Zia Tatta l’anticonformista (di F. Dumano)

Foto © Archivio Piero Albery

Il ritratto di Zia Tatta. Anticonformista che rivoluzionò la sua epoca: la prima a fumare in pubblico, giocare a carte, tirare tardi la sera, organizzare viaggi con le amiche o sola. Negli anni Sessanta. Mai per il gusto di far parlare di sé. A differenza di oggi.

Fausta Dumano
Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Lei era la maestra di tutti, ma anche la zia di tutti: la signorina Fausta D’Emilia era meglio nota in ogni dove del paese come ”Zia Tatta”. Non so chi sia stato il primo a chiamarla così: quando sono nata già era per tutti il modo per indicarla.

Essendo una delle nipoti ”carnali” con il suo nome venivo chiamata Faustina o Tattina. In base allo stesso principio, mio cugino Gian Gustavo era per tutti Tattavo. E mia cugina Carlotta era tale solo per l’Anagrafe ma per tutti era Tattotta.

La maestra, nell’archivio fotografico di Piero Albery ha tante foto perché è stata una delle protagoniste di quel salotto arpinate che negli anni Sessanta rappresentava una unicità: dove le donne potevano stare sedute al bar in piazza a conversare senza che questo destasse scandalo. Alcune andavano lì a leggere i loro libri oppure a lavorare con i ferri o con l’uncinetto.

Il salotto l’estate si riempiva di altre donne: romane, milanesi, ma anche straniere. Le emigrate che tornavano, e il giudizio comune era ”che nessuna piazza aveva nel mondo un salotto al femminile“.

La maestra è quindi una delle rampolle della famiglia D’Emilia, figlia del primo podestà di Arpino Gustavo D’Emilia. Al cimitero di Arpino una targa ricorda mio nonno e i lavori fatti… ma questa è un’ altra storia; di sua sorella Maria, mia madre, abbiamo già narrato. (leggi qui Le difficili parole per ricordare mamma Dumano).

La maestra più popolare di Arpino è certamente stata lei, prima di arrivare in città ha ”visitato” le scuole di campagna, per tanti anni è stata a Morrone, una frazione di Arpino. Nelle scuole di campagna si respira un’aria diversa e la maestra è diventata piano piano la ”zia Tatta”di tutti, grandi e piccini.

La scuola è stata la sua passione della vita, il suo impegno; adottava i bambini più fragili, portandoli spesso a casa di mia nonna dove il doposcuola era aperto e basato sul volontariato. I bambini sono sempre stati la sua passione e nello stesso tempo è stata la baby sitter dei nipoti e dei pronipoti. Un debole per zia Tatta  lo abbiamo avuto tutti.

La maestra aveva anche ”le mani di fata” con i ferri e l’uncinetto, tanto che dei pezzi unici copertine e maglioncini, sono entrati  nel guardaroba di tanti bimbi, non solo  dei nipoti ufficiali.

Perché zia Tatta entra nella storia dei Racconti in Bianco e Nero? Ci transita di diritto in quanto anticipatrice di alcune ”libertà”: fu tra le prime a fumare in quel salotto, tra le prime a restare fuori anche di sera, tra le prime viaggiatrici anche all’estero da sola o in compagnia di altre donne. Amante del teatro organizzava con le amiche serate nella Capitale.

La maestra e l’amore potrebbe essere invece il titolo di un film dedicato ad un aspetto della sua vita: innamorata sempre dell’idea dell’amore più che degli uomini, ha investito energie in figure di cartone. Ha di certo insegnato la libertà alle donne più giovani.

Oggi la maestra vive a Velletri ma in piazza è una “presenza – assenza” perché tutti la ricordano sempre. Proprio lei che aveva animato la piazza,  crescendo era però diventata intollerante con i giovani che tiravano l’alba sotto le finestre di casa sua alla via vecchia. In via dell’Aquila Romana era stato aperto un locale Il Leon d’Oro: lei apriva la finestra e lanciava secchiate d’ acqua. Fu così che divenne ”la donna delle secchiate”.

Casa di mia nonna il pomeriggio diventava spesso il club delle donne che giocavano a ramino oppure a canasta. Mentre a pochi metri gli uomini giocavano al Circolo Tulliano. La maestra, tra le altre cose, sapeva cucinare anche bene e quindi organizzava ricevimenti. Tutto all’interno di un’esuberanza senza eccessi: che è la cifra esattamente opposta a quella di oggi. Il vero motivo per cui Zia Tatta è tra queste pagine sta nel fatto che lei fu rivoluzionaria per la sua epoca: ruppe molte convenzioni ma mai per il gusto di far parlare di sé, semplicemente perché non vedeva il motivo per cui determinati ‘privilegi’ dovessero essere concessi solo alla popolazione maschile, come il giocare a carte o fumare o tirare tardi. A differenza di tante figure di oggi: che non portano alcuna sostanza ma fanno di tutto al solo fine di fare parlare di sé. meglio allora zia Tatta.

Crediti: Foto © Archivio Piero Albery
Tag: Arpino, Dumano