Zingaretti e Raggi, impossibile perfino la desistenza

La sindaca andrà avanti comunque: non ascolterà Giuseppe Conte e neppure il Movimento. Il Governatore non può “strappare”, ma la domanda comincia ad essere una: l’accordo con i Cinque Stelle ha davvero ragione di esistere per il Pd? Intanto Mancini si dimette da Tesoriere Dem: "Via ad una fase nuova”

Glielo hanno domandato anche pochi minuti dopo l’iniezione di Astrazeneca, fatta questa mattina al centro vaccinale anti Covid di Roma Termini. I cronisti lo hanno atteso all’uscita e domandato al Governatore Nicola Zingaretti se ci fossero novità sulla sua possibile candidatura a sindaco di Roma. Ancora una volta la risposta è stata né un si né un no: «Oggi possiamo essere orgogliosi del sistema regionale del Lazio»”.

Eppur si tratta

Nicola Zingaretti e Virginia Raggi (Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica)

Eppur si tratta. Anche se in realtà sarà difficile trovare un accordo che possa consentire una candidatura a sindaco di Nicola Zingaretti con un passo indietro di Virginia Raggi. Lo ha scritto benissimo Domenico Di Sanzo su Il Giornale. Ha spiegato: “Sullo sfondo la partita delle comunali del prossimo autunno. Su Roma il neo-leader del M5S (ndr: Giuseppe Conte) è accerchiato dal Pd, che ha tentato fino all’ultimo di giocare la carta di Nicola Zingaretti per unire i giallorossi. I Dem provano ancora a far convergere gli stellati sull’ex ministro Roberto Gualtieri. La contropartita potrebbe essere la candidatura alla presidenza del Lazio per un grillino nel 2023. Ma la Raggi, blindata ieri da Luigi Di Maio, tira dritto. Il suo comitato «Avanti con CoRaggio» è il nucleo della campagna elettorale. E potrebbe diventare una formazione civica o addirittura sostituire il M5s se ci fossero problemi con la certificazione della lista e scontri sul simbolo”.

Intanto nella Capitale lascia il diciottesimo assessore in cinque anni. Si tratta del fedelissimo della sindaca Daniele Frongia, già assessore allo Sport e vicesindaco. La Raggi ormai agli sgoccioli lo ha piazzato nello staff della ministra grillina della gioventù Fabiana Dadone”.

Non si scansa

Segnali che confermano soltanto una cosa: Virginia Raggi non si scansa. Resta candidata a sindaco di Roma per la successione a sé stessa. Non sentirà Giuseppe Conte e neppure il Movimento Cinque Stelle. In queste condizioni per Nicola Zingaretti è complicato varcare il Rubicone. Perché significherebbe mettere a rischio la possibilità di un’intesa nazionale con i pentastellati.

Il punto però è proprio questo. Che tipo di intesa c’è con i Cinque Stelle oggi? In realtà solo alla Regione Lazio. Per il resto la bozza di accordo verte sulla possibilità di una convergenza ai ballottaggi nei Comuni grandi dove si vota. I Democrat hanno un candidato sindaco molto forte, che è Roberto Gualtieri. Però con Virginia Raggi e Carlo Calenda comunque in campo, arrivare al ballottaggio sarà un terno a lotto per chiunque. Considerando pure che ci sarà anche l’esponente del centrodestra.

Il nome di Zingaretti doveva servire a facilitare il quadro. Ma il fatto è che nei Cinque Stelle si è aperta una guerriglia stile Vietnam. La domanda è: ma se Nicola Zingaretti non si candida sindaco di Roma, l’alleanza con i Cinque Stelle alla Regione resterà?

Mancini: Nuova fase politica

Nel frattempo iniziano le grandi manovre in vista della campagna elettorale. Claudio Mancini è il braccio destro di Roberto Gualtieri, ex ministro e possibile candidato sindaco di Roma. Ed è il Tesoriere che ha guidato le casse del Partito Democratico di Roma verso il risanamento. Un ruolo delicato e di equilibrio tra le diverse componenti. Un ruolo che Claudio Mancini ha deciso di lasciare. Si è dimesso questa mattina. (Leggi qui Top e Flop, i protagonisti del giorno: 7 maggio 2021).

Lo ha fatto annunciando il passaggio ad una fase politica nuova. In una lettera al segretario del PD Roma Andrea Casu ed al presidente Sibi Mani Kumaramangalam Mancini ha scritto “quando 20 mesi fa ho accettato la proposta vostra e del Senatore Zanda di fare il Tesoriere della Federazione di Roma sembrava impossibile tenere in piedi la nostra organizzazione ed evitare di portare i libri in tribunale. Invece, ieri, abbiamo chiuso il tesseramento in crescita rispetto allo scorso anno”.

Claudio Mancini. (Foto: Stefano Carofei Imagoeconomica)

Mancini sottolinea i risultati raggiunti. “Nonostante la pandemia abbiamo aperto nuovi circoli e salvato quelli vecchi. I Bilanci che abbiamo approvato sono in ordine grazie ai sacrifici compiuti con il piano di risanamento. Adesso, però, si apre una fase politica nuova per il partito di Roma con l’indizione delle primarie e l’avvio della campagna elettorale per il comune di Roma”.

Ora ci son le elezioni

Si tratta di “un impegno– continua Mancini- che deve riguardare in piena autonomia il giovane gruppo dirigente che in questi anni si e’ caricato una eredità politica e gestionale pesantissima. Penso di aver dato il mio contributo in un momento di difficoltà, ma che adesso si debba e si possa tornare alla normalità. Per questo- scrive il deputato nella lettera inviata a Casu e Kumaramangalam- ti rassegno le mie dimissioni dall’incarico di tesoriere assicurandoti il pieno esercizio della gestione corrente fino alla individuazione ed elezione del nuovo tesoriere che possa operare con piena fiducia del Partito come e’ stato per me in questo breve, ma intenso periodo“.

Ora si concentrerà sulle elezioni. È il segnale che la macchina Dem per le Comunali di Roma si sta per mettere in moto.

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