L’effetto Raggi a Roma non c’è più: perso il 9%, il Pd sale di cinque punti

L'analisi del voto su Roma. Il M5S ha perso quasi 9 punti. La metà li prende il Pd. Fine dell'effetto Raggi. La sindaca telefona a Zingaretti. Che lunedì si rimette al lavoro: convocati i Dg Asl: lotta alle file. Meta: Rigenerare il Pd

L’effetto Raggi non c’è più. L’analisi del voto nella Capitale dice che il Movimento 5 Stelle anche qui ha preso una marea di voti. Ma non traina come prima. E non è più il primo Partito.

A Roma il M5S si è fermato al 21,99%, sono quasi 9 punti percentuali in meno di quanto ottenuto dalla sindaca appena due anni fa.

Il primo Partito ora è il Pd: è tornato in testa con il 22,50% dei voti; ha recuperato 5 punti percentuali Pd.

Per il gruppo Pd in Campidoglio è un risultato ottenuto «Grazie al lavoro ed all’impegno di Nicola Zingaretti e ai due anni di opposizione in Campidoglio, siamo pronti a fare la nostra parte per il rilancio della città».

 

Nel suo discorso di ringraziamento, lunedì sera il Governatore lo aveva sottolineato. Mettendo l’accento sul risultato ottenuto «grazie a Roma, ai romani ed alla provincia di Roma» (leggi qui La vittoria di Zingaretti: l’unico faro nel buio della tempesta Pd)

 

SUBITO AL LAVORO

Non intende fermarsi, Nicola Zingaretti.  «Dobbiamo dare subito segnali di stabilità. Ora ‘avanti veloci’ è questo il nostro slogan» ha detto oggi parlando ai giornalisti, nel Tempio di Adriano. (leggi qui Zingaretti: «Farò il presidente della Regione». Ma parla da segretario del Pd)

Lunedì si riparte. Verranno convocati i direttori generali ed i direttori amministrativi delle Asl. Bisogna ripartire i 720 milioni di euro che erano stati annunciati durante la campagna elettorale. Non sono spariti il giorno dopo il voto e la conferma in Regione. In apertura di settimana il governatore intende mettere a punto un crono-programma «per gli investimenti ma anche per combattere le liste d’attesa».

Verrà varata una task force per le infrastrutture. Sarà una sorta di cabina di regia per il controllo, il monitoraggio, lo stimolo all’avvio dei cantieri sul ferro.

 

C’E’ VIRGINIA AL TELEFONO

Nel corso della conferenza stampa di oggi il Governatore aveva fatto notare con eleganza  che dal Campidoglio nessuno s’era degnato di fare una telefonata per complimentarsi con il governatore rieletto. «Questa mattina ho telefonato al sindaco Raggi per offrire tutta la mia disponibilità ad aiutare Roma a risollevarsi da tutti i suoi problemi. Purtroppo la sindaca era impegnata e non ho avuto ancora modo di parlarci».

Nel pomeriggio la sindaca corre ai ripari. Così Virginia Raggi può annunciare «Con il presidente ci siamo sentiti, gli ho fatto gli auguri chiaramente per l’attuale mandato e abbiamo già messo in contatto le nostre segreterie perché ci incontreremo a partire già dalla prossima settimana credo per lavorare sull’agenda comune e vedere su quali punti possiamo iniziare a lavorare insieme».

 

E CHIAMA ANCHE GRASSO

Sul cellulare di Nicola Zingaretti arriva anche la chiamata del presidente del Senato. Pietro Grasso è stato tra quelli che con più convinzione hanno spinto affinché nel Lazio Liberi e Uguali si alleasse con il Governatore: un’eccezione fatta solo per lui in tutta l’Italia.

I fatti ed i numeri gli hanno dato ragione. «Ho appena sentito al telefono Nicola  Zingaretti, complimentandomi con lui per la vittoria nel Lazio e  augurandogli buon lavoro per il suo secondo mandato. Liberi e Uguali è stata decisiva ai fini del risultato finale.  Abbiamo scongiurato l’ipotesi di vedere la Regione governata  nuovamente dalla destra».

 

META: ZINGARETTI PER PER RIGENERARE PD

L’alleanza con LeU ha un fortissimo significato politico. Soprattutto a ridosso del giorno più nero per il Pd. Il Governatore dell’inclusione e della trattativa ad oltranza è stato l’unico ad avere vinto in un Partito che a furia di scissioni si è quasi estinto.

Lo fa notare Michele Meta, figura chiave nel Pd romano e Laziale. «Gli straordinari segnali che vengono dalla vittoria di Nicola Zingaretti nel Lazio in queste ore mitigano le sofferenze del popolo del centrosinistra, stordito da una sconfitta che condanna ad una marginalità che la sinistra in Italia non aveva mai vissuto fino ad oggi».

Poche ore prima il segretario nazionale Matteo Renzi non aveva avuto questa sensibilità. Non si è accorto che mentre il suo Partito si dissolveva, invece nel Lazio vinceva. E se se n’è accorto ha evitato di dirlo in pubblico, durante la sua conferenza stampa.

Meta indica il nervo scoperto. «Ha vinto nel Lazio una personalità politica solida e autorevole che, attraverso il buongoverno e la concretezza, ha saputo convincere nello stesso giorno circa 350.000 persone che non hanno votato alle politiche per il centrosinistra. Questi sono i fatti».

È soprattutto il ‘metodo’ Zingaretti ad avere portato alla vittoria. Opposto in tutto al renzismo. Michele Meta lo sottolinea: «Ha vinto nel Lazio una sinistra di governo che ha saputo tenere insieme le differenze e allargare l’unità del centrosinistra. Questa esperienza va consegnata al dibattito nazionale che obbligatoriamente dovrà aprirsi per arrivare a rigenerare e a rifondare il Pd e il centrosinistra. Un lavoro sicuramente faticoso che non può essere eluso da scorciatoie e tatticismi».

 

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