Se Giuseppe Conte fa incazzare Nicola Zingaretti

Il premier si sente sempre più solo al comando e pensa ad un Gabinetto di guerra. Il segretario dei Democrat aveva proposto una cabina di regia, che è un’altra cosa. Perché nel partito crescono i malumori verso l’inquilino di Palazzo Chigi, blindato in passato. Zingaretti adesso riflette davvero.

Forse Giuseppe Conte si sente troppo preso dal ruolo per rendersi conto che il leader dei Dem Nicola Zingaretti gli ha lanciato una scialuppa di salvataggio. I Cinque Stelle sono spariti e comunque non considerano da tempo Conte una loro espressione. Il Pd si è “caricato” il premier nei momenti più difficili, ma ora l’inquilino di Palazzo Chigi si sta facendo distrarre dalle percentuali di gradimento. Certamente altissime, ma legate all’emergenza. Poi però quelle stesse percentuali potrebbero scendere vorticosamente se l’Italia andrà in recessione o addirittura in depressione. A quel punto l’ombra di Mario Draghi offuscherebbe l’intero quadro politico italiano.

Oggi il quotidiano La Repubblica scrive che il 13 aprile, nuova scadenza posta dalla Protezione civile per fare il punto, potrebbe non essere una data ballerina come le altre. Il 14, ovvero martedì dopo Pasqua, il governo non esclude la riapertura di piccoli comparti produttivi. Per esempio, la polimeccanica, settore vitale per la filiera agroalimentare.

Nicola Zingaretti Foto © Imagoeconomica / Livio Anticoli

Giuseppe Conte pensa ad una sorta di Gabinetto di guerra. Che non è proprio la stessa cosa della cabina di regia proposta da Nicola Zingaretti. Il quale aveva interpretato lo stato d’animo del suo Partito, per iniziare a ricalibrare l’attuale filiera decisionale. Qualche giorno fa il segretario nazionale Democrat aveva  detto: «Servirà una cabina di regia per ritornare alla normalità. Deve partire dall’evidenza di non commettere errori». (leggi qui Il segnale di Zingaretti alle opposizioni: riformiamo il Paese).

Nel Pd il malcontento cresce, soprattutto nei confronti del Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli. Nel mirino da tempo. Ma anche l’atteggiamento di Conte non piace. L’Huffington Post ha riferito: «Quando inizieremo a ripartire il decidere cosa e come sarà cosa complicata”, ragiona un dirigente Dem. Che continua: “Bisogna sentire tutti, non la puoi fare da solo”. Chi, Conte? “Dai ci siamo capiti – non si sbilancia – diciamo solamente che occorre mettere tutti nella possibilità di valutare e partecipare a processo decisionale”. Graziano Delrio specifica che al tavolo dovrebbero partecipare “enti locali, regioni, esperti sanitari, economici e statistici”, per valutare insieme “i dati, studiare forme e tempi, adottare misure sanitarie e sociali per la ripartenza”. All’obiezione sul fatto che un tavolo di decine di persone rallenta qualunque tipo di processo decisionale la risposta del dirigente di cui sopra è eloquente: Ma certo. Stiamo mandando un segnale. Nel merito ma soprattutto nel metodo».

Nicola Zingaretti quel segnale lo conosce bene e per questo ha voluto in
qualche modo avvertire Giuseppe Conte. La cabina di regia alla quale pensa il segretario del Pd è operativa e decisionale. Parte dal Governo e dalla maggioranza, ma è pronta ad allargarsi verso le “teste” più brillanti del Paese. Serve a coinvolgere e a condividere, per efficientare al massimo le risposte operative sul campo sanitario e, soprattutto, economico. Il Gabinetto di guerra è un’altra cosa e tende a blindare ancora di più una parte dell’esecutivo, lasciando a Conte carta bianca su tutto. Non è un caso che il presidente del consiglio ormai proceda al ritmo di decreti su decreti.

Giuseppe Conte

Questo atteggiamento non piace a molti nel Pd. Non piace a Nicola Zingaretti, che ha “tenuto” Conte quando tutti ne chiedevano “testa”. Adesso il segretario del Partito Democratico ha la necessità di cambiare passo, prevedendo una strategia di rientro alla normalità graduale. Vuole farlo con un’impostazione da squadra.

Giuseppe Conte si sente solo al comando. Se non arriverà ad una sintesi, allora potrà succedere di tutto.

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