piena di sogni dell’estate futura. L’hanno costruita così, Latina: equidistante dal mare, equidistante dalle colline, al centro di una campagna, e di una vita, tutte da inventare.

Rurale, e non marina, Latina non trova ancora le parole del mare, e termini come porto, come turismo di mare, come contrasto all’erosione, come apertura tutto l’anno, restano segni sì significanti, ma i cui significati rimangono offuscati in nebbie di incertezze, lungo l’orizzonte di un mare invaso dal bagliore di un’alba infinita del sole nascente dietro il Circeo, un inizio mai condotto a sviluppo. 

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