I gomitoli della professoressa Zaccardelli (di F. Dumano)

Foto: copyright Archivio Piero Albery

La professoressa Zaccardelli ed i suoi gomitoli. Perché c'è stato un tempo nel quale alle scuole medie si imparava a cucire ed avere buone maniere. I maschi e le femmine si dividevano all'ora di Applicazioni Tecniche ed Educazione Fisica. E lei...

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Migliaia di foto messe alla rinfusa, altre più o meno catalogate: frammenti di vita, istantanee rubate. Nell’archivio di Piero non poteva mancare la professoressa Maria Luisa Zaccardelli.

Ricordi in bianco e nero… di una scuola che sembra lontana un secolo, eppure erano già gli anni Settanta. Nelle scuole cominciavano ad arrivare le prime classi miste, studenti e studentesse, ma poi come per magia si dividevano per seguire le ragazze Applicazioni Tecniche Femminile ed i ragazzi Applicazioni Tecniche Maschile, lo stesso dicasi per Educazione Fisica. Le ragazze dovevano imparare i lavori femminili: il cucito, il ricamo, ferri, ago, uncinetto erano i principali strumenti con cui le studentesse dovevano prendere confidenza.

Ricordi in bianco e nero… in quegli anni ”era più facile che un ricco varcasse il regno dei cieli che io riuscissi a far entrare un filo nella cruna di un ago… Ma lei era di una calma serafica, mentre io sembravo una degna erede di una marziana.

In due anni di scuola media ho iniziato tante sciarpe e tante maglie, un dritto e un rovescio, tutte opere incomplete. La prof vivadio era una prof ”moderna” valutava le ricerche, le relazioni. Così per sopperire alla catastrofe nella pratica ero esperta nella teoria di tutti i ”lavori femminili” che sono nati dalle mani delle donne attraverso i secoli.

La prof era una grande lettrice e con lei si parlava anche di narrativa. Crescendo al liceo, è rimasta un punto di riferimento non solo per i consigli di lettura, ma per i suggerimenti ”di vita”.

Ricordi in bianco e nero: io continuo a vivere nei banchi di scuola. O hanno buttato lo stampo che forgiava i docenti o le riforme scolastiche hanno distrutto la scuola e la figura dei docenti, il ruolo.

Lei abita e abitava nel viale Belvedere, Fuoriporta e apriva spesso la casa alle studentesse, the e pasticcini, le regole del galateo, il bon ton. Già, le insegnanti di Applicazioni Tecniche insegnavano anche il galateo, le buone maniere.

Ricordi più colorati, anni Duemila: per la precisione 2006. Presento ad Arpino il mio primo libro: “Un dritto, un rovescio”. Lei sorride: «Non mi dire che hai scritto un libro sui gomitoli di lana,sui ferri». Io sorrido: la protagonista del racconto “Un dritto e un rovescio” è una bisnonna che le scorre la vita. Con un dritto e un rovescio, ma anche in altri racconti, ci sono dei gomitoli di lana da intrecciare per un maglione da indossare in due. Mentre scrivevo i racconti con i gomitoli di lana ricordavo proprio lei.

Certi prof ti lasciano un’impronta dentro che inconsciamente esce all’improvviso. Ricordi colorati: a settembre l’ho incontrata, era una collega di mia mamma, ne parlava come se non la vedesse dal giorno prima.

Ricordi in bianco e nero,quando ero la sua studentessa mi chiamava Faustina, oggi sono una prof, una mamma, ma continuo ad essere Faustina. Il suo aspetto era ed è gracile e minuto, ma con una forza d’ animo incredibile, un portento della natura.

Quello che, gomitolo dopo gomitolo, the dopo the con o senza pasticcini, ha insegnato tanto a tante generazioni.

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