Porta a Porta, Zingaretti: «Resto in Regione, farò il Segretario pensando a bus e scuole»

Dallo studio di Porta a Porta Bruno Vespa conferma che anche in caso di elezione a Segretario rimarrà in Regione. Gli elettori M5S "Diversi dai leghisti". L'Europa "Ha bisogno di riforme". Salvini? "Non è lui il problema"

Essere presidente di regione “penso sarà un elemento che mi aiuterà” a fare il segretario Pd. Lo ha detto questa sera Nicola Zingaretti dal salotto di Porta a Porta: Abito scuro, camicia bianca, cravatta sartoriale a puntini, sorriso di ordinanza. «Dopo 10 anni da amministratore mi accorgo quanto la politica è lontano dalla vita delle persone – ha spiegato il governatore del Lazio – L’agenda della politica è accentrata sull’ego e sugli interessi di qualcuno. Avere un segretario che al tempo stesso deve pensare a mandare avanti pullman, treni e cantieri sarà per questa comunità un aiuto».

Tra le righe c’è la conferma di quanto Nicola Zingaretti ha ripetuto fino dall’inizio: non si dimetterà da presidente della Regione. Inutile che dal centrodestra affilino le spade: al prossimo Segretario del Pd – se sarà Zingaretti – governare il secondo territorio d’Italia dopo la Lombardia non sembra un impegno da serie B.

Elettori M5S diversi da quelli della Lega

Smonta quelli che per generazioni sono stati dei luoghi comuni. Un Segretario può stare tra i problemi quotidiani, non è necessario che stia dove si disegnano le grandi strategie europee o dentro l’aula di Montecitorio.

Ne smonta subito anche un altro, Nicola Zingaretti. A Bruno Vespa dice «Non dobbiamo commettere l’errore di dire che gli elettori della Lega e del M5s sono la stessa cosa, lo stesso blocco. Non è così». Il presidente ha tracciato da tempo un solco: da una parte c’è il Movimento 5 Stelle e dall’altra ci sono i cittadini che gli hanno dato la loro fiducia; molti vengono dal Pd, dal quale si sono sentiti delusi. E lui vuole dargli una bona ragione per tornare a casa. «Io che voglio vincere e recuperare un elettorato non posso fare l’errore di dire che Casapound, che sta con Salvini, è la stessa cosa di un elettore M5s – ha spiegato -. In politica bisogna dirlo. Io voglio mettere in campo un progetto politico che non rinuncia a recuperare l’elettorato del 5 Stelle».

L’Europa va riformata insieme  

A Nicola Zingaretti questa Europa non piace. E questo non significa che non gli piaccia l’Europa. Va cambiata, superando una volta per tutte i limiti che l’hanno fatta percepire una matrigna, interessata solo ai conti, incurante dei sacrifici imposti agli europei.

Per questo ha detto «Se sarò segretario, subito dopo le primarie chiederò un incontro a +Europa ed al sindaco di Parma Pizzarotti, perché il Pd la scelta per la sfida unitaria alle Europee l’ha già fatta. A questo punto il tema non è in casa Pd».

Soprattutto basta con un Pd sempre in guerra con se stesso. Va bene la discussione, anche appassionata. Ma che alla fine si conclude con una sintesi. Durante Porta a Porta Zingaretti ha sottolineato «A tutti dico, basta guerre. Dobbiamo cambiare l’Europa, se no creiamo l’equivoco che Lega e M5s hanno la bandiera dell’innovazione e invece hanno quella della distruzione». 

Segreteria unitaria

In mattinata, il tema del dibattito era stato proprio l’Unità. Così, Maurizio Martina, intervenendo a Circo Massimo su Radio Capital ha annunciato che nel caso dovesse vincere lui le Primarie farà «una segreteria unitaria un minuto dopo, anche con Zingaretti e Giachetti. Qui non c’è da dividere ma unire».

È la stessa cosa proposta da Nicola Zingaretti subito dopo avere partecipato a Roma alla presentazione di Regione Lazio per i giovani un pacchetto di iniziative a favore delle nuove generazioni,

«Proporrò un livello di direzione politica che ritrovi uno spirito unitario. Credo sia ancora possibile. Dipende però anche dagli altri». Il Governatore del Lazio ha ricordato che «Nei congressi si confrontano le idee, poi ci si conta, le persone decidono… E si dovrà trovare una linea che ovviamente, penso, dovrà essere sostenuta da tutti».

I giornalisti gli chiedono se chiamerebbe Martina e Giachetti nella sua Segreteria politica. «Le forme le vedremo – ha risposto Zingaretti – Per i gruppi dirigenti penso sia una bella sfida da perseguire».

Il problema non è Salvini

Il problema non è imporre il proprio punto di vista all’interno del Partito. Ma essere capaci di trovare una sintesi. Altrettanto, il problema non è Matteo Salvini ma il motivo per cui in tanti hanno deciso di seguire quel modello.

Al residence Ripetta, intervenendo ad un’iniziativa con Fabrizio Barca ed Enrico Giovannini, Zingaretti ha detto che «La questione che abbiamo davanti è la necessità di avere nuove prospettive e indicare un percorso possibile. Dobbiamo uscire da un eterno presente che pesa come una cappa sul Paese e la politica. Serve invece un salto in avanti».

Il problema del presente «non sono solo le idee dei populisti o di Salvini ma perché quelle idee trovano consenso in Italia ma anche in Europa. È questo il problema, non Salvini».

Nicola Zingaretti è preoccupato per la «fase involutiva della democrazia e per questo non basta l’opposizione a idee sbagliate ma occorre dare risposte. Noi dobbiamo uscire dall’angolo e proporre idee nuove»

Cosa significa ‘idee nuove’? Se la gente ha lasciato il Pd è anche perché non gli sapeva dare risposte adeguate. O non ha saputo spiegare le sue azioni. In ogni caso non è stato in sintonia con la gente. Che chiedeva qualcosa di diverso. Per questo «Serve un modello di sviluppo diverso che dia risposte a bisogni delle persone» ha concluso Zingaretti.

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