Zinga da Marzi: «Ballottaggio? Zero a zero e palla al centro»

Il presidente della Regione Lazio è tornato tre settimane dopo nel Capoluogo ciociaro: all'indomani della «grandissima vittoria» del Campo largo trainato dal Pd a favore del candidato sindaco Marzi: il mancato successo di Mastrangeli e centrodestra al primo turno

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

«Un risultato straordinario, a Frosinone c’è stato veramente l’esempio di quella che deve essere una battaglia politica civile e trasparente»: non perde tempo in giri di parole, va dritto al punto Nicola Zingaretti. È tornato nel Capoluogo ciociaro dopo tre settimane e il primo turno delle Elezioni Amministrative 2022: ha fatto tappa nel Comitato Marzi.

Parole dette all’indomani di quella che ha definito «una grandissima vittoria»: Domenico Marzi al ballottaggio contro il candidato sindaco del centrodestra Riccardo Mastrangeli. Che alcuni sondaggi davano subito vittorioso con oltre il 50%. Invece non gli è venuta fatta: è finita 49 a 39.

Il ritorno alle urne di domenica 26 giugno? «Zero a zero e palla al centro», ha affermato Zingaretti. Nel quartier generale del competitor del Campo largo progressista, d’altronde, si è festeggiato ieri notte: appena lo scrutinio delle schede, giunto al 95% alle undici di sera, ha dato la certezza del secondo turno. Ed il take di Alessioporcu.it ha ufficializzato la situazione. (Leggi qui È ballottaggio Mastrangeli – Marzi e poi qui Gli eletti con Mastrangeli e con Marzi).

Ballottaggio? «Vince sempre Marzi»

Il costruttore delle larghe intese Francesco De Angelis, leader provinciale del Partito Democratico, già dava per sicuro il ballottaggio l’altra sera quando gli altri attendevano la certezza matematica. Con tanto, a detta sua, di risultato scontato: «Vincerà Memmo Marzi, al ballottaggio vince sempre lui».

Al secondo turno il due volte sindaco vinse sia nel 1998 che nel 2002. Prima sconfisse Italico Perlini (centrodestra), passando dal 38.3% del primo turno al 54.75%: lo sfidante dal 31.5% al 45.25%. Poi, manco a dirlo, Nicola Ottaviani: all’andata finì 48.5 a 47 per Marzi, al decisivo ritorno 54.3 a 45.6. Stavolta, però, Marzi parte in svantaggio.

Presenti anche stavolta al fianco del già primo cittadino pure i consiglieri regionali Mauro Buschini e Sara Battisti e il capolista Angelo Pizzutelli (787 voti). Altrettanto immancabili, per la federazione provinciale del Pd, il segretario Luca Fantini e la presidente Stefania Martini. Quest’ultima anche commissaria cittadina.

La notizia è che Pizzutelli, contrariamente alle due scorse elezioni (prima con il Psi e poi con il Pd), non è stato il più votato. Stavolta, sfiorando un migliaio di voti, è stata eletta una Miss Preferenze: l’ex assessora alla Polizia Locale Francesca Chiappini, da record a quota 987 nella Lista per Frosinone, guidata dal già vicesindaco Antonio Scaccia. (Leggi qui Si scrive Pizzutelli ma si legge Sport. Anzi, stavolta Welfare e poi qui Scaccia: «Mi godo mia figlia, per fare il Sindaco c’è sempre tempo»).

Zingaretti e i ballottaggi coi capelli

Anche e soprattutto Zingaretti ne ha affrontati tanti di ballottaggi nella sua vita: «Da quando ero bambino e avevo ancora i capelli», ha ironizzato. Dopo gli inizi, tra l’altro, fu eletto al secondo turno nel 2008 come presidente dell’allora Provincia di Roma.

In Ciociaria è sicuro che ci siano elementi distintivi vincenti: «La fantastica voglia di unità e l’atto di amore di Memmo Marzi per la sua terra, ma Frosinone votando per lui lo farà nei confronti di sé stessa e del suo futuro. Non è in gioco il destino di nessuno, ma della città».

Poi al presidente della Regione Lazio è tornata in mente la telefonata a Marzi, accompagnata da quella del segretario regionale del Pd Bruno Astorre: per convincerlo a ricandidarsi a sindaco di Frosinone. Inizialmente Marzi aveva detto di No: «Per problemi familiari, personali e anche d’età», aveva motivato. (Leggi qui Zingaretti: «Memmo, candidati». E lui accetta. Ma c’è la mina Vicano).

Quei passi di lato rientrati

Mauro Vicano, già candidato sindaco di Frosinone

L’inizialmente papabile Mauro Vicano, rifiutato dalla Sinistra e poi candidatosi comunque in rappresentanza del Centro (Azione, Udc, Autonomi e Partite Iva, Progetto Lazio), aveva fatto un passo di lato: proprio a favore dell’amico Memmo. A condizione, però, che riuscisse a compattare una coalizione che andava dal Movimento 5 Stelle ad Azione.

