Zingaretti, asse di ferro con Conte per stoppare Renzi e Di Maio

Se le fibrillazioni continuano, allora il segretario nazionale del Pd ritirerà la delegazione al Governo e il premier si dimetterà. Per andare alle urne con il Rosatellum e senza il taglio di 345 parlamentari.

Da una parte Matteo Renzi e Luigi Di Maio, dall’altra Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti. Tra poco più di una settimana, esattamente dopo le elezioni regionali dell’Umbria, si capirà quando e come andrà avanti il Governo.

Renzi e Di Maio continuano a bombardare Palazzo Chigi, con l’obiettivo di logorare Conte e il Partito Democratico. E’ per questo motivo che il premier ha stretto un patto di ferro con Nicola Zingaretti, perché anche il segretario nazionale del Pd non ha alcuna intenzione di continuare a subire gli attacchi dell’ex rottamatore.

Nicola Zingaretti e Dario Franceschini © Imagoeconomica, Benvegnu’ e Guaitoli

Zingaretti ha discusso a lungo con Dario Franceschini e con gli altri leader Dem. Se Renzi e Di Maio dovessero continuare lungo questa falsariga, allora Giuseppe Conte si dimetterebbe da premier e i Democrat ritirerebbero la loro delegazione al Governo. Chiedendo elezioni anticipate.

In questo modo alle urne si andrebbe con l’attuale sistema (il Rosatellum) e senza il taglio di 345 parlamentari, che non sarebbe operativo. Il Rosatellum obbliga alle alleanze e Cinque Stelle e Renzi sarebbero in oggettiva difficoltà. Potrebbe vincere Salvini? Per Zingaretti nessun problema: ripartirebbe dall’opposizione ma con un quadro chiaro.

Inoltre a quel punto, in vista cioè delle elezioni anticipate, il presidente della Regione Lazio si rivolgerebbe direttamente a Beppe Grillo e Giuseppe Conte per un’alleanza organica tra pentastellati e Democrat. “Così non si può andare avanti” ha detto Dario Franceschini ieri.

Matteo Renzi alla Leopolda 10 © Paolo Lo Debole

C’è dunque una doppia partita destinati ad incrociarsi: quella tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte per la leadership del Movimento Cinque Stelle e quella tra Nicola Zingaretti e Matteo Renzi per chi dà le carte nel centrosinistra. Dopo l’Umbria non ci saranno più alibi né freni per nessuno.