Zingaretti: «Niente rimpastone, cambiamento vero». Gelo M5S «Italia non può aspettare il Pd»

Foto: © Imagoeconomica, Benvegnu' Guaitoli

Muro contro muro. Zingaretti fa il punto sulle trattative. Appello a concentrarsi sui contenuti. "Cambiamento vero". "No a due programmi paralleli ma progetto condiviso". L'irritazione dei 5S

Muro contro muro. Almeno in apparenza. Nicola Zingaretti dice no al rimpastone e chiede un programma Condiviso. Il Movimento 5 Stelle ribadisce le sue 9 condizioni e prima tra tutte la conferma di Giuseppe Conte.

La conferenza di Zingaretti

«Per ora una soluzione non c’è. Ma il lavoro sui contenuti continua: l’Italia non capirebbe un rimpastone»: Nicola Zingaretti fa il punto sulla trattativa con il Movimento 5 Stelle. E fissa alcuni punti: no ad ultimatum, si ad una sintesi, senza contrapposizioni.

Il Segretario lo ha detto nel corso di un incontro con la stampa avvenuto in serata al Nazareno, dopo la girandola di voci iniziata dalla mattinata. E dopo i post pubblicati intorno alle ore 13 da Luigi Di Maio e da ambienti vicini a Roberto Fico. Fondamentale è stata la telefonata avvenuta nel tardo pomeriggio tra il Segretario Dem ed il vice premier. (leggi qui Telefonata Di Maio – Zingaretti: «Conte bis, prendere o lasciare»).

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Nicola Zingaretti ha detto no ad un rimpasto, no a fare la ruota di scorta con cui sostituire la Lega. «L’Italia non capirebbe un rimpastone. Il tema dei contenuti è importante». Ha ricordato che il Partito ha espresso una posizione chiara: «La direzione del Pd mi ha dato mandato per un governo di svolta. Serve una netta discontinuità e un cambio di persone»: insomma, no al nome di Giuseppe Conte per un bis. Le indiscrezioni dicono che si stia lavorando già da qualche ora ad un nome di garanzia, espresso dal M5S e gradito al centrosinistra.

Servono i contenuti

Ma la vera questione è sui contenuti di ciò che dovrà fare il governo guidato dal nome di garanzia. «Abbiamo un mandato sancito dalla direzione di dare vita a un governo di svolta e discontinuità per il futuro del Paese. Siamo al lavoro per un patto di governo, non per costruire ultimatum e contrapposizioni».

C’è un chiaro appello al Movimento 5 Stelle per puntare sui contenuti senza incagliarsi sui nomi. «Siamo pronti già da domani a riunirci con il M5s per capire come andare avanti sui temi di governo, a partire dal tema di come abbassare tasse a redditi medio bassi. Bisogna costruire un programma utile, non un contratto».

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E mette sul tavolo i punti sui quali lavorare: «Un piano per la conversione green delle aziende, il blocco dell’aumento dell’Iva, interventi sul mondo della scuola. Non due programmi paralleli che ognuno porta avanti per fatti suoi ma una convergenza per un programma condiviso da portare avanti insieme».

Concretezza, no fonti generiche

Il tempo scorre. «Saremo chiamati mercoledì a tornare dal presidente della Repubblica» ha ricordato il leader del Pd. «Siamo chiamati a verificare se ci sono le condizione. Faccio un appello affinché si superino le timidezze e si apra un confronto vero».

Quando i giornalisti provano a porre una domanda al Segretario, Nicola Zingaretti sorride e dice «Faccio un invito a tutti: non twittiamo notizie attribuendole genericamente a fonti del Nazareno , Chi fa filtrare posizioni politiche a nome del Pd se ne assuma la paternità. Io le fonti neanche le commento“.

Il no dei 5 Stelle

GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

La replica del Movimento 5 Stelle arriva una manciata di secondi dopo che il Segretario Pd ha finito la sua conferenza.

«La soluzione è Conte, il taglio dei parlamentari e la convergenza sugli altri 9 punti posti dal vicepresidente Luigi Di Maio. Non si può aspettare altro tempo su delle cose semplicemente di buon senso».

Per il M5S «è assurdo. L’Italia non può aspettare il Pd. Il Paese ha bisogno di correre, non possiamo restare fermi per i dubbi o le strategie di qualcuno».

C’è irritazione nelle file del 5S. «Non sono possibili confronti di fronte ai veti, come quello che continua ad arrivare sul nome del premier uscente Giuseppe Conte. Se non si sciolgono i veti e non otteniamo le garanzie adeguate per il Paese diventa tutto molto difficile».

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