La vittoria di Zingaretti: l’unico faro nel buio della tempesta Pd

Nicola Zingaretti è il primo governatore del Lazio ad ottenere la conferma per il secondo mandato. La cronaca della giornata. Ora tutti guardano a lui per la ricostruzione del Pd dopo il caos Renzi

È nel Lazio l’unico faro rimasto acceso nel buio della più grande tempesta che abbia sconvolto il Partito Democratico. Nicola Zingaretti ha vinto: ancora una volta. Ha scritto il suo nome nella storia politica della Regione: mai nessun governatore del Lazio era stato confermato per un secondo mandato. È riuscito a vincere mentre in tutto il resto d’Italia il Pd finiva a fondo, nello stesso momento in cui in Lombardia (l’altra Regione in cui si rinnovava il governatore) il centrodestra trionfava con un distacco di oltre venti punti percentuali.

Il faro rimasto acceso nel buio della tempesta più nera è la vittoria dell’uomo Nicola Zingaretti, mai sfiorato da uno schizzo di fango in tanti anni di politica. È la vittoria del politico Nicola Zingaretti: è stato l’unico in Italia a convincere LeU a fare squadra con il Pd. È stata la vittoria del metodo messo in campo da Nicola Zingaretti: includere e dialogare fino alla fine. Quanto di più distante dal bullismo renziano.

 

LA VITTORIA SUDATA

Non era per niente scontata la vittoria maturata durante lo spoglio di un lunedì interminabile. I risultati ottenuti in cinque anni contano poco o nulla: le elezioni le vince chi riesce a far sognare di più. E c’è poco da far sognare se vieni da cinque anni di sacrifici nel corso dei quali la tua prima missione è stata quella di ripianare un buco vasto dieci miliardi di euro, scavato per quarant’anni nei conti della sanità Regionale.

Non è per niente scontata la vittoria se ti mandano a votare nello stesso giorno in cui il Paese regolava i suoi conti con le mille delusioni innescate da un Pd che non sa più parlare alla gente. Invece, nello stesso giorno, gli elettori hanno chiuso i conti con il Pd al Parlamento e li hanno tenuti aperti con il governatore della Regione: tra i 250mila ed i 300mila nel Lazio hanno votato in due maniere diverse: per le Politiche in un modo e per le Regionali in un altro.

 

LO SPOGLIO PIU’ LUNGO

Proprio per questo si trattiene il fiato. Anche se il primo exit poll lanciato domenica sera alle 23 (leggi qui) indica il governatore uscente in vantaggio di 4 punti.

Nel Lazio c’è una tradizione negativa in questo senso. Accadde con Piero Badaloni quando venne battuto da Francesco Storace. E poi anche 5 anni più tardi quando Storace venne battuto da Piero Marrazzo. In entrambi i casi il governatore uscente risultava in vantaggio nelle proiezioni, per poi vedere assottigliarsi poco alla volta quel vantaggio fino a finire sorpassato dallo sfidante.

Anche per questo  i primi risultati relativi alle proiezioni delle elezioni regionali, nel pomeriggio vengono accolti con un applauso liberatorio dai presenti all’interno del comitato di Nicola Zingaretti al tempio di Adriano. L’atmosfera, fino a quel momento molto tesa, si é sciolta con l’arrivo dei primi numeri anche se, continua a ripetere il fido Emanuele Lanfranchi “I dati sono troppo incerti per poter fare un commento”.

 

TRE IN UN PUNTO

Sull’altro fronte, all’Hotel Savoy, dal quartier generale del candidato del centrodestra Stefano Parisi, l’ex assessore regionale Donato Robilotta è sulla stessa lunghezza d’onda. «In una forchetta di un punto e mezzo ci sono tutti e 3 i candidati. Quindi bisogna aspettare i voti reali, perche’ un punto e mezzo e un punto e sette non e’ niente nella competizione». Lo dice commentando la seconda proiezione del Tg La7 che vede in testa Nicola Zingaretti al 31,1% seguito da Roberta Lombardi al 29,5% e Stefano Parisi al 28,5%.

Si va avanti così fino a sfiorare il punto più drammatico nel pieno del pomeriggio: quando iniziano ad arrivare i voti veri, le sezioni scrutinate. Quando sono circa 500 sezioni scrutinate, il vantaggio di Zingaretti ad un certo punto si assottiglia fino alle 0,4%. Ed i fantasmi del passato hanno iniziato a prendere corpo. Poi, il Viminale butta nel computer i dati di altrettante sezioni: ed il governatore prende il largo. Tre punti e mezzo di vantaggio dai quali non si schioderà più.

 

ARRIVA MONTALBANO, ROBERTA MOLLA

in piazza di Pietra a Roma arrivato anche il fratello di Nicola Zingaretti, Luca ‘Montalbano’. Il tempo passa, le proiezioni si stabilizzano, il dato non si muove più.

La prima a mollare è Roberta Lombardi. La candidata dal M5S non è mai stata in gara: sempre terza, alle spalle di Stefano Parisi.

