L’indignazione dopo l’assoluzione di Arnaldo Zeppieri e de La Provincia

Dieci anni per accertare che il quotidiano La Provincia non truffò le provvidenze per l'editoria. Nel frattempo il giornale è fallito, una intera redazione è stata cancellata, il direttore non c'è più. Almeno lo spazio per l'indignazione.

Nel 2009 Silvio Berlusconi è presidente del Consiglio dei Ministri dopo avere vinto le elezioni per la seconda volta. Nel suo IV Governo Umberto Bossi è ministro per il Federalismo mentre le Finanze sono in mano a Giulio Tremonti. Il premier nemmeno immagina che da lì ad un paio di anni salirà sul predellino e fonderà il Popolo delle Libertà. La famosa lite con Gianfranco Fini ed il “Che mi fai, mi cacci?” è lontana da ogni previsione. A Viareggio un treno merci determina il più grave disastro nella storia dei trasporti ferroviari in Italia. La terra trema e sgretola L’Aquila. All’Olimpico di Roma, nel posticipo serale, l’allenatore del Milan Carlo Ancelotti schiera un’importante novità: in prestito dai Los Angeles Galaxy è arrivato il calciatore inglese David Beckham. Sono ancora tra noi, ma è l’ultimo anno, Mino Reitano e Mike Bongiorno. In quegli stessi giorni, una coppia di Finanzieri in borghese, con molta discrezione entra negli uffici del quotidiano La Provincia proprio dietro allo stadio Matusa a Frosinone ed acquisisce una serie di documenti.

Sono i primi passi dell’inchiesta che determina l’inizio della fine per quello che a tratti è il più diffuso quotidiano in provincia di Frosinone. Il direttore Umberto Celani è riuscito nell’impresa del sorpasso all’altra sua creatura: Ciociaria Oggi.

Cosa cercano i Finanzieri, cosa contestano all’editore Arnaldo Zeppieri, costruttore dalla solida struttura economica, tra gli imprenditori più stimati, già presidente del consorzio di sviluppo industriale e dell’associazione di categoria? Sospettano che abbia gonfiato le vendite e messo pubblicità di comodo, ‘drogando‘ così i bilanci della cooperativa Effe che gestiva la testata e di cui lui era il presidente.

In che modo lo avrebbe fatto? Usando la tecnica dei ‘prevenduti‘. In cosa consiste: io vado al giornale e domando se mi pubblicano poche righe di auguri per il compleanno di mia figlia, mi dicono sì e felicissimo chiedo che mi mandino cento copie del giornale all’edicola del paese così poi ne regalo una copia ad ognuno dei parenti. Quelle copie, sostiene l’ipotesi dell’accusa, non andavano contate tra quelle vendute in edicola.

Che differenza fa? Perché è così importante? Per via della legge sui contributi all’editoria. Il ragionamento è semplice: dieci giornalisti de La Provincia hanno lo stesso contratto di dieci giornalisti italiani in qualsiasi altra testata, ad esempio il Corriere della Sera; ma il Corrierone spalma quel costo tra le copie vendute in tutta l’Italia mentre un quotidiano locale le ammortizza solo tra le edicole della sua zona. In che modo si salvaguarda l’informazione locale e si evita di lasciare nel buio interi territori? Con un contributo che va ad ammortizzare le perdite: nessun giornale locale, in un territorio piccolo come la Ciociaria, può chiudere altrimenti in pari il bilancio.

Il contributo si ottiene se si vende un certo numero di copie. L’accusa fu di avere gonfiato le vendite per ‘agganciare’ quel contributo. E di avere messo pubblicità del proprio gruppo imprenditoriale che in realtà erano solo fittizie e servivano per gonfiare i bilanci. In modo da far lievitare il contributo, legato anche ai fatturati. Fino a 2,5 milioni di euro.

Il giudice del tribunale di Frosinone Giuseppe Farinella ieri ha assolto dall’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato l’imprenditore Arnaldo Zeppieri. Con la motivazione: “Il fatto non sussiste“. Niente truffa.

All’epoca a Zeppieri vennero sequestrati beni per un importo equivalente a quello della somma che si sospettava fosse stata truffata. I 2,5 milioni gli verranno restituiti.

Quello che non gli verrà ridato sono dieci anni con l’accusa di essere stato un truffatore. Dieci anni di decoro e dignità: di fronte ai sospetti, Arnaldo Zeppieri lasciò le cariche pubbliche tra gli industriali, evitò di farsi vedere anche dalle cene annuali di Unindustria e Confindustria, cedette la sua quota nel Frosinone Calcio, svendette la testata La Provincia.

Il quotidiano passò ad altro imprenditore. Che non era un editore. Il direttore Umberto Celani si ritrovò presto a dover timonare il suo giornale nelle acque in tempesta, affrontando una crisi epocale per l’editoria, senza la solidità di un editore navigato a garantire ormeggi, nafta, rotte e rancio per la ciurma. Furono anni difficilissimi, dolorosi, sfibranti al punto che solo un combattente come Umberto Celani poté resistere così a lungo. Quando morì, il suo giornale, la sua invenzione, La Provincia dopo poco lo seguì.

Per questo motivo oggi il quotidiano La Provincia non può pubblicare la notizia. Non può ospitare in prima pagina un infuocato corsivo di Umberto Celani con cui incenerire un sistema che ha impiegato dieci anni per ammettere ciò che era evidente fino dal primo giorno. Avrebbe messo a ferro e fuoco quel sistema. Non si sarebbe fermato fino a quando qualcuno non fosse entrato in Redazione con in mano un testo normativo con cui evitare il rischio del ripetersi d’un supplizio simile.

Nel frattempo, un’intera redazione di giornalisti è stata polverizzata ed eliminata da un ciclo produttivo che ormai non riassorbe più nessuno né crea nuove firme. Fine di una voce, fine di un’azienda, fine d’una cinquantina di posti altamente qualificati.

Arnaldo Zeppieri è vivo e oggi può godere della soddisfazione per una Giustizia che è stata fatta. Si era interessato a questa testata, Alessioporcu.it: appreso che non è in vendita e non lo sarà è tornato al suo silenzio. Ma almeno lo spazio per l’indignazione oggi glielo assicuriamo noi.