Gli incontri di Martina, Zingaretti non si cura di Orfini, aspettando la divisione a 5 Stelle

Verso l'assemblea che il 7 luglio deciderà il futuro prossimo del Pd. Martina sta incontrando le varie anime del Partito. In serata il segnale atteso dai renziani. Zingaretti punta a riprendersi il consenso andato verso il Movimento 5 Stelle

Il 7 luglio si avvicina e nella maggioranza renziana del Pd c’è chi vorrebbe ulteriormente prendere tempo, dilazionare, ritardare. Nel tentativo di provare a disinnescare il potenziale di Nicola Zingaretti. (leggi qui Un Messanger per Zingaretti mentre il Pd cerca la tregua)

Alla vigilia dell’Assemblea Dem il reggente Maurizio Martina oggi sta vedendo e parlando con tutti i big del Pd. A partire da un incontro con Nicola Zingaretti, per cercare una soluzione condivisa.

Un segnale è atteso in serata: al termine della riunione dei parlamentari ‘renziani’.

 

Matteo Renzi si è reso conto che gli endorsement per il presidente della Regione Lazio stanno “rigenerando” una parte importante dell’ex Ulivo e degli ex Ds. Per il Governatore si sono espressi i padri nobili Romano Prodi e Walter Veltroni, ma anche Piero Fassino e Goffredo Bettini. Oltre alla disponibilità dei vari Gianni Cuperlo, Dario Franceschini, Andrea Orlando e Marco Minniti.

L’area renziana sta valutando il da farsi, perfino se opporre a Zingaretti un altro candidato. Già, ma chi? I nomi che continuano a circolare sono tre: Graziano Delrio, Lorenzo Guerini e, soprattutto, Matteo Orfini. Il quale non perde occasione per lanciare dei siluri all’indirizzo di Zingaretti.

 

Il presidente della Regione Lazio, però, va avanti e dice: “Il congresso del Pd è indispensabile prima delle elezioni europee. Ma anche insufficiente. Occorre aprire una fase nuova. Riunire le energie intellettuali, professionali, scientifiche che da tempo sono diventate ancelle del potere o cassandre isolate. Scrivere un manifesto che andrebbe discusso, arricchito e corretto da mille, diecimila agorà, dove la gente liberamente possa, dal basso, in modo talvolta rozzo e contraddittorio ma vero, elaborare le suggestioni di un’Italia futura. A partire dalla loro condizione reale”.

Cosa sono i 5 Stelle? Un corpaccione dove c’è dentro un po’ di tutto. Prevale una protesta, spesso assai giustificata, verso le istituzioni italiane ed europee così come sono oggi, i partiti che sono diventati macchine elettorali. Da questa contraddizione deve scaturire una nostra opposizione intelligente, che tenda a disarticolare, a convincere, a spostare orientamenti dentro quell’elettorato”.

I 5 Stelle sono destinati a «disarticolarsi», a dividersi? Probabile. La loro identità ha un limite che definirei genetico: una lettura della società che parte dalla presunzione di rappresentare indistintamente i “cittadini”. Va bene per raccogliere consensi, ma è letale al momento del governo. I ‘cittadini’ non esistono, perché è ‘tra’ i cittadini che vivono le disuguaglianze. E devi scegliere”.

 

Il riferimento ai Cinque Stelle non è affatto casuale, non soltanto perché è lì che il Pd può cercare di recuperare consensi, ma anche perché Luigi Di Maio è sempre meno inviso a quel popolo di centrosinistra che cerca rappresentanza. Lo si vede dai sondaggi. Il capo dei pentastellati ha capito che occorre fronteggiare Matteo Salvini quotidianamente.

E visto che non può farlo a “destra”, è costretto a spostarsi a “sinistra”. Il decreto Dignità è emblematico.

 

Perciò Nicola Zingaretti non vuole lasciare terreno.

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