Alle 20.20 annulla il previsto punto stampa al comitato elettorale all’hotel H10. Dall’ufficio stampa annunciano che farà a breve un post su Facebook per commentare i dati.

C’è un momento preciso in cui la deputata uscente capisce che è finita. Quel momento è quando le arrivano i dati dai Comuni governati dal M5S: a Roberta Lombardi sono mancati i voti dei Comuni più popolosi della provincia di Roma, come Guidonia, Nettuno e Civitavecchia, dove nonostante amministrazioni comunali a 5 Stelle a prevalere è stato Parisi.

Arriva allora il Comunicato finale. Non ammette la sconfitta, non fa i complimenti al vincitore.

«Sapevamo che sarebbe stato difficile, il voto regionale è sempre una partita a sé e abbiamo raggiunto un risultato molto importante: abbiamo incrementato i consensi territoriali rispetto al 2013 e per questo possiamo ritenerci soddisfatti».

E’ la resa. La candidata si concede da sola l’onore delle armi. «Io ho dato il massimo, tutti abbiamo dato il massimo e lo ritengo un grande risultato. Il Movimento 5 Stelle oggi è il primo partito nel Lazio e in Italia, sono felicissima per il risultato raggiunto alle politiche: il nostro è un progetto comune – prosegue – Siamo dei portavoce, dietro c’è un progetto grandissimo e continueremo a portarlo avanti sempre. Per quanto mi riguarda, c’è chi diceva che un vincitore è un sognatore che non ha mai mollato. E io per questo, oggi, sento di aver ottenuto la mia vittoria».

 

MOLLA ANCHE PARISI

Dopo una mezzora getta la spugna anche Stefano Parisi.

«Io ho fatto 30 giorni di campagna elettorale, Zingaretti la sta facendo da 5 anni, quindi credo che se siamo arrivati allo stesso livello o poco distanti, sia una cosa buona».

Ammette la sconfitta. «Abbiamo perso, non siamo riusciti ad arrivare primi ma abbiamo avuto un grande risultato».

«Faccio gli auguri a Zingaretti perché governi bene non come ha fatto in questi anni. La nostra Regione merita di più e deve essere governata in modo più dignitoso».

Annuncia che resterà in Regione: «Voglio restare consigliere regionale del Lazio perché come ho dimostrato in questi giorni ci tengo tanto alla mia regione. Non cercherò altri incarichi».

 

ORE 22: ABBIAMO VINTO

Alle 22 il Governatore rompe gli indugi e si presenta al comitato elettorale per annunciare la propria vittoria mentre restavano pochi seggi da scrutinare:

Mette subito l’accento sul fatto di avere dovuto remare contro corrente. E di avere dovuto recuperare circa 300mila voti di elettori che a Camera e Senato non hanno votato centrosinistra: «Sicuramente il dato delle elezioni regionali del Lazio è che c’è stata una bellissima rimonta del voto».

Zingaretti ha vinto a Roma città e nella provincia: quella provincia che ha governato per due mandati ed aveva reso un gioiellino. Ha perso nelle province di Frosinone e Latina. Ha vinto dovunque, a Roma. E lo ha sottolineato nei suoi ringraziamenti.

La sconfitta alle Politiche è stata la «più devastante sconfitta per la storia del centrosinistra». Proprio per questo «Il voto del Lazio è importante. E’ un voto totalmente in controtendenza, che segna che siamo vivi, vitali e vittoriosi. Da questo mi muoverò. Lo dico con immensa umiltà per guardare in faccia il dolore dei cittadini di questa Regione, con lo spirito di servizio».

Poi inizia il dialogo che è l’anima di Zingaretti: il controrenzismo. «Ora si apre una fase al servizio del Lazio per ricostruire la speranza, che è l’opposto dell’odio, della divisione, dell’egoismo, del capro espiatorio, del cavalcare le paure dei cittadini. Una nuova fase importante per rigenerare il centrosinistra. E’ il tempo della rigenerazione».

Nicola Zingaretti sa che il mondo del centrosinistra guarda a lui. Per la ricostruzione del Pd, la rigenerazione di un grande progetto unitario di Centrosinistra.

«Sinistra significa per tutti ricostruire un’anima, un progetto, una visione, una cultura politica, una identità per chi si sente da questa parte del campo. Le differenze unite in un’unica cultura politica non significano debolezza ma forza, e deve vivere e rinascere la stagione del “per” e del “noi”. Abbiamo costruito una bella larga plurale ricca alleanza e dimostrato che quando prevalgono valori si può fare, si può vincere e vincere bene. L’Italia sta vivendo un momento difficile della sua vita democratica. Non so se vive la prima la seconda o la terza repubblica ma so che noi ci saremo difendendo – ha concluso – la costituzione forti delle nostre idee e valori a testa alta».

L’ULTIMO FARO

Ora si riparte. Ci sono cinque anni di governo del Lazio, finalmente senza più il fardello del maxi debito. Si esce dal commissariamento in Sanità entro la fine dell’anno.

Ma c’è un altro paziente da curare e con più urgenza. C’è un Pd in pezzi, che si è perso nel buio della tempesta.

E che ha bisogno urgente di un faro.

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