Zaccheo guarda il Comune: “Aspettate, forse ci sono io”

La voglia di rientro ora che la reputazione politica è di nuovo immacolata. Il limite dell'uomo nuovo: senza esperienza. Quella che Vincenzo Zaccheo ha accumulato tra Comune, Regione e Parlamento

Se Latina non riparte, l’intera provincia morirà definitivamente. Lo dico da sempre: quando la mia città, che definisco ancora capitale, ha il raffreddore, il resto del territorio pontino deve preoccuparsi perché la patologia di cui è affetto è ben più grave”: Vincenzo Zaccheo in questi giorni  sta valutando con molta attenzione quanto sta avvenendo nel centrodestra, lo schieramento nato da quello tripolare (Forza Italia, An e Udc) che gli ha consentito di guidare il comune di Latina dal 2002 al 2010.

L’innocenza di Zaccheo

Vincenzo Zaccheo

Dieci anni fa s’interrompeva il suo secondo mandato: sfiduciato a causa del video taroccato (per quanto riguarda l’audio ) andato in onda nel tg satirico “Striscia la notizia” in cui l’allora inquilino del palazzo di Piazza del Popolo sembrava chiedere alla neo presidente della Regione Lazio Renata Polverini una “raccomandazione”  per la figlia Valentina.

Una sentenza del Tribunale civile di Roma ha evidenziato che Zaccheo non ha chiesto nessun favore alla presidente Polverini appena eletta e per quel colpo basso, maturato all’interno della sua maggioranza politica, è in attesa di essere materialmente risarcito. (Leggi qui La riabilitazione di Zaccheo: non chiese raccomandazioni, condannata Striscia la Notizia).

Zaccheo ha rivelato – almeno stando alla sua versione sui fatti – di essere stato sabato a pranzo con un “gruppo di amici” che gli avrebbe chiesto la  sua disponibilità a fornire il suo nome al tavolo regionale del nuovo centro destra insediatosi giovedì scorso a Latina. Un tavolo con i coordinatori regionali di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia dal quale sono emerse indicazioni precise. (leggi qui Il centrodestra guarda al sindacato per trovare il sindaco).

Il tavolo senza una gamba

ADRIANO PALOZZI Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Un tavolo al quale è seguita anche una polemica. Il comitato provinciale di “Cambiamo” attraverso il consigliere regionale Adriano Palozzi ha censurato polemicamente il mancato invito al suo movimento creato e guidato dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. “Quella iniziata – ha detto Palozzi – non è la strada giusta per avere un centro destra realmente forte e unito”).

Il tavolo a 3 ha chiesto poco meno  di un mese per individuare l’anti Damiano  Coletta che dovrà essere “un nome di alto profilo e di esperienza, che saprà rappresentare la città, con personalità, credibilità e capacità politica di rinnovamento”. Vincenzo Zaccheo ha chiesto di pazientare “due settimane” per sciogliere la riserva e comunicare se intende essere protagonista della prossima campagna elettorale in primavera. “Sto attendendo di conoscere l’esito di un procedimento”, probabilmente di natura contabile che, dopo dieci anni, si trascina come una palla al piede.

L’ex sindaco ma anche ex segretario provinciale della Federazione del Msi prima e di Alleanza Nazionale ha ancora tanti amici sparsi in ogni angolo della provincia. Una rubrica che ha iniziato a scrivere da quando, all’età di 16 anni, ha messo piede per la prima volta nella sede di Latina-Littoria del Movimento sociale. Zaccheo un’idea già l’ha esternata, quella di candidarsi a sindaco con il sostegno di un paio di liste civiche. Ma questa è l’opzione “B”.

Serve un politico

Il tavolo del centrodestra

Persegue la soluzione maggiore che però deve manifestargli uno dei tre partecipanti al tavolo  di giovedì scorso,  Claudio Fazzone ( l’ex sindaco sa che è più facile per un cammello passare attraverso la crua di un ago che un ricco entrare nel regno di Dio), Paolo Trancassini e Nicola  Calandrini.

