Zingaretti a diMartedì: «Una grande lista unitaria per portare il Pd fuori dal 18%»

Il governatore del Lazio nel salotto di La7 scommette su una grande lista unitaria che porti il Pd fuori dalle secche nelle quali è finito.

Sorriso che disarma, maglioncino blu informale: Nicola Zingaretti è nello studio di Floris a DiMartedì su La7. Disegna il perimetro del prossimo Pd: dalle Europee ai rapporti con i 5 Stelle, dall’alternativa alla Lega alla fiducia da riconquistare negli elettori andati via. Tentano di smontarlo Andrea Scanzi (Il Fatto) e Alessandro Sallusti (Il Giornale) ma già basta l’inquadratura: i due giornalisti sembrano l’intervistato e Zingaretti con il suo sorriso liquida ogni tensione anche sulle domande più velenose.

Un risultato soddisfacente per il Pd alle Europee? «Dobbiamo mettere in campo una grande proposta di cambiamento dell’Ue». M5S e Lega che Europa vogliono? «Vogliono picconare l’Europa, non riformarla, e ciò contro la sovranità italiana». Come vi presenterete alle urne? «Scommetto su una grande lista unitaria che ci porti fuori dalle secche di quel maledetto 18% del Pd in Italia, in certe zone tra 7 e 12%».

Con chi la grande lista unitaria, con D’Alema e Bersani? «Con tutte le persone che condividono il programma – risponde il Governatore del Lazio, candidato alla segreteria nazionale Dem – i nomi li decideremo, ora spieghiamo che riforma dell’Ue vogliamo».

Nessun dialogo con i 5 Stelle? «Con i suoi elettori». Non sono la stessa cosa della Lega? «Non si può semplificare dicendo che l’elettorato M5S é uguale a quello della Lega, significa regalare a Salvini il 60% degli italiani, una follia».

Gli chiedono del dialogo con il M5S che è riuscito a costruire in Regione Lazio. Il Governatore non cade nella trappola. Spiega che «Anche le ultime espulsioni hanno paradossalmente dimostrato che nel 5 Stelle ci sono riferimenti culturali più diversi: una parte delle tensioni del Pd sono andate lì»Zingaretti a scanso di dubbi ribadisce che non pensa ad alcuna alleanza con i grillini.

Inevitabile la domanda su Matteo Renzi. «Ha avuto un ruolo politico, ha guidato il Partito in una fase storica che si é conclusa, dobbiamo voltare pagina. Non credo nel picconare, ma nel rigenerare il Pd».

L’ex sindaco di Firenze dice di non avere intenzione di fondare un nuovo Partito. Per gli osservatori è il segnale che intende fare il contrario. «Farò di tutto – assicura Zingaretti – perché non ci sia un’altra scissione e sono convinto che sarà così. Voglio tornare alle origini di un nuovo Pd che allarghi la sua base elettorale non crogiolandomi intorno o al di sotto del 18%».

Scanzi è al vetriolo: smonta il ragionamento di Zingaretti. E gli chiede come spiega il fatto che il Pd da mesi non si schioda nemmeno di una frazione di punto percentuale. Eppure a sentire il governatore gli elettori di Lega e M5S sarebbero tutti delusi e pentiti. Zingaretti risponde con un sorriso che va da parte a parte. E rimonta il ragionamento. Spiega che, lecitamente chi ha votato Lega e M5S ora aspetta che le promesse vengano mantenute. «In attesa che scoprano che quelle promesse non verranno realizzate noi dobbiamo costruire un’alternativa seria e credibile, ricostruendo la fiducia con il nostro popolo e con quelli che sono stati i nostri elettori».

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