Zingaretti contro Renzi: «Non può consumare il Pd in questo modo»

Nicola Zingaretti scende in campo e critica lo show tv con il quale Matteo Renzi ha delegittimato il Reggente Martina, dettando la linea al Pd pur non avendone più alcun titolo. In campo Franceschini ("O dentro o fuori"), Orlando, Fassino.

Nicola Zingaretti esce allo scoperto. E si lancia all’attacco di Matteo Renzi. Per difendere il Pd.

Lo fa dopo l’apparizione televisiva del segretario ritiratosi la stessa sera della catastrofe del 4 marzo: che ha lasciato solo macerie e la parvenza di un Partito. Con l’intervista fatta domenica a ‘Che Tempo che Fa‘ su RaiTre il Segretario ha smentito ancora una volta se stesso, fatto capire che il suo ritiro era solo finzione per evitare le conseguenze del disastro. Ma soprattutto ha mandato all’aria il lavoro con il quale ricostruire un nuovo Pd.

 

Non si può consumare così il Pd

Nicola Zingaretti esce allo scoperto e picchia duro. «Se si vuole bene a un Partito, un leader ha mille occasioni per far valere un’ idea o la sua linea. Se si va in tv, a poche ore dalla direzione, a fare uno show si genera solo caos e confusione. Questo dopo una lunga serie di sconfitte è molto grave. Il 10 giugno si voterà in centinaia di Comuni con sistema maggioritario. Ci sono migliaia di candidati che si stanno battendo per vincere e rischiano sempre di più l’isolamento. Una comunità non può consumarsi in questo modo».

 

Martina: grave nel metodo e nel merito

L’intervista di Matteo Renzi ha di fatto delegittimato il reggente Maurizio Martina. A questo punto non si capisce se abbia ancora un ruolo e che senso ci sia nella sua presenza al  Nazzareno. Perché Le parole di Renzi a ‘Che tempo che fa‘ hanno reso del tutto inutile la riunione della Direzione del Partito convocata per giovedì.

Il Segretario ha bocciato in diretta tv l’ipotesi d’alleanza di governo con il Movimento 5 Stelle. Sconfessarlo non è possibile. Ma il problema non sta tanto o solo nel merito. Lo dice anche il Reggente: «Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito. Così un Partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società; si smarrisce l’impegno per il cambiamento e non si aiuta il Paese. Per questo continuo a pensare che il Pd abbia innanzitutto bisogno di una vera ripartenza su basi nuove» ha detto Maurizio Martina.

 

Franceschini: o dentro o fuori

Anche Dario Franceschini, su Twitter, ha criticato Renzi: «È arrivato nel Pd il tempo di fare chiarezza. Dalle sue dimissioni Renzi si è trasformato in un Signornò, disertando ogni discussione collegiale e smontando quello che il suo Partito stava cercando di costruire. Un vero leader rispetta una comunità anche quando non la guida più».

 

 

Serve un chiarimento

Con il passare delle ore l’elenco si allunga. Non solo Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Dario Franceschini ma anche Andrea Orlando, Michele Emiliano e Piero Fassino prendono posizione.

Il segnale di quanto la situazione sia seria è non solo nella quantità delle prese di posizione contro l’ex segretario, ma anche nei toni aspri che ora sono stati usati. Perché Renzi in tv ha dettato una linea politica e l’ha fatto senza consultare nessuno, neanche il reggente Martina. Così di fatto si muove come un ‘segretario-ombra’ pur essendosi formalmente dimesso. Senza alcun rispetto per gli organismi di Partito, le gerarchie e lo Statuto. Una situazione non più sostenibile per il fronte antirenziano.

«Serve un chiarimento in Direzione» è la richiesta. La riunione di giovedì ‘bruciata’ da Renzi con il no ai 5 Stelle si avvia di fatto a una discussione tutta interna con Martina che ha dato sfogo alla sua insofferenza: «Impossibile guidare un partito in queste condizioni».

 

Fassino: basta ambiguità

Piero Fassino, in linea con Franceschini, chiede un chiarimento e spiega: «Dalla Direzione Pd di giovedì è indispensabile che si esca con un chiarimento che consenta a Martina di guidare il partito con autorevolezza in una fase così cruciale per il Paese.
Nessun partito ha vita lunga con due strategie concorrenti e due centri di direzione».

 

Vuole farsi un Partito?

I renziani gridano che «Vogliono trasformare la Direzione in un ‘processo’ a Renzi». La replica è «Renzi vuole distruggere il Pd e farsi il suo partito alla Macron».

La situazione è la stessa del Pd di Cassino: fino a quando devono stare seduto uno accanto all’altro i big Pd possono anche fare il sacrificio. Ma appena arriva il momento di aprire la bocca le contraddizioni esplodono. «Il nodo del ruolo di Renzi non poteva non venire al pettine. Finchè siamo stati in panchina – dice un dirigente Pd – abbiamo retto, ma poi quando siamo stati chiamati a in campo con il tentativo con i Cinque Stelle, le contraddizioni sono esplose». Ovvero quelle di un partito in cui l’ex segretario continua ad avere i numeri, negli organismi dirigenti e nei gruppi parlamentari, per dare la linea.

 

Renzi non si è ritirato a vita privata

Estinzione? Partito consumato? I renziani contrattaccano: «Matteo ha indicato senza ambiguità una via al Pd e al Paese con tre grandi sì: sì al rispetto della volontà degli elettori, sì a rivendicare le tante cose buone fatte al governo e sì ad una fase costituente. Da ieri il Pd ha ripreso vigore, altro che estinzione» ha scritto Davide Faraone su twitter.

Gli fa eco Michele Anzaldi: «Attaccare l’ex segretario solo perché contrario a sostenere il governo Di Maio farebbe pensare che ad animare certi esponenti nel nostro partito non sia la preoccupazione per il futuro dell’Italia o per il futuro del Pd, ma fare in modo che Renzi si ritiri a vita privata».

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