La rivoluzione di Zingaretti chiamata Buschini

La nomina di Mauro Buschini nella Direzione Nazionale del Pd è una promozione sul campo. Ma soprattutto è un segnale chiaro della rivoluzione di Zingaretti nel Pd. Fine dei gigli magici. È l'ora dei quadri più adatti.

Camilla de Tourtrissac

Tagliacucitrice con gusto

Paolo Gentiloni ha una camicia bianca che sembra appena tolta da sotto al ferro a vapore. Il nodo piccolo, sulla cravatta di seta blu gli regala quell’aria trasandata che lo fa sembrare uno passato per caso. Invece è sempre al posto giusto, nel momento più adatto: come la volta che Matteo Renzi lo tirò fuori dalla naftalina sperando che facesse l’opaco ministro alla Farnesina senza far rimpiangere l’evanescente Federica Mogherini mandata in Europa per fare un ultimo sfregio a Massimo D’Alema. Invece sfoderò il mestiere e rivelò l’ovvio: la politica non è improvvisazione. Al posto giusto anche quando ci fu bisogno di trovare un nuovo premier: capello alla mascagna, cravatta storta, fece dimenticare in fretta il predecessore da Rignano restituendo finalmente un po’ di normalità a Palazzo Chigi.

Ora è presidente del Partito Democratico, quello Zingarettiano: il Pd della svolta, della resurrezione, della rinascita. Solito capello abbondante, solita camicia perfetta, solita cravatta appena storta: tocca a lui leggere i nomi della prima Direzione Nazionale Pd dell’era di Nicola Zingaretti. È il parlamentino che fornisce gli indirizzi politici al Segretario, il consiglio che lo aiuterà a governare il ritorno dei Dem, a “cambiare tutto” come ha annunciato nel suo discorso di insediamento Zingaretti.

In quella Direzione, per la seconda volta, c’è un nome della provincia di Frosinone. Paolo Gentiloni lo scandisce, “Mauro Buschini“: nessuno ancora lo sa ma è il primo segno della rivoluzione.

La designazione all’interno della ‘stanza dei bottoni‘, per il capogruppo Dem in Regione Lazio è la restaurazione del Partito che premia i suoi quadri, la sepoltura dei cerchi e dei gigli magici. Perché Mauro Buschini è l’ex ragazzo di bottega allevato e cresciuto per diventare leader: Segretario da quando aveva appena iniziato a radersi, assessore comunale che non aveva ancora la macchina, assessore regionale senza avere nemmeno un ciuffo di capelli bianchi, capo di stato maggiore Dem sbattuto in prima linea nell’Aula della Pisana quando le urne hanno restituito uno Zingaretti unico in piedi tra le macerie del Pd nazionale ma senza una maggioranza.

Buschini ha fatto in modo che nessuno se ne accorgesse. Tessendo ettari di tela, cucendo chilometri di filo, consumando decine di suole delle scarpe per fare la spola tra ala dialogante dei 5 Stelle e delusi del centrodestra. È suo il Patto d’Aula che ha dato due stampelle all’anatra zoppa di Zingaretti facendola correre in maniera più spedita.

La sua nomina significa che il Pd è quel Partito nel quale il dibattito interno è consentito (Buschini fu l’assessore che disse no a Zingaretti al momento in cui gli chiese di appoggiare Orlando come segretario); dove il merito viene riconosciuto (la nomina voluta personalmente dal Segretario Nazionale è una promozione sul campo); dove è possibile arrivare lì dove si decide senza dover essere per forza o un nano o una ballerina o un artigiano.

Nessuno lo dica a Nicola Ottaviani che per avere un minimo di dialogo in Forza Italia si è dovuto accomodare fuori da Forza Italia. Nessuno lo dica a Fabio Forte che con la montagna di voti individuali portata alla Lega è praticamente in semplice iscritto. Non lo si faccia sapere a Mario Abbruzzese che ancora chiede un Partito scalabile.

Tutto questo è nel Pd e lo certifica la nomina di Buschini.

Una nomina che non divide le strade tra lui e Francesco De Angelis. Il rapporto tra i due rimane inscindibile. Ma, come ha scritto su Facebook De Angelis: «Adesso tocca a te». L’unica altra volta in cui un componente della Federazione di Frosinone era entrato in Direzione Nazionale era stato proprio con lui: nel 2009, Segretario nazionale Pier Luigi Bersani.

Dicono che domenica all’Ergife Francesco De Angelis nel sentire il nome del suo allievo abbia pianto in silenzio: impossibile, non ne è capace. Ma se una lacrima gli fosse uscita non sarebbe per un Buschini nella Direzione Nazionale Pd: per lui è normale, lo ha allevato per quello. La lacrima sarebbe per la gioia del ritorno del Partito.

Cosa è la direzione Nazionale

La Direzione nazionale del Pd nella quale è stato nominato Mauro Buschini è composta da 214 membri membri eletti dall’Assemblea nazionale, con metodo proporzionale. È l’organo di indirizzo politico del partito.

Le decisioni vengono assunte attraverso il voto di mozioni, ordini del giorno, risoluzioni politiche e svolge la sua funzione di controllo attraverso interpellanze e interrogazioni al Segretario e ai membri della segreteria.

Ogni riunione si svolge su un ordine del giorno a cui fa seguito una serie di interventi e, solitamente, il voto finale sulla relazione del Segretario o su eventuali mozioni presentate.

La vita e le funzioni del ‘parlamentino‘ dem sono regolate dall’articolo 8 dello Statuto Nazionale del Partito Democratico.

Oltre ai 120 componenti eletti dall’Assemblea nazionale, fanno parte di diritto della Direzione il Segretario; il presidente dell’Assemblea nazionale; i vicesegretari; il tesoriere; il massimo dirigente dell’organizzazione giovanile; i Presidenti dei gruppi parlamentari italiani ed europei; i segretari regionali.

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