Tutti i “falchi” del segretario: Zingaretti prepara le elezioni anticipate

Dopo la riunione del Gabinetto di guerra del Partito Democratico il malcontento versi i Cinque Stelle di Di Maio e Italia Viva di Renzi è emerso in maniera rumorosa. I Dem non ci stanno a farsi rosolare. Non tiene più nemmeno lo spauracchio dell’elezione di un presidente della Repubblica sovranista.

Non siamo ancora all’indietro tutta resa nota da Renzo Arbore, ma ci manca pochissimo. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha riunito ieri quello che in molti definiscono il “gabinetto di guerra” dei Dem. All’ordine del giorno doveva esserci soltanto l’analisi della situazione dell’Ilva, ma alla fine la parola che maggiormente ha aleggiato nell’aria è stata una soltanto: “elezioni”. Anticipate ovviamente.

Tommaso Labate, sul Corriere della Sera, l’ha raccontata così: «Parliamoci chiaro. Questo governo doveva rappresentare l’inizio della crisi del salvinismo. E invece, due mesi dopo la nascita del governo Conte, Salvini a piazza San Giovanni è riuscito a ricompattare la destra ed è più forte di prima. Mentre noi stiamo qui a farci rosolare ogni giorno da Di Maio e Renzi, che sia sulla manovra o sull’Ilva. La misura comincia a essere colma…».

Nicola Zingaretti © Imagoeconomica, Sara Minelli

Ecco, quando Nicola Zingaretti mette in chiaro che dal suo punto di vista l’operazione del governo giallorosso inizia ad avere un saldo negativo — e le parola «elezioni» inizia a sentirsi nell’aria senza che nessuno l’abbia ancora pronunciata — quella che doveva essere una riunione destinata a fare il punto sull’Ilva prende una piega diversa. E si trasforma in una specie di gabinetto di guerra, come quelle riunioni agostane in cui si stava in equilibrio sopra la follia nell’attesa di veder nascere la maggioranza giallorossa o di assistere al suo definitivo naufragio”.

Ma si è capito che davvero la misura è colma quando uno come Graziano Delrio, solitamente una colomba, si è alzato in volo come il più forte dei falchi e ha stoppato brutalmente le argomentazioni di Dario Franceschini e Luciano Guerini, i “dialoganti” che cercavano di mettere in evidenza i rischi legato ad uno scenario di elezioni anticipate. Al quale però Nicola Zingaretti comincia a guardare con sempre maggiore attenzione.

Da Matteo Renzi non si aspetta nulla se non sgambetti e campagna acquisti “contro”. Dal Movimento Cinque Stelle di Luigi Di Maio non si aspetta proprio nulla e l’annunciato stop alle alleanze nelle Regioni dopo la sconfitta in Umbria ha definitivamente convinto il leader del Pd che i pentastellati non hanno nel dna né la politica né la fatica del governo. La corda si è spezzata, questa è la realtà.

Foto © Imagoeconomica

Non reggono neppure più le motivazioni sui rischi che il Parlamento possa eleggere fra tre anni il primo presidente della Repubblica sovranista. Non reggono perché fra tre anni, se continua così, il Pd avrà percentuali da prefisso telefonico. L’appuntamento di Bologna della prossima settimana (dal 15 al 17) sarà più importante di quello che era stato preventivato. Zingaretti vuole arrivarci con l’unità delle correnti su qualunque tipo di decisione che verrà presa. Come una squadra. Non possono esserci scorciatoie.

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