Zingaretti sotto attacco, Bettini rilancia la sfida ai “ribelli”

Stefano Bonaccini sta preparando la scalata alla segreteria Pd e potrebbe perfino esserci un accordo con Matteo Renzi (Boschi presidente). Il segretario prepara le contromosse, ma intanto il “cardinal Goffredo” rincara la dose sul referendum.

Sapremo domani se Goffredo Bettini ha anticipato la posizione ufficiale del Pd di Nicola Zingaretti o se invece ha parlato a titolo personale. Quello che però è già chiaro che nei Dem si sta preparando l’attacco al segretario dopo l’election day.

Sul referendum Bettini ha sostenuto le ragioni del Sì. Dicendo alla Festa nazionale del Psi a Napoli: “Questa riforma può essere un primo tassello di un processo di cambiamento. La vittoria del No può essere la pietra tombale sul cambiamento. Dobbiamo affrontare questo passaggio sapendo che qualsiasi risultato ci sia, si tratta interpretarlo in positivo, ma non sarà determinate sul Governo né sulle grandi questioni che dobbiamo affrontare nei prossimi mesi: più economia, più società e cercare di accorciare le disuguaglianze».

Bettini ed il ruolo della sinistra

Goffredo Bettini © Imagoeconomica, Paolo Cerroni

«La sinistra è nata per questo, e se perde questa bussola non è più sinistra. Il segretario del Pd darà l’indicazione del Sì ma con una grande riconoscenza alle ragioni del No, ai compagni che hanno una posizione diversa”.

Poi ha aggiunto: «Molte cose sono allarmanti. Allarmante è che si dia sapore antipolitico, per cui facciamo la riduzione del numero dei parlamentari per risparmiare soldi. Questo lo può dire un militante screanzato dei 5 Stelle, ma non può dirlo un militante democratico. Noi abbiamo fatto un patto di governo a inizio legislatura e c’era l’indicazione per il Sì».

Per Goffredo Bettini «la riduzione del numero dei parlamentari credo possa portare a una maggiore riflessione su chi va in Parlamento. Anche perché la metà dei parlamentari oggi non fa niente. La sinistra è storicamente per la riduzione del numero dei parlamentari e credo che la questione del numero sia relativa per la democrazia. In Cina ci sono 2200 parlamentari, in America 400 e credo sia un Paese più democratico».

Manovre anti Zingaretti

Matteo Renzi a Porta a Porta © Imagoeconomica / Livio Anticoli

Ma nel Pd si stanno preparando manovre importanti per mettere in difficoltà Zingaretti. E il sostegno alle posizioni del Sì è un elemento importante. Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha sottolineato che “il Pd deve smetterla di portare acqua ai Cinque Stelle”, mentre il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini ormai non si nasconde più. Ieri per la prima volta ha “ammesso” che ogni tipo di valutazione si farà dopo il risultato dell’election day. Dunque qualcosa sta bollendo in pentola. (Leggi qui Zingaretti pronto a mettere tutto sul piatto).

E secondo il quotidiano Libero, oltre alla possibilità che Bonaccini si proponga per la segreteria, in pentola c’è l’ipotesi di un accordo con Matteo Renzi, accordo che prevederebbe il rientro nel Pd e perfino la presidenza dei Democrat per Maria Elena Boschi. Sarebbe una rivoluzione copernicana ad un anno dalla scissione renziana.

Ma il punto resta proprio il rapporto con i Cinque Stelle. Nelle Marche e in Puglia il Pd rischia seriamente di perdere perché Cinque Stelle e Italia Viva hanno presentato dei propri candidati. Se questo dovesse succedere, è evidente che in molti nel Partito chiederebbero conto a Zingaretti. Per questa considerazione il sostegno alle ragioni del Sì (quelle pentastellate) viene visto male da settori del Partito.

Sarà un autunno a tinte forti per Nicola Zingaretti, che però si sta preparando a rispondere.

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