Zingaretti è segretario: il 90,6% in provincia tra sfide e sgambetti

In provincia di Frosinone Nicola Zingaretti è stato eletto segretario nazionale Pd con il 90,62% pari a 20.391 voti. Le sfide segrete. De Angelis ha il 62% del Partito. Buon esordio della componente Pompeo. Il caso Cassino. E quello di Alatri.

Il Partito Democratico risorge dalle sue macerie. Un anno dopo il crollo si rialza dal baratro. Esattamente nello stesso giorno in cui dodici mesi fa tutto sembrava destinato a finire. Se ora si rimetterà in cammino potrà dirlo soltanto il tempo. Intanto c’è una certezza: il governatore del Lazio Nicola Zingaretti gli ha dato una nuova speranza, una nuova strada da percorrere. È per questo che domenica sera è diventato Segretario Nazionale: con il 70% dei consensi e oltre un milione di voti solo per lui. Con zone in cui si è sfiorato il plebiscito. Come in Provincia di Frosinone dove ha ottenuto il 90,62% con 20.391 voti

I segnali di Buschini

I segnali della resurrezione del Lazzaro Pd c’erano tutti. Il primo a parlarne nei giorni scorsi è stato il capogruppo in Regione Lazio Mauro Buschini. A quelli della sua Segreteria aveva detto: «Mi stanno chiamando vecchi militanti che erano spariti da anni, vogliono sapere dove sono i seggi per le Primarie. Hanno detto che torneranno a votare: ‘perché Zingaretti è uno dei nostri».

Al mattino di domenica, l’ex deputato Europeo Francesco De Angelis è ormai un tutt’uno con lo smartphone: non lo stacca dall’orecchio da due settimane, ha chiamato anche i morti per dirgli di andare a votare. Non crede ai suoi timpani quando gli dicono che al mattino ci sono già le file in alcuni gazebo, sulla chat gli arrivano messaggi per chiedere come mai alcuni seggi alle otto e dieci minuti sono ancora chiusi.

Il popolo della sinistra è tornato alle urne. Non solo quello composto dai vecchi militanti, in fila non ci sono solo gli antichi iscritti richiamati in servizio dalle parole di questo aspirante segretario che parla la loro lingua ormai dimenticata. Ci sono anche i giovani che quella lingua e quei concetti non li avevano mai sentiti. C’è un mondo che non è del Pd e forse nemmeno ci si iscriverà mai. Ma è un mondo che ha deciso di dire no all’odio, al razzismo, ai rancori che il nuovo governo ha sdoganato nel Paese.

Zingaretti non dice di essere contro tutto questo: lo è in ogni sua parola, modo di essere, in ciascuna sfumatura.

I segnali della Piazza

È la piazza ad avere mandato i segnali chiari ed inequivocabili. Prima con la grande manifestazione del 30 settembre in Piazza del Popolo a Roma. Sul palco c’era ancora Maurizio Martina. In quel momento, al suo posto poteva esserci chiunque: perché la piazza è diventata protagonista al posto del Segretario, seppellendo il suo discorso al grido di Unità! Unità! (leggi qui: Il Pd ritrova il suo popolo: in piazza contro il Governo).

E poi la grande marcia dei sindacati il 9 febbraio: un altro messaggio chiaro di ribellione (leggi qui: Quello che la piazza ha mandato a dire a Zingaretti).

È accaduto un po’ quello che è successo con Brexit nel Regno Unito: i giovani che avevano snobbato la politica si sono ritrovati a dover portare il peso di una scelta fatta da un’altra generazione, E ora si sono svegliati. Da noi non è stato un fatto generazionale. Da noi è stato il popolo del Centrosinistra che aveva disertato con convinzione le urne e dopo un anno di Governo Gialloverde ha detto “Adesso è troppo“.

Uno Zingaretti sul cammino

Si sarebbero otturati il naso (seguendo l’invito di Montanelli quando disse di andare a votare Dc senza andare troppo per il sottile). Invece si sono ritrovati sulla strada un Nicola Zingaretti che viene dalla vecchia scuola, forgiato dalla scuola di Partito, temprato dai dibattiti nelle sezioni, affinato dalle esigenze di governo della provincia di Roma e poi della Regione Lazio.

