Zingaretti furioso per i bizantinismi: il Pd deve decidere

Foto © Livio Anticoli / Imagoeconomica

Il segretario Dem non ne può più delle ipocrisie e del fuoco amico, ma non ha alternative: nella direzione del 7 settembre dovrà essere il suo partito a dettare le condizioni agli alleati.

Ormai non c’è più tempo. E sono finiti anche gli alibi. Nella Direzione Nazionale del 7 settembre il Pd dovrà decidere davvero cosa fare su tutti i fronti. Non soltanto quello referendario. Nella lettera inviata nelle ore scorse a La Repubblica il segretario nazionale Nicola Zingaretti ha toccato i vari temi. Ora però si tratta di capire quali potranno essere le scelte definitive.

Scrive Zingaretti: “Ho un grande rispetto per molti dei dubbi che stanno alla base della scelta del No e combatto per dar loro una risposta ma accanto a esigenze vere e sincere vedo anche il crescere, soprattutto fuori di noi, di uno spirito polemico contro il Pd e contro la scelta del Sì”. (Leggi qui Il Pd rispetta i patti, Prodi affonda il referendum).

Nicola Zingaretti

Per Zingaretti la voce del Pd “dà fastidio a moltie c’è “un’insofferenza verso il Governo, la maggioranza e il lavoro svolto” e in questo modo “il No così diventa, a prescindere dal merito, la clava per colpire il Pd, la maggioranza e il Governo stesso”.

Se si vuole indebolire il Pd e il Governo – scrive ancora il Segretario dem – si chieda apertamente la fine di questa esperienza. Si dica che si preferiscono le elezioni politiche con questa legge elettorale o un ritorno ad ipotesi di un governo di tutti che inevitabilmente umilierebbe ancora una volta la politica”. Ma “non è più possibile sopportare l’ipocrisia di chi agisce per destabilizzare il quadro politico attuale, mentre c’è chi si carica spesso da solo la responsabilità della tenuta unitaria, l’immenso lavoro di lotta quotidiana, di fronteggiamento delle drammatiche condizioni date, di far avanzare avanti, nei processi reali, le nostre idee e i nostri valori per un’Italia diversa”.

Zingaretti sottolinea che come Pd “ci impegneremo fino alla fine affinché la riduzione del numero dei parlamentari avvenga dentro un quadro riformatore il più coerente possibile, che garantisca il funzionamento della democrazia” ma “chi, con le sue ragioni, reputa conclusa la fase di collaborazione con il Movimento 5 Stelle e Italia viva, non crei confusioni, indichi un’altra strada, chiara e praticabile”. Zingaretti scrive anche che il Pd “è pronto ad affrontare qualsiasi scenario e, anche personalmente, non ho timore di affrontare elezioni politiche immediate”.

Nicola Zingaretti

Ma “quello che è difficile da affrontare sono, invece, le furbizie e i bizantinismi; oppure le ipocrisie di chi sostiene che perdendo le regionali e vincendo il No al referendum, si potrebbe continuare tutto come prima, senza riflessi sulla tenuta del governo e sulla vita della legislatura”. 

Il momento è delicato e grave e Nicola Zingaretti se ne rende conto perfettamente. Ma in realtà in gioco c’è molto di più che la tenuta del Governo. C’è il sistema di alleanze per il futuro, a cominciare da quella con i Cinque Stelle. Quando Zingaretti diventò segretario nel mazro del 2019 l’orizzonte dei Democrat era quello di un’opposizione per rinascere. Poi è arrivata l’esperienza governativa e questo ha cambiato tutto.

Ora però è il momento delle decisioni. E le decisioni le deve prendere il Pd. Perché tanti alleati continueranno nei loro bizantinismi.

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