Non è stato così: non ci sono i Socialisti di Vincenzo Iacovissi, che ha portato a casa un buon 6% con la “sola” lista del Psi. E non c’è Azione, che ha raggranellato appena 366 voti. Si parla dell’1.58%, poco più della lista dell’outsider Giuseppe Cosimato. (Leggi qui: Il Pd è il primo Partito. Quelli che hanno fatto la differenza).

Quei 276 consensi del già esponente di FdI, ovvero l’1.15%, sono quelli di fatto mancati a Mastrangeli per oltrepassare il cinquanta percento. Il civico Cosimato, infatti, veniva dall’esperienza come presidente del secondo e dissidente circolo cittadino di Fratelli d’Italia.

L’ex M5S: «Uno vale 1%»

Gli ex consiglieri M5S Bellincampi e Mastronardi © Giornalisti Indipendenti

A proposito di unpercento, come nel resto d’Italia, c’è stato il crollo dei Cinque Stelle. Il già consigliere pentastellato Marco Mastronardi, in aperta polemica contro parlamentari e vertici locali, non se l’è tenuta: «Uno vale 1%… e spicci».

Non lo slogan Uno vale uno, col quale il M5S diventò il primo “Partito” (Movimento) in Italia, bensì massimo sarcasmo: sul disastroso risultato del M5S nel Capoluogo ciociaro, dove il Partito (Movimento 2050) di Giuseppe Conte ha preso 307 voti: l’uno virgola trentadue percento. A coordinare lista e campagna elettorale direttamente Ilaria Fontana, sottosegretaria frusinate alla Transizione Ecologica.

«I veri colpevoli “politici”, se militassero in un Partito “vero” – si scaglia il già oppositore di M5S prima e Frosinone Indipendente poi – sarebbero stati già messi alla porta per manifesta incapacità. Invece, buon per loro, resteranno tutti al loro posto almeno fino all’inevitabile scomparsa che sarà determinata dai prossimi appuntamenti elettorali». L’altro ex M5S Christian Bellincampi? Prima nel gruppo misto e poi il clamoroso passaggio a FdI. (Leggi qui Frosinone, i Bimbi di Conte e l’alunno caduto nel tombino).

Azione, mea culpa della Sardellitti

Il Partito di Calenda, visti M5S nel Campo largo e dente avvelenato della capolista ed ex Dem Alessandra Sardellitti, ha deciso di dare buca. C’è chi è convinto che al ballottaggio i voti personali dell’amico Vicano andranno a Marzi mentre quelli della Sardellitti direttamente a Mastrangeli. Più che altro contro Marzi.

La notizia, però, è che la già consigliera provinciale e comunale non sarà eletta in Consiglio in ogni caso. Se Vicano rinuncerà a fare il consigliere comunale, subentrerà il più votato della sua lista civica: Marco Sordi. Perché? Anche se Alessandra Sardellitti ha preso più preferenze (204), la lista civica civica ha preso più voti (503) di quella di Azione (366). Ed il seggio andrebbe alla civica.

La Sardellitti, nel mentre, fa mea culpa: «Abbiamo perso rispetto a quelle che erano le nostre aspettative e come capolista me ne assumo tutte le responsabilità senza se e senza ma». Ma un però c’è: «Abbiamo però gettato un piccolo grande seme per una politica differente. Almeno me lo auguro». (Leggi qui Calenda a Frosinone: «Campo largo? Vinci ma non governi. FdI? Meglio del M5S»).

La telefonata a… De Angelis

Nel frattempo al Comitato Marzi,Nicola Zingaretti ha raccontato soprattutto un’altra telefonata: quella con il capo politico del Pd provinciale De Angelis, altresì presidente del Consorzio industriale del Lazio.

È la telefonata che ha anticipato quelle del Governatore e di Astorre: «Quando Francesco mi disse “ci sarebbe questo sogno”. Io gli ho detto: “Ma veramente si rimette in gioco Memmo?”. La risposta? “Sì, per amore di Frosinone”. Così è stato. E quella è stata una scelta straordinariamente positiva perché ha riacceso tantissime speranze e tantissima capacità di rimettere al centro una battaglia comune».

Zingaretti, davanti alla comunità democrat presente al Comitato adiacente alla Villa comunale – il verde del centrosinistra, in contrapposizione al Parco Matusa, il green del centrodestra – ha voluto distinguere nettamente tra il prima e il dopo. «Al primo turno si scelgono le forze politiche e ovviamente, con la piena libertà, il candidato sindaco. Al ballottaggio cambia tutto. Vince chi porta più gente a votare. Il 26 giugno tutte e tutti a votare!». Ovviamente, sottinteso, «per Memmo».

Al ballottaggio tutt’altra partita?

Al ballottaggio, secondo Zingaretti, si riparte da zero: «Non si scelgono solo gli orientamenti politici come al primo turno ma il migliore per fare il sindaco per cinque anni e mettere nelle mani delle istituzioni il futuro delle famiglie, dei figli, di una città».

Su chi sia il migliore il presidente della Regione Lazio non ha il benché minimo dubbio: «È Memmo Marzi – ha detto del già sindaco di Frosinone – perché ha fatto un’esperienza straordinaria da amministratore, ha una qualità e un’esperienza amministrativa incredibile».