Zaccheo ha messo nel conto anche la soluzione più sfavorevole per quanto riguarda il suo clamoroso ritorno nell’agone politico ed elettorale ma sa di poter avere nel  suo arco alcune frecce che potrebbero ancora far male, sul piano politico ed amministrativo s’intende. La scelta del candidato a sindaco sarà operata a Latina (“non penso che dipenderà da quella che sarà presa a  Roma per la scelta dell’aspirante primo cittadino per il Campidoglio”) e i nomi sul tavolo appaiono poco convincenti perché nessuno di quelli fatti arriva  dall’interno di ciascuna struttura politica di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

Il 70enne ex primo cittadino conserva ancora gelosamente il lancio di un’agenzia di stampa con una dichiarazione pubblicata mai smentita da Giorgia Meloni. Una dichiarazione in base alla quale “Zaccheo sarebbe il mio dirigente politico per rilanciare l’immagine e la storia di Latina”.

Contrariamente alla dichiarazione della leader nazionale, Zaccheo non ha mai aderito a Fdi ma questa forza politica, sempre paradossalmente, vuole che il candidato sia un politico perché in caso contrario “si farebbe lo stesso errore compiuto dall’amministrazione di Damiano Coletta”.

Il nuovo non ha esperienza

Nicola Calandrini

Zaccheo a bassa voce dice che “il centro e la destra che intendevo io non ci sono più” ma definisce pericolosa la scelta che l’attuale classe dirigente del nuovo centro destra possa fare: “Un candidato civico? Probabilmente non sono ancora state analizzate le conseguenze della non amministrazione in carica? La politica non deve abdicare al suo ruolo decisionale. I  sindacati e gli ordini professionali con tutti il rispetto che meritano non dovrebbero impedirle di scegliere”. 

Zaccheo non lo dice esplicitamente ma  questo ricorso “a tutti i costi” all’esterno dal perimetro politico tradizionale non aiuta a risollevare le sorti del secondo  comune più importante del Lazio. Il gap da colmare è un mix di capacità e di esperienza amministrativa gestionale che Zaccheo afferma di vantare dopo “trent’anni trascorsi nel comune di Latina, tre legislature alla Regione Lazio e trascorsi nel parlamentare nazionale”.

Insomma, nella visione delle cose dal punto d’osservazione di Zaccheo il nuovismo a tutti i costi potrebbe risultare diabolico al termine del primo mandato amministrativo del cardiologo Damiano Colettta.

Tre frecce nell’arco

Claudio Durigon, Damiano Coletta, Salvatore La Penna

Il quasi 70enne Zaccheo mostra, poi, altre tre frecce. La prima: una classifica di notorietà in base alla quale è conosciuto  – a suo dire – da 95 su 100 dei suoi concittadini. La seconda: ”Ma lei pensa che a Latina siano tutti camerati o fascisti? Certo che no! – ha aggiunto l’ex sindaco – Quando ho preso il 70% dei voti mi votavano elettori che, oggi, sosterrebbero il candidato a sindaco del Pd. Sempre se ci fosse”. La terza: la questione morale. “Mai ricevuto un avviso di garanzia per questioni legate alla gestione urbanistica di un territorio ancora vergine qual è quello di Latina. Leggo e vedo, poi, dichiarazioni di collaboratori di giustizia circa appoggi elettorali a questo o  a quell’uomo politico”.

Quando subivo attentati più o  meno gravi il giorno dopo andavo in Comune. Da lì chiedevo alla Prefettura la convocazione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Non ho mai, dico mai, pensato diversamente perché la risposta doveva essere istituzionale e politica”.

Insomma a piazzale del Popolo l’usato sicuro è ancora d’attualità? Il nuovo centrodestra, dopo le laceranti divisioni operate nel 2016, lo sa: errare è umano, perseverare potrebbe cominciare ad essere diabolico.

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