Zingaretti decide di non testimoniare a Mafia Capitale

Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ha deciso di non testimoniare nel processo su Mafia Capitale. Ha stabilito di avvalersi della facoltà di non rispondere. Glielo ha consigliato il suo difensore, l’avvocato Tito Milella.

Nicola Zingaretti avrebbe dovuto deporre per l’imputato Franco Figurelli, che faceva parte della segreteria dell’allora presidente del consiglio comunale di Roma Mirko Coratti. A Figurelli, nel corso di una telefonata avvenuta nel 2014, Salvatore Buzzi aveva spiegato la metafora (diventata famosa) della «mucca che deve mangiare»

Tecnicamente, Nicola Zingaretti è ancora indagato per corruzione in un procedimento connesso. Per lui la procura ha chiesto l’archiviazione. Che però non c’è ancora stata.

Il presidente della Regione, uscendo dall’aula bunker di Rebibbia ha sottolineato di avere «denunciato Buzzi. Testimonierò nel suo processo per calunnia». L’ex ras delle coop infatti ha tirato in ballo il presidente della Regione almeno in due casi: per i finanziamenti elettorali e per l’acquisto del palazzo della Provincia di Roma.

«Si è determinata una situazione paradossale – ha proseguito il governatore – in cui sarei stato chiamato a giustificarmi dalle false accuse mosse da Buzzi quando dovrebbe essere lui a spiegare perché me le ha rivolte. Ovviamente non mi sottrarrò al dovere di trasparenza. Renderò pubblici tutti i fatti di mia conoscenza».

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