FdI primo nel centrodestra

Nella nottata di ieri, spostandosi al Comitato Mastrangeli della centrale via Aldo Moro, non sono mancate le fiondate contro il Campo largo. Sono intervenuti sia il candidato sindaco che l’uscente Nicola Ottaviani, coordinatore provinciale della Lega. Che ha appena dimostrato ai vertici nazionali di chi sono i voti del Carroccio nel Capoluogo ciociaro: i suoi.

FdI a sostegno di Riccardo Mastrangeli

Visto che la Lista Ottaviani, seconda solo al Partito Democratico (12.5%) in generale, è stata la più votata nella coalizione “per la città” a sostegno di Mastrangeli: ben 2.743 voti (11.8%), a dispetto dei 1.007 (4.3%) della Lega. Al di là del risultato dell’erede designato, il quasi ex primo cittadino di Frosinone è ormai pronto per il salto di qualità: con una candidatura al Parlamento.

Le malelingue, però, trovano le loro conferme: ora più che mai sostengono che Ottaviani, in cambio della rinuncia di Fabio Tagliaferri (FdI) alla candidatura a sindaco, avrebbe spianato a Fratelli d’Italia la strada per essere il primo Partito del centrodestra: 2.032 voti (8.7%).

La Lega aveva primeggiato alle importanti Comunali 2021 di Alatri e Sora, nonché in occasione dell’ultimo rinnovo del Consiglio provinciale di Frosinone. Nel Capoluogo è la penultima lista della coalizione: peggio soltanto Frosinone Capoluogo. Ora la prima medaglia per Massimo Ruspandini e lo stesso Tagliaferri, presidente e coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia. Tutti gli interessati, ovviamente, negano categoricamente. (Leggi qui Tagliaferri: «Doppio impegno per Partito e Città. Io di bimbi ne ho due»).

Mastrangeli: «Io assessore, lui ex sindaco»

I risultati del primo turno delle Comunali di Frosinone

Mastrangeli ha fatto presente che «io sono un assessore e lui è un ex sindaco, quindi non so davvero cosa ci sia da festeggiare dall’altra parte». Ottaviani ha aggiunto che «la Città, dato l’oltre 49% dei consensi, ha scelto nuovamente per il rinnovamento e la partita sarà chiusa al secondo turno». Marzi? Ha replicato così: «Io finora mi sono divertito, ora inizio a giocare sul serio».

Ottaviani, però, ha detto anche altro. Non gli sta bene che «per tutta la campagna elettorale Mastrangeli abbia ricevuto offese, senza parlare delle insinuazioni riguardo all’arrivo dei milioni presi con il Pnrr». Marzi, del resto, vede tanti “se” e “ma” tra l’ammissione a finanziamento e l’effettivo arrivo dei 20 milioni di euro ottenuti dall’Amministrazione Ottaviani per la rigenerazione urbana.

Premesse d’obbligo queste, visto che anche Zingaretti ha voluto dire la sua riguardo ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Lo dico da uomo di istituzione, ovviamente il Presidente di tutti i cittadini, ma lo devo dire – ha affermato il presidente della Regione Lazio -. In realtà per Frosinone ci sono cinque anni di immense opportunità. Arriveranno 16 miliardi di euro in tutta la Regione, ma non è vero che arriveranno sicuramente tutti ai cittadini».

In un attimo è campagna per le Regionali

La motivazione? Secondo il Governatore «molto dipenderà da chi guiderà i Comuni. Ovvero da chi raccoglierà quelle opportunità e le trasformerà in servizi per le persone, in qualità della vita, iniziative culturali. Proprio perché abbiamo alle spalle gli anni dei tagli e sacrifici, dell’assenza di risorse economiche, è importante chi farà ora il Sindaco. O Frosinone è in campo o non è detto che quelle opportunità arriveranno in questa città. Questo Frosinone non se lo merita».

In conclusione uno sprazzo di campagna elettorale per le Elezioni Regionali 2023: «È il tempo della passione politica ma anche civile – così il presidente uscente ma regista Nicola Zingaretti -. Noi abbiamo tanti difetti ma possiamo dire che quando abbiamo preso questa Regione che era una catastrofe, la carogna italiana, abbiamo lavorato per ridarle una dignità e una prospettiva. Portando qui tantissimi investimenti, risanando la Sanità e cancellando la vergogna di chi teorizzava che i Ciociari dovessero andare a curarsi all’Umberto I di Roma».

Aveva già attaccato il passato per colpire il presente, al centro storico di Frosinone: quando era venuto ventuno giorni fa e aveva detto che Marzi avrebbe vinto le Elezioni. Allora il Pd, in fin dei conti, sperava di arrivare al ballottaggio: è accaduto e hanno festeggiato. Ora Zingaretti ha detto che «vincerà Marzi, semplicemente perché è il migliore». (Leggi qui Zingaretti a Frosinone: «La Destra disse ai ciociari di curarsi all’Umberto I»).

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