Cartastraccia prima dei risultati delle Comunali

Prima che arrivi la prossima alba, quando queste parole saranno ormai cartastraccia, due considerazioni sulle elezioni Comunali di Frosinone del 2017 vale la pena di farle.

Frosinone è lo specchio di un Paese nel mezzo del guado. Verso dove stia andando (il Capoluogo e l’Italia) dipende solo da quale lato del fiume politico si sta. La Politica ha perso quel poco di credibilità che le era avanzata dalla Prima Repubblica: incapace di dare risposte, unire le persone.

 

Nicola Ottaviani lo ha capito prima di tutti e per cinque anni ha amministrato la città rimanendo nel centrodestra ma tenendosi ben lontano dai simboli e dai Partiti. L’unico al quale si è affidato è il PCN – Partito Civico Nicola. E nel nome di se stesso si è calato nel ruolo del sindaco vecchio stampo: per il quale la politica nazionale era solo chiacchiere e burocrazia, consapevole che ogni matassa se la sarebbe dovuta sgarbugliare da solo. Così ha fatto per lo stadio al Casaleno, così per il ponte Bailey, il Tiravanti, il Nestor… Saranno le urne a dire se sarà il trionfo del PCN e allo stesso tempo il disastro per i Partiti del centrodestra che si sono alleati con lui.

 

Le urne diranno anche un’altra cosa. La volta scorsa Nicola Ottaviani non vinse le elezioni. Le perse il Partito Democratico. Al primo turno, l’avvocato assestò un colpo micidiale imponendo un distacco lunare ai suoi avversari: tutti costretti ad osservarlo usando un telescopio. Quello che gli arrivò più vicino era distante ben 20 punti percentuali. Ma non fu un colpo da Ko. Al secondo turno, dopo due settimane, finì 53% a 47%. Come ricorda Luciano D’Arpino su Il Messaggero.

Un consistente recupero che, però, non bastò ad evitare al centrosinistra l’onta di consegnare il Comune capoluogo al centrodestra dopo 15 anni di governo ininterrotto. Un suicidio politico e amministrativo. Dovuto alla spaccatura della coalizione che presentò due candidati a sindaco: Michele Marini e l’ex primo cittadino Domenico Marzi.

 

Una propensione al suicidio politico dalla quale il Partito Democratico non si è ancora liberato. Le fasi che hanno preceduto la candidatura di Fabrizio Cristofari sono da manuale del perfetto masochista. Faide interne, veti incrociati, promesse mancate, fuga dalle liste. Fino a quando Fabrizio Cristofari ha smesso di fare il buono. E si è ricordato che da piccolo, in casa faceva colazione con latte e Democrazia Cristiana. Così, con un po’ di sano pragmatismo: 1. ha mandato a quel paese i Partiti, ricordando a tutti di essere un candidato civico al quale i Partiti si sono aggregati.  2. Ha fatto capire ai caporioni “Se mi vanno male le comunali  per colpa vostra sappiate che mi candido alle Regionali e poi vediamo a chi vengono a mancare le preferenze”.

E’ stato un effetto balsamico immediato. Il paziente ha ripreso colorito e si è alzato con un balzo, lasciando alle spalle ogni veleno. Perché – ha capito bene il dottor Cristofari – le elezioni di Frosinone hanno un’importanza strategica che le prossime politiche.

Lo ricorda Corrado Trento su Ciociaria Oggi.

Una tornata amministrativa che assume anche una forte connotazione politica. Basta pensare alle polemiche che stanno caratterizzando il dibattito sulla mancata riforma elettorale. È evidente che Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Forza Italia, Lega, Alternativa Popolare, Mdp, Psi guardano con attenzione ai risultati delle comunali. Anche perché i prossimi appuntamenti elettorali sono quelli delle politiche (Camera e Senato) e delle Regionali. Fra le altre cose anche in provincia di Frosinone i big dei partiti sanno perfettamente che il risultato del capoluogo è destinato a riverberare i suoi effetti su equilibri e rapporti di forza. E tutti stasera aspetteranno i risultati: Francesco Scalia, Francesco De Angelis, Nazzareno Pilozzi, Luca Frusone, Mario Abbruzzese, Mauro Buschini, Marino Fardelli, Daniela Bianchi, Antonio Pompeo. Finito un conto alla rovescia ne inizia subito un altro.

 

Nonostante la posta in gioco, la campagna elettorale per le Comunali 2017 di Frosinone è stata tra le più noiose dell’ultimo quarto di secolo in tutta la provincia di Frosinone. Interamente spalmata sui personaggi dei candidati sindaco: la competenza di Ottaviani, la disponibilità di Cristofari, la novità di Christian Bellincampi, la cultura di Giuseppina Bonaviri, il manganello di Nando Incitti. A provare a rompere lo schema ci ha provato Stefano Pizzutelli, accompagnando alla sua ironia una serie di temi che nessun altro ha toccato, puntando il dito su quelle inevitabili sbavature che in cinque anni di amministrazione ci stanno, cercando di dissacrare il totem delle opere innalzato da Ottaviani.

Così, due terzi della campagna elettorale degli avversari sono stati concentrati sulle cose fatte (male) da Ottaviani e che in realtà sarebbero frutto di programmazione altrui. Regalando a Ottaviani la possibilità d’andare con i motori al minimo, ribattendo con un dato: che lui le aveva fatte. Quando si sono accorti dell’errore strategico, il tiro è cambiato. Appiattendo ancora di più la campagna. Lasciando al centro i tifosi che – da qualsiasi parte stiano – sono sempre un errore. Perché alzano i toni, li esasperano senza avere la competenza dei loro leader. Come ha ricordato Dario Facci su La Provincia

 

Finalmente è terminata l’interminabile campagna elettorale. Una fase di preparazione alle urne che a dir la verità non ha regalato grandi spunti. La contrapposizione non è stata feconda poiché si è rivelata spesso livorosa. Il tutto accentuato dal ruolo dei social network, con il loro bagaglio di idiozia endemica. Se non altro perché concedono la pari dignità tra i commenti e i giudizi di brava gente, preparata e attenta e quelli di ignoranti e rozzi di ogni categoria.

 

E adesso, aspettiamo la mezzanotte. Per vedere cosa hanno detto le urne: spesso rendendo ancora più cartastraccia le parole come queste.

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Foto: Claudio Papetti per Giornalisti Indipendenti, Editoriale Oggi. Copyright: tutti i diritti riservati. Per gentile concessione.

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