Zingaretti non trova sponde, l’ombra di Draghi si allunga

Il leader del Pd prova inutilmente a chiedere un cambio di passo al premier Conte sul Recovery Fund e sul Mes. Ma non arrivano segnali. E nel frattempo perfino dai Cinque Stelle partono apprezzamenti per l’ex presidente della Bce. Mentre Matteo Renzi tesse la tela. E il Pd rischia di essere ridimensionato nel ruolo di custode del sistema.

Nicola Zingaretti non nasconde le preoccupazioni. Non si fida di Matteo Renzi, ma neppure di Luigi Di Maio. E nel giorno in cui persino dal Movimento Cinque Stelle arriva qualche apprezzamento a Mario Draghi, il leader del Pd ha la sensazione netta che qualcosa potrebbe succedere davvero.

Il Foglio Quotidiano racconta così: “Una fettina ai ferri e un piatto di cicoria. Niente vino. Nicola Zingaretti esce dal Nazareno,  all’ora di pranzo, per mettere qualcosa nello stomaco. La dieta del segretario non concede spazi di manovra alla gola. Così come il  muro che il suo Pd sta erigendo  davanti alle possibili mosse di Matteo Renzi. “Sì – dice il segretario dem al Foglio non vedo altri governi oltre a questo. L’ho ribadito anche martedì sera quando sono uscito da Palazzo Chigi: per noi Conte deve andare avanti. Non ci sono spazi di manovra per altro”.

L’ombra di Draghi

Mario Draghi a Francoforte (Imagoeconomica)

Il perché è evidente. Con Mario Draghi a Palazzo Chigi la politica non toccherebbe palla e inoltre si arriverebbe ad un Governo di unità nazionale, magari con il sostegno esterno di Forza Italia e perfino della Lega.

In una situazione del genere il Partito Democratico verrebbe ridimensionato nel suo ruolo di cardine del sistema. (Leggi qui Tre sfumature di centrosinistra di Governo).

Certamente Giuseppe Conte ci ha messo del suo: la cabina di regia per gestire i 209 miliardi di euro del Recovery Fund hanno rappresentato uno schiaffo in faccia a tutto il Parlamento. Oltre che ai ministri. Il no dei Cinque Stelle al Mes preoccupa non poco le istituzioni europee ed italiane, perché ormai anche al Fondo Monetario Internazionale si sono convinti che se prima non si mette in sicurezza l’aspetto sanitario sarà impossibile un rilancio economico su scala globale. Tutte vicende che pesano enormemente sul Governo e sulla maggioranza.

Soluzione temporeggiare

Giuseppe Conte

Il Pd non può fare altro che temporeggiare per mediare tra l’ala governativa di Dario Franceschini e quella più barricadiera di Base Riformista, che davvero fatica a stare dalla stessa parte dei Cinque Stelle. E inevitabilmente sente il richiamo della foresta rappresentato da Matteo Renzi.

Nicola Zingaretti ha chiesto uno scatto a Giuseppe Conte, ma non arriva nulla. Sul Recovery Fund e sul Mes si gioca il futuro di questo Governo. In più c’è la variabile della terza ondata della curva dei contagi. Se dovesse essere forte, allora anche nell’opinione pubblica si porrebbe il problema di una incapacità di Governo e maggioranza di fronteggiare il virus. A Mario Draghi basta restare fermo. Nicola Zingaretti invece ha bisogno di trovare sponde che non arrivano.

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