Uno capace di governare in maniera efficace la Regione anche senza avere la maggioranza. L’unico rimasto in piedi nel giorno in cui tutto è finito in macerie. Un segno del destino. Uno che non ha niente del bullismo renziano, che aggrega anziché spingere fuori, unisce invece di dividere, non provoca con la battuta velenosa. Parla di Partito, di Noi e non di Io.

Il minimo era che il polo della sinistra tornasse. L’impensabile era che tornasse così numeroso. Come Buschini aveva previsto. Alle dieci del mattino aveva detto: «Qui arriviamo a 2 milioni», mentre gli altri al seggio lo guardavano quasi con compassione pensando si trattasse dei vaneggiamenti alla fine della campagna elettorale.

Le sfide incrociate

Già un’ora dopo l’avvio dello spoglio il trend è chiaro. «Ho appena chiamato Nicola Zingaretti, che sarà il prossimo segretario del PD per complimentarmi per il suo risultato ed anche per il risultato della partecipazione alla quale abbiamo contribuito tutti»: il candidato alla segreteria Pd Roberto Giachetti lo ha scritto su Twitter.  Dopo pochi minuti arriva la telefonate di Maurizio Martina lo ha chiamato per complimentarsi per il successo ottenuto alle primarie.

In Federazione a Frosinone giungono le prime segnalazioni. Ma è chiaro che sono molte le battaglie che sono state combattute all’ombra di queste Primarie. In tutta la Provincia Antonio Pompeo ha lanciato il guanto di sfida a Francesco De Angelis, rifiutando di fare una lista unitaria e preferendo presentarne una (Territorio per Zingaretti) per misurarsi con la corazzata di Piazza Grande per Zingaretti che vede De Angelis Capolista all’Assemblea Nazionale.

Ma anche ad Alatri ci si è misurati. Da un lato Buschini con Fantini, dall’altro tutto il resto dell’amministrazione: ci si prepara a decidere l’eredità del sindaco Pd uscente Giuseppe Morini.

A Cassino è gara per dimostrare che Peppino Petrarcone non ha i numeri per mobilitare gli elettori. E che il dibattito aperto dal segretario cittadino Marino Fardelli non è ancora arrivato alla sostanza. In tutto 868 voti nonostante un’amministrazione di centrodestra appena buttata giù, 8 consiglieri comunali in campo con un ex consigliere regionale (Marino Fardelli), 1 membro dell’Assemblea Nazionale (Salvatore Fontana)

I numeri

In Provincia di Frosinone hanno votato oltre 22mila persone.

Nicola Zingaretti ha ottenuto il 90,62% dei consensi, pari a 20.391 voti. Di questi, Francesco De Angelis può intestarsene il 56,5% (12.714 voti). All’esordio con la sua componente, il presidente della Provincia di Frosinone e dell’Upi Lazio Antonio Pompeo ottiene 5781 voti pari al 25,69%. A Nicola Zingaretti, senza dare il consenso ad una delle due liste a sostegno, hanno votato 1896 persone.

Una volta ripartiti quei quasi 2mila voti di Zingaretti, il rapporto tra De Angeli e Pompeo diventa 62% a 28%.

Per Maurizio Martina hanno votato in 1225 pari al 5,44% . A Roberto Giachetti sono andati 890 voti pari al 3,96%.

Tutti e 4 i seggi per l’Assemblea Nazionale vanno a Nicola Zingaretti: 3 alla lista di De Angelis ed uno a quella di Pompeo. I due restanti vanno ai resti regionali.

A Frosinone città i voti validi sono stati 1680: a Nicola Zingaretti ne sono andati 1.246 (833 alla lista Piazza Grande di Francesco De Angelis, allo schieramento messo in campo da Antonio Pompeo ne sono andati 228, al solo presidente Zingaretti sono andati 185 voti). A Maurizio Martina sono andati 258 voti ed a Roberto Giachetti ne sono andati 176.

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